Suonarle al vampiro già suonato

Paolo Spaccamonti ci parla della (ri)sonorizzazione di “Vampyr” di Dreyer. Domani a Esterno Notte

Come tante grandi opere d’arte, non solo cinematografiche, “Vampyr” quando fu presentato al pubblico, nella primavera del 1932, fu un flop clamoroso – domani sera a Bergamo per Esterno Notte, ore 21.30 (biglietti sul sito Lab 80). Il suo autore, il danese Carl Theodor Dreyer, uno dei più straordinari registi del Novecento, veniva dal successo de “La passione di Giovanna d’Arco” (1928) e aveva studiato a lungo il cinema sonoro, che si stava rapidamente imponendo, per realizzare il suo primo film con questa tecnica. All’insuccesso di “Vampyr” sarebbe seguito un profondo esaurimento di Dreyer, il quale ci avrebbe messo anni prima di rimettersi a lavorare seriamente a un film. Quasi una maledizione.

Oggi “Vampyr” è unanimemente considerato uno dei più grandi capolavori non soltanto dell’horror, ma della storia del cinema. Capace a distanza di quasi novant’anni forse non di terrorizzare come allora (il regista fu costretto dalla distribuzione a eliminare alcune scene considerate troppo cruente), ma certamente di ragionare in maniera intelligente e raffinata sul concetto e sulle dinamiche della paura.
Inquadrature storte, soggettive vertiginose (che hanno fatto scuola), uno straordinario uso delle ombre e dei chiaroscuri in cui prevalgono nettamente i bianchi. Dreyer costruisce un vero e proprio incubo gotico che ha le sembianze di un viaggio nell’aldilà e che illustra la morte come una condizione esistenziale.

Si parla spesso dell’espressionismo per definire “Vampyr”. Ma Dreyer espressionista non lo fu mai: pur assumendo alcune soluzioni visive tipiche dell’avanguardia tedesca, in realtà confezionò un film molto diverso dal “Nosferatu” (1922) di Wilhelm Murnau – tanto per citare l’opera più tematicamente affine. Esplorando maggiormente i territori del cinema fantastico e dell’horror e portando il soprannaturale ad una dimensione più astratta che metaforica. Come se descrivesse un mondo mentale, fuori dal tempo e dallo spazio che non ha nulla di umano ma in cui dimorano i sentimenti più terreni: le debolezze, le paure, le ossessioni e naturalmente la morte. Rendendo per questo “Vampyr” un film molto più vicino al cinema di Bergman che a quello delle avanguardie.

Domani sera Bergamo Film Meeting in occasione dei Mercoledì da leoni, l’appuntamento estivo di Esterno Notte con i cult movie da riscoprire e da gustare sul grande schermo, presenta la sonorizzazione di “Vampyr”, eseguita dal vivo dai musicisti Paolo Spaccamonti (chitarra), Ramon Moro (tromba e flicorno) e Julia Kent (violoncello) (foto sotto). Una serata imperdibile per chiunque ami il film, il cinema di Dreyer o semplicemente voglia gustarsi l’esperienza della sonorizzazione: una delle ultime modalità di fruizione del cinema in sala sopravvissute dall’epoca del muto.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Paolo Spaccamonti che ci ha detto molte cose interessanti sulla tecnica della sonorizzazione e ci svela anche perché, questa volta, abbia deciso di musicare un film sonoro.

Perché “Vampyr”? Avevi già lavorato con un film di Dreyer, quindi immagino sia un regista che ti suggestiona molto.
Indubbiamente è un regista che mi suggestiona parecchio. A onor del vero però la sonorizzazione di “Once upon a time” del 2016 è stata un’idea del Museo del Cinema di Torino. “Vampyr” invece l’ho proposto io perché da tempo desideravo sonorizzare un horror e per realizzarlo ho coinvolto Ramon Moro. Il mood del film è decisamente scuro quindi affine a certi nostri ascolti e modi di intendere ed approcciarci alla musica.

