Il teatro e la musica incontrano la storia in “Qualche volta abbiamo anche cantato”

Tre gruppi bergamaschi, due musicali e uno teatrale, impegnati in uno spettacolo che racconta la Grande Guerra, a 100 anni dalla fine.

Sono passati cento anni esatti dalla battaglia di Vittorio Veneto e cento anni esatti dalla fine della Grande Guerra: il 3 novembre 1918 alle 15,20 a Villa Giusti a Padova venne firmato l’armistizio. Il cessate il fuoco cominciò il 4 novembre: dalle 15 le armi iniziarono a tacere. Lo stesso giorno, il generale Armando Diaz proclamò il Bollettino della Vittoria in cui annunciò che la guerra contro l’Austria-Ungheria era finita: «I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza». Dopo tre anni e mezzo e milioni di morti si chiuse il conflitto mondiale.

Fatti storici dolorosi e significativi che si studiano a scuola, che parlano ancora attraverso le voci di famiglia e monumenti, simboli, anche le vie di città e paesi. Il cui ricordo continua a sopravvivere in alcune date e grazie anche al teatro e alla musica, ad esempio, che sostengono la memoria accompagnando anime che rischiano di essere dimenticate e parole che corrono il pericolo di essere perdute.

Tra le proposte che vengono rappresentate su un palco c’è lo spettacolo “Qualche volta abbiamo anche cantato”, nato nel 2015 per idea del musicista Fabio Bertasa. Un lavoro che unisce tre realtà bergamasche (i gruppi musicali Aghi di Pino e Piccola Orchestra Karasciò e la compagnia Matè Teatro) e intreccia narrativa, musica e teatro con la storia.

Un concerto teatrale in cui i fatti storici della prima guerra mondiale incontrano le canzoni dei soldati impegnati al fronte (anche nelle versioni arrangiate dal cantautore Massimo Bubola) e le memorie raccolte in Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu. Non una lezione, non una conferenza, ma un racconto da parte di Bertasa, musicista della Piccola Orchestra Karasciò e di Aghi di Pino, grande appassionato del periodo storico, che con la sua voce ripercorre i principali avvenimenti bellici che interessarono il fronte italiano dal 1915 al 1918. Al racconto degli eventi si aggiungono i canti della guerra eseguiti in chiave folk contemporanea dai due gruppi musicali e i passi tratti dal libro di Lussu riguardo anche i momenti di vita quotidiana dei soldati interpretati in chiave tragicomica da Alessandra Ingoglia e Maria Teresa Galati.

E proprio le parole di Lussu hanno ispirato anche il titolo dello spettacolo: nel 1970 lo scrittore e militare, dopo la visione di “Uomini Contro” tratto dal suo romanzo “Un anno sull’altipiano”, confidò a Mario Rigoni Stern: “Tu lo sai, in guerra qualche volta abbiamo anche cantato…”. Prendendo così un po’ la distanza dal film che aveva descritto le atrocità dimenticandosi però che quei giovani, pur essendo in guerra, avevano trovato la forza di cantare, forse grazie alla spensieratezza dell’età.

Lo spettacolo verrà riproposto per molte date fino a dicembre con ingresso gratuito. Le prossime saranno: venerdì 2 alle 20,45 a Premolo nella sala polivalente del nuovo oratorio, sabato 3 alle 20,45 a Capizzone e domenica 4 alle 17 nel quartiere cittadino di Malpensata nel teatro del villaggio Gabrieli (zona parco).  Conosciamolo meglio con alcune canzoni che lo attraversano e che sicuramente abbiamo ascoltato almeno una volta.

Era una notte che pioveva

«E’ un pezzo molto famoso con cui abbiamo deciso di aprire lo spettacolo, ma che proponiamo nella versione di Massimo Bubola – spiega Bertasa – É una canzone a cui sono molto legato perché la conoscevo già prima di appassionarmi a questo argomento. É una canzone molto toccante e racconta di un alpino che fa la sentinella e che quando torna nella sua tenda sogna di essere con la sua bella».

Gorizia

«Nello spettacolo abbiamo cercato di scegliere anche dei brani che si collegassero agli eventi che hanno interessato il fronte italiano e uno di questi è Gorizia, nota anche come O Gorizia tu sei maledetta. Una canzone che mi piace molto ed è apprezzata dal pubblico, composta nel periodo della battaglia di Gorizia, conquistata dall’esercito italiano nel 1916 – continua Bertasa-. Dopo la guerra, la canzone è stata associata ad altri movimenti come quello antimilitarista, ma noi abbiamo ricondotto questo canto alla sua posizione originale nel contesto della Grande Guerra e l’abbiamo proposto con un arrangiamento un po’ rock, che ho realizzato io, che il pubblico non si aspetta».

Monte Canino

«É il mio pezzo preferito e parla del Monte Canin, montagna delle Alpi Giulie, al confine con la Slovenia. Non ha una cornice storica ben definita, ma parla dei soldati che devono marciare e andare al fronte e racconta della situazione di miseria dei soldati. Infatti dice: Se avete fame guardate lontano, se avete sete la tazza alla mano che ci rinfresca la neve ci sarà».

Rosso su Verde

«Il pezzo finale – conclude il musicista – è un brano d’amore e non è veramente dei soldati. É un brano scritto da Bubola che si è ispirato alla lettera rimasta addosso al prozio, perché morto sul campo. Ecco perché Rosso su Verde: rosso del sangue sulla divisa grigioverde».

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