Suor Pilar, a fianco delle ex prostitute

Lavora nella comunità Kairos, struttura di accoglienza delle donne che sono riuscite a liberarsi dai loro aguzzini

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Suor Pilar Solis lavora nella comunità Kairos, che accoglie ex prostitute che sono riuscite a liberarsi dalla schiavitù dei loro aguzzini. Al telefono è una donna determinata ma anche dolce, che fin da piccola ha sentito il bisogno di aiutare le donne meno fortunate di lei per regalare loro una vita più dignitosa. Quella vita che è “una grande maestra. Se uno cerca di imparare dal libro della vita diventa più forte, anche di fronte alle difficoltà. In questi anni di aiuto ho imparato molto di più dalle donne con cui ho diviso la vita quotidiana che dai libri”.

Ad oggi quante ragazze ospita la comunità?
Cinque in periodo di prima accoglienza cinque e due in semi-autonomia in un appartamento a parte. Inoltre c’è il pronto intervento di Associazione Micaela, da cui passano molte donne in un anno, qui ci sono tre posti letto, attualmente occupati.

In quali condizioni fisiche le ragazze arrivano da voi?
In questo momento tutte le donne sono di nazionalità nigeriana, spesso arrivano da noi come clandestine, quindi non hanno un medico che ha fatto delle diagnosi. Di solito hanno qualche malessere fisico, quando è grave le portiamo al pronto soccorso, mentre per problemi minori abbiamo dei medici amici che ci danno una mano. Quando arrivano ragazze incinte facciamo riferimento al consultorio di Borgo Palazzo per ecografie e altri esami utili.

E a livello psicologico?
Sono tutte vittime di un grosso trauma dovuto al percorso migratorio via terra, cioè nel deserto, e via mare, nel Mediterraneo. Tutte si fermano in Libia anche per molto tempo e lì è un inferno. Lo dico chiaramente anche ai politici: con l’attuale politica migratoria noi le fermiamo nell’inferno. Anche attraversare il Mediterraneo è un altro inferno, quindi arrivano da noi con dei grandi traumi. Va detto però che sono molto coraggiose di fronte a tutto questo. Nel periodo in cui sono con noi, circa due anni, hanno una grande capacità di resilienza e se la cavano. Nella loro condizione le ragazze italiane sarebbero sicuramente più devastate. Invece chi subisce una condizione di schiavitù ha una voglia di riscatto molto forte.

Spesso queste ragazze arrivano qui e vengono soggiogate da una “madame”. Quindi donne che opprimono donne…
Le madame in molti casi sono state a loro volta schiavizzate in passato. Passano quindi dal ruolo di vittime a quello di aguzzine e sono in genere molto violente. A volte purtroppo la madame è una madre che richiama le proprie figlie in Italia, quando sono diventate grandi, e le schiavizza. Fino a quando non riescono a sottrarsi da questa condizione.

C’è anche un elemento di religione tradizionale che agisce e obbliga le ragazze a prostituirsi, il “juju”.
La maggior parte delle ragazze che accogliamo sono cristiane, raramente arriva qualcuna di religione musulmana. Però, pur essendo cristiane, vivono anche delle credenze animiste, che riguardano gli spiriti buoni e cattivi. Prima di partire vengono sottoposte ad un rito che per loro ha un forte significato, fa parte della loro cultura e noi lo prendiamo molto seriamente. All’interno di questo rito vengono usati elementi femminili su cui le ragazze giurano la loro fedeltà alla promessa fatta, cioè che non denunceranno le persone che le conducono in Italia ma pagheranno il debito che hanno verso di loro. Di solito il rito è un sacrificio di un animale, ed è molto vincolante, di fatto è una coercizione psicologica e religiosa.

Nel marzo 2018 però l’Oba (“re”, ndr) Ewuare II, massima autorità religiosa del popolo Edo, ha vietato questo tipo di riti di giuramento…
Sì, l’Oba ha obbligato gli sciamani che facevano questo rito a dichiarare libere le donne sottoposte. Per molte ciò è stata una liberazione, ma non ha del tutto funzionato perché questa credenza è forte e molte la considerano ancora importante, dicono che nessuna autorità può liberarle.