Come funziona il lavoro di scrittura della musica? Componete dettagliatamente seguendo le immagini del film, o c’è anche un grado di improvvisazione?
Con Ramon è stato determinante lavorare sulle immagini; lo abbiamo fatto per diverso tempo fino ad interiorizzarle completamente. Solo a quel punto è stato possibile “trattare” il materiale sonoro accumulato ed incastonarlo nel film, rispettandone silenzi e sviluppi. Un piccolo margine di improvvisazione lo conserviamo sempre, per rendere la performance stimolante e “viva”, ma questo è possibile solo conoscendo bene il film. Per noi funziona così.

Una delle forze delle sonorizzazioni dal vivo dei vecchi film è che una esibizione non è mai uguale a un’altra. Lasciando la sensazione di assistere sempre a qualcosa di unico. Anche per voi funziona così?
Come ti dicevo ci concediamo sempre dei momenti di improvvisazione, ma solo in piccolissima parte. So che molti gruppi / musicisti preferiscono improvvisare totalmente sulle immagini e forse sono quelli i casi a cui ti riferisci ma direi che quel tipo di approccio non rientra nel nostro stile. Tendiamo a rimanere fedeli al lavoro svolto in fase di scrittura.

“Vampyr”, pur essendo strutturato come un film muto, è in realtà uno film sonoro (uno dei primi): compaiono infatti alcuni dialoghi molto scarni e qualche effetto audio. Come vi comportate rispetto a questi dettagli?
Esattamente, è un film sonoro, il primo sonoro di Dreyer. La sfida stava nel trattarlo come un film muto. Abbiamo in un certo senso “bluffato” per far spazio alla nostra interpretazione, decisamente più minimale e claustrofobica, ma lo abbiamo fatto con assoluta cura e devozione. Mi rendo conto che per alcuni potrà suonare blasfemo ma sarebbe stato impossibile sonorizzarlo senza privarlo del sonoro. È colmo di musiche. In alcuni momenti però abbiamo lasciato che l’audio del film risorgesse, ci sembrava doveroso nei riguardi del lavoro svolto dal regista. Stessa cosa per le musiche originali di Wolfgang Zeller che abbiamo deciso di omaggiare per un istante, eseguendone un tema.

Hai lavorato per sonorizzazioni sia televisive che cinematografiche, che differenza c’è fra scrivere le musiche per un film sonoro e comporre un’intera traccia musicale per un film muto?
Le differenze sono molte e non saprei da dove cominciare. Di sicuro lavorare ad un film sonoro determina un confronto costante con il regista, che se ha le idee chiare è un gran bene. Questo ti permette di avere riferimenti concreti e nessun illustre predecessore a confondere ed intimidirne il processo. È tutto aperto. Sostanzialmente è un lavoro legato allo studio inteso (anche) come studio di registrazione. È divertente, esattamente come lo è scrivere musiche per film muti. Forse la sonorizzazione di un film muto la vivo più come esperienza live, perché poi di questo si tratta. Ma non ho così tanta esperienza per cui mi fermerei qui prima di dire sciocchezze. Mi sento ancora uno studente, c’è tanto da imparare.

Come nasce la collaborazione fra voi tre?
Ci conosciamo da tempo e sia con Julia che con Ramon abbiamo collaborato diverse volte. Entrambi ad es. compaiono in molti miei dischi. C’è amicizia e stima reciproca. Ci piace l’idea che “Vampyr” rimanga un lavoro aperto. A dicembre abbiamo coinvolto Jim White dei Dirty Three ed è stato bellissimo. Quando ci hanno chiesto di replicarlo a Torino abbiamo pensato che sarebbe stato interessante rimescolare le carte e coinvolgere Julia, che suona il violoncello ed ha tutt’altra sensibilità.

Un film che ti piacerebbe musicare in futuro. O del quale avresti voluto comporre la colonna sonora.
La lista è lunga ma per citarne uno relativamente recente direi “Dogman”. Non è questo il caso (ho apprezzato il lavoro di sottrazione di Michele Braga) ma in generale mi sembra che nel cinema italiano ci siano lacune enormi nella scelta e gestione della colonna sonora, anche quando tutto il resto (regia, fotografia, sceneggiatura) è di livello alto. La percezione è che la musica sia ancora relegata ad elemento ininfluente, e trovo sia un errore gravissimo. Spero che prima o poi la tendenza cambi… abbiamo dei registi (e compositori) pazzeschi.

Per i biglietti: https://arena.lab80.18tickets.it/film/6802
https://www.bergamofilmmeeting.it/

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