Le forme dell’acqua dell’Onda Ensemble

Il trio del Tour musicale Uniacque 2019 ha un carattere decisamente poliedrico. Ne abbiamo parlato con la voce Silvia Lorenzi

Silvia Lorenzi è una di quelle musiciste che non bada troppo agli steccati di genere. Ed è anche la voce (soprano, più elettronica) del Tour musicale Uniacque 2019 dell’Onda Ensemble: con lei Stefano Gatti (pianoforte, cori) e Stefano Bertoli (percussioni, cori).
Il trio sarà il protagonista di tutti i sette appuntamenti del giro di concerti organizzato da Uniacque quest’anno a Cologno al Serio, Monasterolo al Castello, Sarnico, Clusone, Sant’Omobono Terme, Villa d’Almè e Ponte San Pietro (tutti a ingresso gratuito, qui il programma).

Il repertorio in programma va da Schubert alla musica popolare, passando per Dvořák e il Trio Lescano, con un brano inedito nel finale: la formazione dimostra carattere poliedrico e voglia di inoltrarsi per strade personali e creative. Tutte ovviamente accomunate dall’acqua come elemento vitale e poetico.

L’edizione di quest’anno del Tour musicale Uniacque ha delle novità di repertorio. Accanto alla classica, la musica popolare.
Si sono aggiunte alcune nuove idee. Il brano più rappresentativo di queste novità è “Camminando sotto la pioggia” di Frustaci e Macario, cantata dal Trio Lescano. È una canzone che la mia generazione conosce bene. L’abbiamo scelta perché la pioggia non viene associata al dolore e al male di vivere come spesso accade. C’è invece ironia, un certo modo di affrontare la vita all’insegna della spensieratezza nonostante tutto.

Poi ci sono tre canzoni dal repertorio popolare: “Sia maledetta l’acqua stammatina”, “L’acqua de la funtana” e “La bella la va al fosso”.
Sono brani arrivati sino a noi dopo essere stati tramandati nei secoli, nonostante magari si siano perse le origini. Descrivono il rapporto dell’uomo con l’acqua, un elemento essenziale per la vita ma anche temibile, che viene raccontato in modo viscerale, diretto. E si portano dentro pure quella voglia di cantare e ballare tutti insieme che una volta era frequente. Contrapponendo la festa alle fatiche del quotidiano.

Quindi da una parte una visione “quotidiana” dell’acqua e dall’altra una più aulica, portata dalla musica classica.
Sì, abbiamo fatto in modo di spaziare fra questi due poli per raggiungere un pubblico più eterogeneo.

I concerti del tour sono a ingresso gratuito, nelle piazze. Che pubblico trovate?
Ad ogni appuntamento di solito si trovano tre tipi di pubblico. Uno abituato alla musica classica, che arriva presto per accaparrarsi le sedie delle prime file. Poi un pubblico più popolare, ma non meno attento. All’interno di questo pubblico ci sono spesso dei giovani genitori con dei figli, quindi i concerti hanno anche un pubblico giovanile. Il terzo pubblico sono proprio questi figli, bambini piccoli che corrono, giocano ma a volte si uniscono pure al canto. Personalmente è una presenza che mi mette molta gioia.

Magari fra loro ci sono il pubblico o i musicisti di domani…
È possibile, perché questi concerti sono accessibili a tutti. Sono come un lavoro di semina, che magari un giorno darà i suoi frutti.

La particolarità di questi concerti sta anche nella formazione: voce soprano, pianoforte e percussioni. A cui si aggiunge una parte elettronica.
L’elettronica riguarda dei suoni d’acqua, che ho registrato sul nostro territorio. Servono a rendere più “liquido” il concerto e avvicinare i brani ad un pubblico di piazza, magari non preparato ma comunque capace, come lo siamo tutti, di ascoltare il vocabolario universale della musica. La presenza dell’acqua però dipende anche dai luoghi in cui si svolgono i concerti. Ci è capitato di essere accompagnati dalle onde calme di un lago o di suonare l’acqua di una fontana.

Qui entra in gioco il fattore percussivo, rappresentato da Stefano Bertoli.
Il lavoro di Stefano in questo repertorio è particolare. Nella prima parte, con Schubert, le percussioni sono colori, piccoli suoni che hanno il compito di evocare. Ad ogni appuntamento Stefano si porta anche una vasca d’acqua, che viene microfonata e suonata. Fra i brani in scaletta facciamo la “Pioggia” di Respighi, dove le percussioni prima fanno delle onomatopee sonore per dare l’idea della cappa di caldo prima di un temporale, poi chiudono il brano con una personale interpretazione del temporale stesso. Un momento di grande pathos prima della calma del “Canto alla luna” di Dvořák, l’unico brano dove non ci sono percussioni.

E l’“Ave maris stella” gregoriano?
Una delle caratteristiche di questo progetto è anche quella di trasformare i brani ed eseguirli secondo le nostre sensibilità. Così il canto gregoriano l’abbiamo ricondotto ad un ostinato di percussioni. È il punto di svolta del repertorio in scaletta: nella prima parte le percussioni sono evocazione, nella seconda fanno soprattutto ritmo.

Tutto questo non avverrebbe però senza il pianoforte di Stefano Gatti.
Stefano viene da una formazione classica e da una grande esperienza come pianista solista. Nel trio è un punto fermo, che è stato capace di sganciarsi dalla classica e mettersi in gioco con il repertorio popolare. Lui e Bertoli fanno anche delle armonizzazioni sulle canzoni della seconda parte.

Anche lei si mette molto in gioco. È un soprano che si cimenta con la musica popolare.
Noi tre abbiamo tutti una doppia anima. Per quanto mi riguarda, il repertorio classico lo affronto in modo eufonico, cioè lavorando sulla bellezza della voce. In quello popolare invece la vocalità si fa più grave, aspra, incisiva e assume un’espressività profondamente diversa.

Non è comune che una cantante classica faccia una deviazione verso la musica “non colta”.
Ha ragione. Se un cantante comincia subito con impostazione lirica di solito fa fatica a cantare non impostato. Io ad un certo punto della mia vita ho scelto di ritrovare la mia voce semplice. Ho fatto fatica ma oggi la uso parecchio, con tante sfumature. Dal canto popolare a quello armonico, sino al jazz. Queste esplorazioni hanno permesso di illuminare il territorio in cui mi posso muovere. Ho trovato risorse e gestualità nuove e anche la voce lirica si è arricchita.

Per finire, ci dice qualcosa su “Acqua e basta”, il brano inedito che avete composto?
È un piccolo poema sinfonico, leggero, con un minimo di narrazione e di sviluppo. Ognuno di noi ha messo le proprie idee musicali, dando spazio anche a momenti improvvisativi. È la firma a questo nostro progetto.

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(contenuto promozionale)

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