Quando entrano nella vostra comunità che percorso seguono?
Uno degli obiettivi principali è quello di aiutarle a vivere serenamente e a fidarsi delle persone che hanno intorno. Cosa per loro molto difficile perché sono state tradite in molte maniere. Quindi seguono un percorso di relazione interpersonale. Nella comunità condividiamo tutto: le gioie come le fatiche, gli spazi e i momenti conviviali. Un altro obiettivo importante è ottenere il permesso di soggiorno e dunque seguire il protocollo di legge che ha i suoi tempi, anche molto lunghi. Nel frattempo vanno a scuola, perché a volte sono in una situazione di quasi analfabetismo, e frequentano laboratori esterni fino a quando ottengono il permesso di soggiorno. Kairos ha anche un gruppo di volontari che si occupano di varie attività, dall’insegnamento della lingua italiana ai momenti di svago.

In ultimo volevo parlare anche un momento di lei, chiedendole come ha scelto di dedicarsi a queste persone.
Quando ho deciso di prendere i voti ho anche scelto di entrare in una congregazione che lavorasse con donne che vanno aiutate. In noviziato siamo state formate a vivere e ad aiutare queste persone in difficoltà. Da piccola ho frequentato la scuola dalle suore ed è lì che ho capito di non avere bisogno di loro. Sentivo invece che c’erano donne che non avevano la mia stessa fortuna. Le Adoratrici del Santissimo Sacramento si occupano da sempre di donne sulla strada o in altre situazioni difficili. Le storie che scrisse la nostra fondatrice santa Maria Michela nel suo diario molti decenni fa sull’aiuto alle donne di strada sono le stesse di oggi, non è cambiato nulla. La nostra congregazione oggi si occupa anche di altri problemi attuali, come ad esempio la tossicodipendenza, la mission principale però riguarda le donne.

Lei vive e lavora qui a Bergamo ma è spesso in giro, vero?
Coordino le comunità di accoglienza dell’area del Mediterraneo, quindi Italia, Spagna, Francia e Nord Africa. Anche questo è un servizio fatto a chi è stato meno fortunato di noi. Poi là dove non riusciamo ad essere efficaci arriva lo Spirito Santo.

Immagino che in questi anni avrà visto tantissime situazioni difficili.
La vita è una grande maestra. Se uno cerca di imparare dal libro della vita diventa più forte, anche di fronte alle difficoltà. In questi anni di aiuto ho imparato molto di più dalle donne con cui ho diviso la vita quotidiana che dai libri.

In occasione della Festa della donna in Teatro dell’8 marzo ItalianOptic farà una donazione in denaro alla Comunità Kairos. Ne abbiamo parla con Stefano Chiarla, responsabile del marchio insieme Fulvio Rizzi: “L’idea è nata da una proposta fatta da Simone Piantoni di Sesaab, che ci ha chiesto di essere uno degli sponsor della Festa della Donna in Teatro. Mentre ci confrontavamo su questa cosa mi ha parlato di Comunità Kairos e Associazione Micaela che si occupano di donne in difficoltà. Abbiamo chiesto se ci fosse la possibilità di partecipare a livello economico a questa realtà importante di Bergamo. Ci è sembrato un bel modo per ribadire l’importanza delle donne nella nostra società e quanto ci sia da fare ancora affinché ogni donna sia libera e viva una vita dignitosa. Personalmente devo il novanta per cento del mio successo a mia moglie Francesca, che muovendosi silenziosamente e senza mai imporsi mi ha sempre supportato e sopportato, accettando le tensioni, le difficoltà ma anche le gioie che sono normali in un lavoro imprenditoriale. E questo succede da ormai più di vent’anni a stretto contatto perché lei è con me in uno dei punti vendita. Insomma, le donne sono fondamentali: per noi uomini, per la società, per tutti”.

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