Abbiamo chiesto a Luciano “Ciano” Taffurelli i segreti della Festa della Radio

Dal 7 al 24 agosto il cuore musicale nell’estate dei cugini bresciani stimola l‘intera provincia

I Subsonica, Ziggy Marley, Motta, Colle Der Fomento: sono questi alcuni degli artisti attesi nei prossimi giorni a Brescia, sul palco della Festa della Radio, in programma dal 7 al 24 agosto. Niente di nuovo per chi è abituato a conoscere e seguire l’appuntamento organizzato da ventotto anni a questa parte da Radio Onda d’Urto, storica radio indipendente bresciana fondata nel 1985. Un calendario che in passato ha ospitato Caparezza, Goran Bregović, Ky-Mani Marley, Aftherours, solo per citare alcuni protagonisti delle ultimissime edizioni e che chi frequenta feste, festival e concerti durante l’estate lombarda conosce molto bene.

Qualche peculiarità specifica però, la Festa della Radio ce l’ha. Per molti aspetti è diversa da qualsiasi altro appuntamento musicale bergamasco e non solo perché la sua nascita si lega strettamente a una radio, quella Radio Onda d’Urto che proprio grazie alla festa si finanzia, ma perché negli anni è cresciuta in maniera esponenziale, risolvendo non pochi problemi. Ne abbiamo parlato con Luciano “Ciano” Taffurelli, direttore artistico della festa in cui, a sentire lui, prima “dava solo una mano”.

Il calendario di quest’anno prevede 18 serate. Per la maggior parte è richiesto un contributo di 5 o 10 euro a sostegno delle attività della radio, ad esclusione dei live (Subsonica e Motta) per i quali è previsto un biglietto di ingresso.
In ogni caso, chi arriva alle 11.30 entra sempre gratis e può vedersi ancora circa mezz’ora di concerto” ribadisce Ciano Taffurelli, che tiene a sottolineare come la festa preveda formule per tutte le tasche.
Difficile per il direttore artistico quantificare i mq dell’area feste di via Serenissima che ospita l’evento, così come il numero di volontari coinvolti. “Stiamo parlando di alcune centinaia” ribadisce Ciano Taffurelli, per una media di 100 mila spettatori ad ogni edizione.

Come fate a creare ogni anno un calendario così ricco e chiamare alcuni degli artisti più “grossi” del momento?
Se intendi artisti come Caparezza, Subsonica o Aftherours, il fatto è che con loro c’è un rapporto che va indietro nel tempo. Venivano in radio e alla festa anche quando erano meno conosciuti e si è creato un rapporto duraturo di reciproco sostenimento. Poi negli ultimi anni siamo cresciuti anche noi, la nostra struttura logistica è aumentata di qualità e questo ci permette di chiamare anche artisti che non sono mai stati alla festa e che, solitamente, imparano ad apprezzarla. I nuovi però fanno più fatica a tornare per amicizia, perché sono in un mercato della musica che è più usa e getta. In generale è più facile che una band storica resti legata a chi li ha visti  crescere.

Quindi è amicizia e fiducia?
Sì. Se penso per esempio agli artisti internazionali del reggae, qualche anno fa abbiamo iniziato a intrecciare rapporti con la famiglia Marley e ora anche loro sono “di casa”, per così dire. Per questo tornano quasi ogni anno. In altri casi è proprio l’affetto per gruppi cresciuti insieme a noi parecchi anni fa, come i Tre Allegri Ragazzi Morti che tornano anche quest’anno il 22 agosto.

Brescia è un punto di riferimento musicale lombardo. Credi che la festa abbia contribuito a influenzare l’attuale clima musicale in città?
Credo di sì. Negli ultimi 15 anni abbiamo sicuramente preparato il terreno per l’esplosione musicale che c’è in città in questo momento.

Col rischio magari che la festa abbia in qualche modo inglobato la radio diventando più importante?
È vero che la festa la conoscono tutti, anche chi non ascolta Radio Onda d’Urto. Questa scollatura c’è, anche se non è una percezione opprimente, non si respira un clima di rivalità fra le due cose.

Festa Radio Onda d’Urto è una festa aperta a tutti: ospita un pubblico molto vario, famiglie con bambini, giovani e giovanissimi…
Sì, oltre al palco principale ci sono aree bambini, dj set, la libreria con le presentazioni editoriali, l’area per i dibattiti politici, sociali e culturali. Questo rende la Festa della Radio molto più simile, per certi aspetti, alle storiche Feste dell’Unità emiliane o ai festival estivi sparpagliati per l’Italia negli ultimi anni. La festa offre un tipo di socialità che non c’è più in giro, anche questo è uno dei segreti del suo successo.

Tuttavia, per un lungo periodo il nome della Festa della Radio è stato legato a episodi poco piacevoli di spaccio che si verificavano nell’area antistante.

Era un problema che danneggiava noi in primis, perché di fatto era associato alla festa, ma tutto accadeva fuori dai cancelli. Per risolverlo abbiamo iniziato a collaborare con le forze dell’ordine: noi dall’interno, loro dall’esterno. Abbiamo creato nel tempo un impianto di security ben collaudato e ora sono anni che non succede nulla. C’è voluto tempo ma siamo riusciti a superare anche questo.

E un bel ricordo che hai della festa qual è?
Una delle due situazioni che sono rimaste impresse è la serata conclusiva del 2017, con il terzetto finale Bassi maestro, En’gma, Mistaman che ha avuto una vera e propria esplosione finale. L’altra è il concerto dell’anno scorso con Nitro, che è andato oltre ogni più rosea aspettativa.

Sei un amante del rap quindi…
Sì, a 50 anni mi sono ricreduto sul fatto che questi ragazzi sono davvero bravi.

La festa di Radio Onda d’Urto ospiterà quest’anno i Colle Der Fomento, Derozer, Bandabardò, Fast Animals and Slow Kids, Nada, Ziggy Marley, Napalm Death, Treves Blues Band, Immanuel Casto, Motta, Murubutu, Horace Andy, Frank Turner and The Sleeping Souls, Tedua, Tre Allegri Ragazzi Morti, Subsonica, Luchè e una serata teatrale.

http://www.festaradio.org

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