Sick Tamburo, l’importanza di essere mascherati

Intervista e rubrica #1libro#1disco#1film#1viaggio con la band friulana che sarà venerdì al Festival Baleno

Sono pronti a esibirsi venerdì 21 giugno a Bergamo, per il Festival Baleno (ne abbiamo parlato qui), con tanto di immancabile passamontagna, i Sick Tamburo. Ovvero Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani, che ancora in molti amano sottolineare come ex Prozac+, anche se ormai sono i “tamburi malati” da dodici anni.

Quella bergamasca è la seconda tappa del loro tour estivo ed è la prima serata di Baleno. Con i Sick abbiamo provato a parlare di amore, paura, maschere e musica. A rispondere alle nostre domande Gian Maria Accusani, con cui abbiamo fatto anche qualche escursione fra pop music, libri, film e viaggi.

Cupo. Il vostro suono è tornato un po’ più cupo di prima in “Paura e l’amore”, è vero?
Forse sì, questo album apparentemente è più scuro, ma ha al suo interno la luce più grande: l’amore. Mi spiego meglio… Sicuramente si trattano argomentazioni cupe, ma c’è sempre la scappatoia dell’amore. Questo è il suggerimento che ci sentiamo di dare, ogni cupezza e disagio che ci portiamo dietro può essere evitato o superato amando.

Un messaggio non facile da rendere, si rischia di essere scontati…
Vero, ma mi sento di dire che questo per noi è l’album della maturità, il migliore che abbiamo fatto. Non solo perché è stato recensito da chiunque meglio di tutti i nostri lavori precedenti, ma perché ne siamo consapevoli. Pensandoci bene anche “Un giorno nuovo” (il lavoro precedente, ndr) aveva una maturità di un certo livello, ma era più luminoso, più orientato solo al lato gioioso, carico di speranza e positività. “Paura e l’amore” parla di angosce, paura, dolore ma con una vera consapevolezza al suo interno, quella di sapere come contrastarle.

Una cosa però è certa: restate alternativi, non vi siete “poppizzati” come succede a tanti in questo periodo. Non ne avete avuto nemmeno la tentazione?
Se ci penso bene, in tutto il percorso dei Sick Tamburo non abbiamo mai fatto nessuna nota pensando di poter arrivare di più o di meno. E questa è una cosa che va al di là del suono più o meno duro. Il fatto è che abbiamo una cifra stilistica definita che non vogliamo perdere. Penso per esempio a “Puoi ancora”, il primo singolo uscito di questo disco. Noi possiamo anche fare un pezzo di musica classica, ma avrà sempre la tendenza a essere “marcio”. Ancora prima anche “Un giorno nuovo” se ci pensi era un pezzo super abbordabile per un gusto medio, ma dipende come lo fai. Io lo chiamo “marciume”, è un tipo di approccio alla scrittura, è quella cifra che sento già quando scrivo i pezzi chitarra e voce.

Sbaglia chi lo fa secondo te? Chi si “ammorbidisce” per piacere di più?
No, non credo. L’importante è essere onesti. Se un suono va per la maggiore, non può essere alternativo o indipendente, è popolare e non c’è niente di male. Dovremmo essere tutti contenti! Io lo sono, continuo a fare quello che mi piace anche se mi rendo conto che è un limite. Scegli di accontentarti di un pubblico minore. Poi a dirla tutta sono anche consapevole di essere stato avvantaggiato, perché ad un certo punto, facendo quello che mi piaceva, ho avuto anche dei riscontri grossissimi. Con i Prozac+ ci passavano le radio e siamo entrati in classifica e, lo dico con umiltà e consapevolezza, so di avere avuto un grande ritorno dal quel periodo. Adesso non è semplice, adesso gli spazi sono meno purtroppo. Tieni presente anche che ci sono cose nella nuova musica leggera italiana di estrema qualità.

A proposito di paura e di fenomeni pop. Torna in maniera ricorrente questa cosa della maschera, del celare il proprio volto e la propria identità. Penso ai Tre Allegri Ragazzi Morti, ma anche a fenomeni più recenti come Liberato. Anche voi lo fate. Prima maschere bianche e ora passamontagna neri. Che significato c’è dietro queste maschere?
Per noi ha un senso molto preciso. I Sick Tamburo sono nati in un momento di pausa rispetto ai Prozac+. Non ci eravamo ufficialmente sciolti, ma quando c’è stata la voglia di mettere in piedi un nuovo progetto c’era da risolvere la questione che eravamo sempre noi. È ovvio che dopo pochissimo è diventato il segreto di Pulcinella (ride, ndr), ma c’è servito a dare una giustificazione, il segno tangibile di un cambiamento. In seguito è stato solo il mantenimento di una scelta stilistica che ci è piaciuta, per noi il passamontagna ha un alto senso estetico.

Nessuna controindicazione?
Se da una parte il passamontagna aiuta perché sei meno esposto, ti toglie anche molto. Metti un filtro potente tra te e il pubblico e arrivi meno.

Mai pensato ad un album in inglese per espatriare?
Credo che noi e tutti i gruppi che hanno avuto un seguito nel mondo alternativo non sono figli della musica italiana. Ascoltiamo da sempre musica anglosassone, per cui certo che l’estero è la meta o il tentativo più ovvio da fare, però ti scontri sul canto e sulla possibilità di far capire bene cosa dici. Direi che mi piace restare qui.

E infine la nostra rubrica #1libro#1disco#1film#1viaggio…

#1libro
“Opinioni di un clown” di Heinrich Böll
È semplicemente il mio libro preferito.

#1disco
“Never Mind the Bollocks” dei Sex Pistols
È il primo vinile che ho comprato.

#1film
“Gangs of the New York” di Martin Scorsese
L’ho visto decine di volte.

#1viaggio
India
L’ho scritto in tante mie canzoni ma non l’ho mai fatto.

http://www.balenofestival.it/

 

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