Squaz ha disegnato l’etichetta della birra Elav per Bergamo Film Meeting

Nel Daily Strip uno dei fumettisti più interessanti delle ultime generazioni. Intervista

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Squaz sarà fra i protagonisti del Daily Strip di Bergamo Film Meeting. E venerdì 15 marzo incontrerà il pubblico all’Elav Meeting Point (ore 20, ingresso libero). Verranno presentati l’ultimo libro “Sarò breve” (Eris Edizioni / Progetto Stigma) e l’etichetta – ispirata a “Metropolis” di Fritz Lang – della birra ufficiale di questa edizione del Festival, la Elav Techno (il riferimento è a Jeff Mills, che venerdì scorso ha proposto la sonorizzazione del film).
Oltre a lui, per Daily Strip (racconto di quel che succede al Festival attraverso instant comics quotidiani) ci saranno Alessandro Baronciani, Loputyn, SerT, il tutto serigrafato live da Corpoc.

Pasquale Todisco (vero nome di Squaz) è uno dei fumettisti underground più interessanti delle ultime generazioni. Il suo stile multiforme è capace di svelare le distorsioni del presente con toni espressionisti e grotteschi. Ma anche di aprire squarci di malinconica poeticità. “Sarò breve”, ci racconta lui, “è il frutto di vent’anni di attività da fumettista e raccoglie le mie storie brevi più significative (scritte per fanzine del sottobosco ma anche per Internazionale, Rolling Stone e XL Repubblica, ndr). Il libro nasce dalla collaborazione tra la Eris Edizioni e il Progetto Stigma, che è un collettivo di fumettisti indipendenti di cui faccio parte. Sarà interessante parlarne”.

E poi c’è l’etichetta della birra Techno di Elav (vedi foto sotto, ndr).
Ora come ora sono più che altro curioso di assaggiarla.

Come darti torto. Però anche questo è un lavoro interessante, che si ispira a “Metropolis” di Fritz Lang.
Devo ammettere che l’associazione con l’immaginario futuribile/vintage che mi è stato proposto per l’etichetta mi ha divertito e sorpreso. A parte questo, non direi che “Metropolis” sia tra i miei riferimenti, non direttamente almeno. Ma è probabile che qualche artista a cui ho guardato abbia a sua volta preso qualcosa da quel film, come spesso succede in campo artistico.

Altri riferimenti invece?
I riferimenti cambiano continuamente e il mio lavoro è quello di trovare una sintesi di quello che mi piace e trasformarlo in qualcosa di personale. In questo senso, Frank Zappa è forse l’artista che mi ha influenzato di più.

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Fra le short stories di “Sarò breve” mi ha colpito “Quasi umani” e il personaggio di Severino.
Severino esiste davvero, anche se ha un altro nome. L’ispirazione in questo caso viene dalla realtà, solo leggermente deformata.

Ci sono poi storie su Taranto, la tua città. Oltre le narrazioni mediatiche, com’è la situazione?
Le storie su Taranto sono tre, tutte pubblicate su “Internazionale” nel corso del tempo. Seguo a distanza le vicende della mia città di origine da parecchi anni, da quando cioè mi sono trasferito a Milano, per cui non mi è facile scendere nei dettagli. Quello che è certo è che Taranto è stata tradita praticamente da tutti e le ultime notizie sono più catastrofiche che mai. È una città in ostaggio.

Ho come l’impressione che nel fumetto ci sia una maggiore libertà di narrazione della società per quella che veramente è e che, pur facendo così, si possa raggiungere un pubblico numeroso (vedi Zerocalcare). Tu come la vedi?
Nel fumetto si può fare e dire di tutto. È un linguaggio che ha una sua leggerezza intrinseca, costitutiva proprio, per cui si presta bene a veicolare contenuti anche forti o controversi. Il punto però non sono tanto i contenuti. Secondo me, conta di più lo sguardo dell’autore, la sua personalità, la sua visione del mondo. Zerocalcare avrebbe tanti lettori anche se parlasse di come è difficile infilare il piumone nella federa. Cosa che, tra parentesi, ha fatto davvero.

Sei un fumettista indipendente, ma hai disegnato anche per riviste mainstream e le tue tavole si trovano anche per strada, a Bologna ad esempio. Il tuo ultimo libro esce per una collana di fumetti “radicali”. Come ti muovi fra questi mondi? E cosa significa per te “radicale”?
Mi sono mosso sempre abbastanza agevolmente tra la parte più combattiva e quella più istituzionale. Poi ognuno di noi ha la propria soglia di compromesso con la quale fare i conti. Per me la radicalità non è solo, banalmente, non fare mai quello che non vorresti fare. Anche perché nel corso della mia attività non è venuto mai nessuno a impormi delle scelte artistiche. Casomai, esiste una forma di imposizione più sottile che riguarda i “trend”, le mode, quello che si suppone abbia un futuro commerciale e quello che non lo ha. Radicalità per me è resistere alle sirene e insistere sulla propria strada.

A proposito di Bologna: hai disegnato dieci tavole partendo dalla teorizzazione dell’Ur-Fascismo di Umberto Eco.
Il lavoro mi è stato proposto dall’Associazione CHEAP, attiva a Bologna da diversi anni. I dieci disegni sono diventati dei poster che sono al momento visibili nel pieno centro di Bologna. Si tratta di un’operazione di street-art e di guerriglia semiologica e sono molto felice di avere avuto l’opportunità di uscire allo scoperto in maniera così diretta e plateale.

Quanto credi sia importante che gli artisti, di qualsiasi estrazione, prendano posizione?
Gli artisti prendono posizione sempre, anche quando non lo sanno. Già dedicare la propria vita all’arte è una presa di posizione sul mondo, se ci pensi. Ci sono volte però in cui è bene essere chiari e ribadire alcuni concetti.

Tu sei del 1970, dunque – passami il termine – sei un fumettista di penultima generazione. Chi sono gli artisti del nostro Paese che attualmente ti stimolano di più?
I fumettisti italiani sono mediamente bravissimi e il panorama di oggi è sorprendentemente affollato di talenti, tanto da far venire il sospetto che cominciamo ad essere troppi. Tra quelli che seguo ci sono inevitabilmente parecchi miei coetanei, con alcune eccezioni. Per tagliare la testa al toro, direi tutti gli autori del Progetto Stigma tra cui ci sono giovani e meno giovani. Più Bonus-Extra per Maicolemirco e Ratigher.

Per finire, cosa ti aspetti dal Festival?
Sono abituato ai festival di fumetto, non a quelli di cinema. Diciamo che la mia posizione sarà quella dell’inviato speciale. O dello spione. Di sicuro per me sarà una novità.

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

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