Quando l’arte supera la realtà, e anche la fantasia

Tre giovani artisti presentano in Gamec tre mondi dove tutto è possibile: le creature mutanti di Giaconia colonizzano la Terra (e anche l’anima), quelle di Miliani esibiscono con naturalezza identità multiple, Zeneli si lancia in un bungee jump per afferrare la Luna.

Tre mostre per tre universi creativi in scena alla Gamec fino al 24 febbraio, a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni, per portare in luce giovani talenti artistici, attivi in Italia e sul territorio ma proiettati verso una dimensione internazionale: Oscar Giaconia, artista milanese – che vive e opera a Bergamo – ma diplomato all’Accademia di Belle Arti G. Carrara; Jacopo Miliani, fiorentino attivo a Milano, selezionato da Gamec per partecipare all’XI edizione del prestigioso network di videoarte “Artists’ Film International”; Driant Zeneli, albanese attivo tra Milano e Tirana.

Oscar Giaconia

Che cosa succede se l’arte inserisce un gene estraneo nel Dna di un organismo qualsiasi? La specie muta e trasmette la mutazione alla sua progenie. Giaconia, proveniente da una famiglia di pellettieri, camuffa lo Spazio Zero della Gamec rivestendolo di una seconda pelle di profumatissima salpa (il rigenerato del cuoio, di rigore indossare in mostra i copriscarpe). In questo ambientetrasferisce la sua Hoysteria”, popolata da locandieri, falsari, vecchi nostromi, sentinelle, spettri, mostri. I quali, travestiti da umanoidi, silenziosamente hanno già cominciato a colonizzare il pianeta. Il lavoro di Giaconia è l’innesco di una modificazione genetica a tutti i livelli: nella pittura di genere, che all’occhio attento svela il suo inganno; nelle parole: “Hoysteria” è una “parola valigia” che contiene una fusione tra “osteria”, “ostrica” e “isteria”, un titolo intraducibile  che allude a contenitori di diversa natura, capaci di accogliere un qualche tipo di ospite; nei materiali – naturali o artificiali poco importa – come silicone, vulcanite, nylon, gomma di neoprene, elastomeri, ossidi, fiele di bue, caseina, grasso animale, soda caustica.

Una mostra intraducibile dunque, tutta da vedere ma difficile da spiegare e raccontare. L’artista stesso del resto utilizza per raccontarsi un linguaggio che, come il suo lavoro, “gioca” sull’ambiguità delle parole…

E sabato 23 febbraio 2019, nell’ambito della mostra, Vittorio Sodano, truccatore prostetico due volte nominato all’Oscar per il miglior trucco grazie al suo lavoro per “Il Divo” di Paolo Sorrentino e “Apocalypto” di Mel Gibson, trasformerà lo stesso Giaconia in una delle sue creature mutanti, nell’ambito di una performance ospitata nello Spazio Zero del museo.

Jacopo Miliani

Per l’undicesima edizione della rassegna di videoarte “Artists’ Film International”– quest’anno dedicata al  tema del “gender” – la Gamec sceglie l’artista Jacopo Miliani cui è dedicata una delle sale del primo piano del museo. Nell’opera video “Deserto”, il deserto del film “Teorema” (1968) di Pier Paolo Pasolini e quello de “Le avventure di Priscilla, Regina del Deserto” (1994) diventa il luogo di una continua e sabbiosa metamorfosi che vede interagire personaggi dalle identità multiple. Lo stesso attore interpreta sia l’enigmatico Ospite che la transgender Bernadette. E per parlare di identità multiple, ecco che anche il linguaggio è multiplo: una nuova lingua dei segni, una voce, un testo, danza e fotografia.

TEOREMA TEOREMA TEOREMA, invece, è la nuova produzione video, appositamente realizzata in collaborazione con Gamec per “Artists’ Film International”. Protagonista è il performer parigino Matyouz, danzatore, Master of Ceremony e commentatore dei più importanti Vogue Contests in Europa. E’ il mondo del Vogueing, lo stile di danza contemporanea che nasce dall’imitazione delle pose plastiche e dei gesti esibiti dai modelli sulle copertine delle riviste patinate e sulle passerelle.

Driant Zeneli: when dreams become necessity

Che cosa c’è di più poetico di un artista che è disposto a tutto pur di realizzare un’utopia? La trilogia video di Driant Zeneli (Shkoder, Albania,1983) è, nella sua semplicità, un capolavoro poetico sul fallimento inteso non come la fine di tutto ma come la porta di accesso a percorsi alternativi.

É commovente osservarlo mentre vola in parapendio e riesce nell’impresa di disegnare una nuvola, mentre approfitta della vicinanza della Luna alla terra per saltare nel vuoto nella speranza di toccare almeno il suo riflesso, mentre si lancia a tutta velocità agganciato a una teleferica per riuscire, come una cometa, ad attraversare il Sole.

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