Sulle orme di Sant’Alessandro

Il Patrono bergamasco era un soldato romano proveniente dal Nordafrica. Un lungo viaggio lo ha condotto a Bergamo, dove ha continuato a lasciare tracce ben dopo il suo martirio.

Separare la leggenda dai (pochi) dati storici, parlando di Santi, è impossibile. Alessandro, soldato della leggendaria legione Tebea martirizzato a Bergamo, non fa eccezione. Con Monsignor Giulio Dellavite, Segretario Generale della Diocesi di Bergamo, abbiamo cercato di scoprire di più sul Patrono di Bergamo, ripercorrendo le ultime tappe della sua storia, strettamente legata alla nostra città e ai territori vicini.

Cosa sappiamo davvero di Sant’Alessandro?
L’unico dato storico, probabilmente, è proprio la morte di Sant’Alessandro a Bergamo, il 26 agosto 303. Sappiamo anche che fra i primi martiri cristiani ci sono stati dei militari, cui l’imperatore chiese di sacrificare agli idoli. Per il resto, le vite dei santi sono idealizzate, gli stessi soldati della Tebaide rappresentano dei simboli e personificano delle virtù.

Alessandro veniva da Tebe, antica città egizia. Di fatto un nordafricano. Che aspetto poteva avere?
Più che nero lo immagino olivastro, con capelli e occhi scuri. Un po’ con i colori di Gesù, che invece era palestinese.

Bergamo è sempre stata devota al suo Santo?
Sì, Sant’Alessandro è sempre stato il Patrono della città. Quando la Cattedrale lui dedicata dovette essere abbattuta per costruire le Mura Venete, le reliquie del Santo furono traslate a San Vincenzo, l’odierno Duomo, che dovette rinunciare al nome originario per essere dedicata a Sant’Alessandro.

Quale fu il viaggio del Santo, secondo la tradizione?
Alessandro era vessillifero della legione Tebea, composta da soldati egiziani. Comandante era San Maurizio, suo compagno Defendente. Giunti in Gallia, l’imperatore ordinò di compiere un sacrificio propiziatorio agli dei. I legionari si rifiutarono di rinnegare la fede e furono condannati a morte, presso l’odierna Saint Moritz (dal nome del loro comandante). Alessandro fu tra i pochi a salvarsi e scappò a Milano, ma fu riconosciuto e imprigionato. Grazie all’aiuto di San Fedele, riuscì ancora a fuggire. Passato rocambolescamente l’Adda iniziò a radunare i cristiani, tra cui Fermo e Rustico. Fu presto scoperto e condotto in catene a Bergamo…

Ed è qui che comincia il nostro percorso sulle orme del Santo patrono, dalla prigione in cui fu rinchiuso. Ripercorriamo così le varie tappe del martirio e i luoghi bergamaschi dedicati al culto di Alessandro.

SANT’ALESSANDRO IN CAPTURA
La chiesa di Sant’Alessandro “in captura”, dove Alessandro fu catturato e imprigionato, è conosciuta oggi come la chiesa del convento dei Frati Cappuccini in Borgo Palazzo. Del complesso originario non rimane a noi che il nome, visto che l’attuale configurazione risale alla riedificazione del 1888, mentre il convento è stato ampliato per l’ultima volta nel 2010.

SANT’ALESSANDRO IN COLONNA
Sant’Alessandro subì la condanna a morte dove oggi sorge la Basilica di Sant’Alessandro in Colonna. L’antica tradizione vuole che la colonna presso cui venne decapitato Alessandro sia la stessa posta sul sagrato. Alessandro si guadagnò il martirio abbattendo l’ara preparata per il sacrificio agli dei romani. “Il suo non era solo il rifiutare un atto di culto – spiega Monsignor Dellavite – quanto l’affermare la propria scelta per un insieme di valori, per uno stile di vita, per un ideale che parlava di pace, di accoglienza, di libertà, contro un regime di violenza e arroganza. Afferma il primato della coscienza. Gli fu tagliata la testa, ma la sua vita continuava a parlare”.

BASILICA DI SANT’ALESSANDRO DELLA CROCE
Il corpo di Sant’Alessandro fu preso dai primi credenti bergamaschi, tra cui la nobile Grata. La leggenda racconta che dalle gocce di sangue che cadevano a terra nascevano gigli. “Sono i germogli che nascono dalla testimonianza, come ricorda la tappa della Basilica di Sant’Alessandro della Croce, in Pignolo. L’immagine è interessante perché è come se la piccola comunità abbia voluto attraversare tutta la città bassa, quasi a voler far fiorire ogni crocicchio di strada”, spiega Monsignor Dellavite. Il termine “della croce” – secondo una interpretazione – è fatto risalire non a quella di Gesù ma proprio a quella dell’uomo, dall’incrocio di strade su cui la chiesa si affaccia. Città alta è vicina, ma non si arriva subito in Piazza Vecchia.

PORTA SANT’ALESSANDRO
La prima sepoltura fu nella Basilica Alessandrina, che si trovava dietro l’attuale Porta Sant’Alessandro in Colle Aperto. Fu demolita con un gruppo di case di Borgo Canale nel 1561 per la costruzione delle mura veneziane. Era la prima chiesa paleocristiana della città, ricordata oggi da una colonna. “I germogli diventano frutti, infatti qui vi erano anche edifici per l’assistenza e l’accoglienza e la zona era detta “vigna di Sant’Alessandro, tanto che la chiesa di Borgo Canale è “Santa Grata inter vites”, prosegue Monsignor Dellavite.

CATTEDRALE DI SANT’ALESSANDRO
Con la demolizione della cattedrale di Sant’Alessandro, i fedeli traslarono le reliquie del Patrono nell’allora Duomo di San Vincenzo, cioè l’attuale Cattedrale di Sant’Alessandro. La chiesa, precedentemente dedicata a San Vincenzo, poggia su fondamenta romane, e si è sviluppata in varie tappe, prima di raggiungere l’aspetto attuale. “Fare quattro passi con Sant’Alessandro è la sfida di rivedere il passato per guardare in modo profondo il presente”, conclude Monsignor Dellavite.

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