Pepi Merisio ha commentato per noi 5 foto della mostra “Guardami”

Fino al 1 settembre al Museo della fotografia Sestini gli scatti del grande fotografo bergamasco

Guardami” è il titolo della mostra antologica che il Museo della fotografia Sestini dedica al fotografo Pepi Merisio, inaugurando il nuovo spazio espositivo tra le suggestive architetture dell’ex chiesa del Convento di San Francesco, in Piazza Mercato del Fieno, in Città Alta.

L’espressione “Guardami” è ciò che Merisio dice sempre al soggetto da ritrarre. “E il ‘Guardami’ – spiega il fotografo – valeva per tutti i soggetti, persino per i paesaggi, perché in tutte le situazioni c’è proprio il momento magico che quasi esige lo scatto”. Ma è anche quello che il soggetto chiede all’obiettivo in procinto di immortalarlo. E infine “Guardami” è ciò che la fotografia chiede al suo osservatore.

La mostra propone oltre 250 scatti scelti dallo stesso Merisio, raccolti in cinque sezioni tematiche, con il cameo di una quarantina di immagini vintage, stampate da Pepi Merisio tra il 1960 e il 1970.
Abbiamo chiesto a Pepi, classe 1931, lo sforzo di distillare ancora di più. Selezionando per noi una fotografia per ciascuno dei temi più cari, così da aiutarci a decifrare le mille e una storia che sono racchiuse in un’unica immagine.

La famiglia
Foto: Livigno, “Ritorno da scuola”, 1961

Una volta fotografare i bambini era molto semplice. Nessuno ne faceva una questione di privacy e i genitori erano felici, anzi orgogliosi, che i propri figli venissimo fotografati. I bambini stessi non erano di certo intimoriti quando anche a loro dicevo “Guardami”. Non mi nascondevo da lontano, non ho mai avuto bisogno di “rubare” una fotografia. Mi ponevo tranquillamente come fotografo. Tutte le foto sono scattate con il 35 o 90 millimetri della Laica, il che significa che dovevo essere a pochi passi dalla scena che volevo fotografare. Tra l’altro, uno dei bimbi del ritorno da scuola, oggi gestisce un distributore a Livigno e si è riconosciuto nello scatto esposto in una mostra di qualche anno fa (clicca sull’immagine per ingrandire).

Ex Oriente
Foto: Sahara, “Oasi di El-Golea”, 1969

Stavo facendo un reportage sulle Piccole Sorelle di padre Charles de Foucauld grande figura del Novecento. C’erano – e ci sono tuttora – diverse comunità di suore che nelle oasi gestivano conventi, piccoli ospedali, scuole, dispensari. La mattina presto, proprio quando la luce radente disegna le dune, ho incontrato una suora che, probabilmente in preghiera, camminava nel deserto (clicca sull’immagine per ingrandire).

Il lavoro
Foto: Clanezzo, “Il padrone del maglio”, 1965

Di nuovo, “Guardami”. È il padrone del maglio che mentre sta lavorando vede arrivare il fotografo, si ferma e mi guarda. Il suo sguardo è di una profondità incredibile. Lì dentro sono racchiusi tutta la dignità e l’orgoglio di un lavoro: “Io so fare i badili” (clicca sull’immagine per ingrandire).

La vita
Foto: Pagazzano, “Il trasloco”, 1967

Un evento semplicissimo. Non ci si spostava di chilometri ma in genere di cascina in cascina, perciò si poteva traslocare con il trattore. Un trattore che parte, una bicicletta che arriva, una donna che si avvia reggendo le grucce con gli abiti della festa (clicca sull’immagine per ingrandire).

Stella Matutina
Foto: Bergamo, “Basket in Seminario”, 1964

Negli anni Sessanta in Seminario c’erano più di cinquecento studenti, che facevano a turno per giocare a basket e a pallavolo. C’è la dignità e la normalità del portare l’abito talare, pur restando dei ragazzi che giocano a basket. Vent’anni dopo sono tornato in Seminario ed era già tutto cambiato. Tutti in calzoncini e maglietta, come forse è giusto che sia (clicca sull’immagine per ingrandire).

Per visitare la mostra
“Guardami”, curata da Luca e Pepi Merisio, è promossa e organizzata da Comune di Bergamo e Museo delle storie di Bergamo, e realizzata grazie al contributo di Siad.
Si può visitare fino al 1 settembre nei seguenti orari: mar-ven 9.30-13 e 14.30-18; sab e festivi 9.30-19 (chiuso lunedì).
Ingresso: intero, 7 euro; ridotto 5 euro. Biglietti acquistabili anche dal sito www.ticketlandia.it.

Per saperne di più
Regalatevi il catalogo della mostra “Guardami” (Lyasis Edizioni, 2019, 30 euro), a cura di Luca e Pepi Merisio, con un saggio di Denis Curti.
Navigate sul portale http://www.archivio.museodellestorie.bergamo.it dell’Archivio fotografico Sestini, per sfogliare le centinaia di fotografie del Fondo Pepi Merisio che il museo ha già provveduto a digitalizzare e catalogare. E non perdetevi l’ultima delle “Storie d’Archivio”, dedicata alla celebre sequenza di scatti “In morte dello zio Angelo”, realizzato da Merisio a Peia, in Val Gandino, nel 1963.

https://www.museodellestorie.bergamo.it/

(foto Pepi Merisio di Yuri Colleoni)

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