Mille e un presepe

Sempre più piccolo o ancora più grande, essenziale o brulicante di dettagli, di materiali poveri o di elementi preziosi. Il presepe è una forma d’arte, non solo di costume.

Il prezioso presepio in vetro di Murano e oro zecchino del celebre maestro vetraio muranese Archimede Seguso (Museo della Basilica di Gandino)

É vero, non è necessario che la rappresentazione della Natività sia firmata da autori celebri per renderla capace di commuovere. Ma fare visita a quei presepi che appartengono alla dimensione dell’arte tout court offre l’occasione di scoprire modi differenti e inaspettati di raccontare il Natale, tema che troppo spesso nell’immaginario collettivo è come “prigioniero” di una iconografia tradizionale e codificata.

Ecco dunque alcuni suggerimenti per chi vuole andare a caccia di presepi d’arte e storie tutte da riscoprire.

La Bottega del Guelfo

Si chiamavano “figurinai” ed erano i modellatori delle statuine in gesso del presepe. Con i loro caratteristici mezzi ambulanti, tutti infilzati di ferri in cui le statuine cave venivano infilate per non sbatacchiare durante il trasporto, raggiungevano città, borghi e anche i paesini più sperduti. Il successo dell’arte del gesso portò molte compagnie di figurinai a ingrandirsi e ad aprire, nelle città dove la domanda era più significativa, botteghe o vere e proprie fabbriche nelle quali realizzare prodotti di alto livello qualitativo e di vario genere e dimensione.  Si scopre così che anche Bergamo aveva la sua bottega specializzata in statue del presepe, essendo la nostra una terra in cui la produzione di presepi si diffuse fin dal Settecento, perché molto radicata nel sentimento e nell’immaginario popolare.

Su Piazza Pontida si affacciava, infatti, la famosa “Bottega del Guelfo”, cui seguì la famiglia Panzeri. Luogo di produzione di artigianato di statue sacre, la bottega sospendeva la produzione per parecchi mesi all’anno per costruire esclusivamente statuine del presepe di ogni dimensione e carattere, dalle più piccole, alte una decina di centimetri, a quelle a grandezza naturale. A richiederle erano in primo luogo chiese e missionari ma, sempre più numerosi, anche i privati. Nei momenti di massima produzione dal Guelfo erano impegnate più di quaranta operaie che si occupavano della pittura delle figure in gesso, guidate da un’abile maestra.

Con l’avvento della plastica questo tipo di artigianato scomparve rapidamente ma quando, negli anni Settanta, anche la bottega del Guelfo fu costretta a chiudere i battenti, fortunatamente una donazione fece pervenire tutto il materiale al Museo del Presepe di Brembo di Dalmine, dove è stato ricostruito uno spaccato della bottega originale riallestendo tutti gli attrezzi, gli stampi e le statuine finite o ancora in lavorazione che alla chiusura erano rimaste in deposito, e perfino la storica insegna.

É così possibile per il visitatore seguire passo passo la produzione delle statuette in gesso: dai modelli scolpiti in legno da artigiani bergamaschi si produceva lo stampo diviso in due parti e munito di un foro nel quale veniva colato il gesso. Appena si era solidificato, si apriva lo stampo e si metteva la statuetta ad asciugare anche per  mesi.  A questo punto entrava in gioco la mano femminile cui era riservata l’operazione della decorazione pittorica delle statuette, rigorosamente a colori sgargianti, mentre l’oro era riservato ai Re Magi e alla Sacra Famiglia.  Prendevano così vita i “tipi” delle campagne bergamasche, dal pastore all’arrotino, dal contadino che cuoce la polenta alla vecchietta che prepara le caldarroste.

Tra i 900 presepi riuniti nel Museo di Dalmine, dal Settecento alle opere contemporanee, segnaliamo anche il singolarissimo lavoro delle suore di clausura. Qui infatti  è conservato un presepe in miniatura dell’Ottocento, incastonato in una stella a otto punte (che ha un diametro di 24 centimetri). Erano questi i tipici lavori delle suore di clausura che per realizzare questi minuscoli presepi ricorrevano alla stessa certosina tecnica – che oggi pare scomparsa – con cui eseguivano gli ornamenti per i reliquari. All’interno del convento questo compito spettava a un gruppo di suore specializzato, guidato da una suora che per questo motivo veniva detta, appunto, “suora reliquiarista”.

www.museodelpresepio.com

A Gandino, un presepe in un soffio

Il presepe è un complesso gioco di specchi, in cui civiltà di tutto il mondo si autorappresentano e allo stesso tempo interpretano con l’immaginazione terre e culture lontane. Una sessantina di Paesi sono rappresentati nei 600 manufatti raccolti nella sezione Presepi del Museo della Basilica di Gandino: il pastore è un boliviano che guida il suo lama verso la capanna al suono del Siku (flauto di Pan); la stella cometa viene dalla Romania, e a festeggiare il piccolo Gesù c’è anche un chitarrista argentino. Gesù, Maria e Giuseppe al Museo di Gandino diventano africani, asiatici o sudamericani, con abiti di ebano, avorio, argento, bronzo, ceramica, terracotta, bambù, stagnola, foglie di granoturco o buccia di frutti tropicali.

Un vero capolavoro, tuttavia, è il prezioso presepio in vetro di Murano e oro zecchino del celebre maestro vetraio muranese Archimede Seguso: un racconto in cinque scene, dall’Annunciazione alla Fuga in Egitto, interpretato da oltre quaranta figurine che sembrano nascere da un unico, fluido e incessante andamento curvilineo.  Quello di Gandino è uno dei tre esemplari di presepi di grande dimensione realizzati dal maestro (insieme a quelli custoditi al Museo Nacional de Artes Decorativas di Madrid e nella chiesa veneziana di Santo Stefano).

www.museobasilica.com

A Treviglio, un presepe del Cinquecento

É un capolavoro a sorpresa, di quelli inspiegabilmente ancora poco noti al grande pubblico, il magnifico gruppo ligneo policromo e dorato dell’”Adorazione dei pastori” (cm 122 x 120), conservato nella Basilica di S. Martino a Treviglio e databile intorno al secondo decennio del Cinquecento. Quasi una traduzione in scultura del linguaggio pittorico del vicino e celebrato polittico di Butinone e Zenale, è opera di straordinaria qualità per intaglio e  raffinatezza decorativa, attribuita a Giovan Angelo Del Majno, uno dei protagonisti della scultura lignea lombarda rinascimentale.

A Romano di Lombardia, presepe antico vs presepe contemporaneo

Un vero e proprio Altare del Presepio: tra le rare chiese che hanno voluto riservare alla Natività uno spazio tutto dedicato c’è la Basilica di San Defendente. Qui, dalla fine del XVI secolo, il presepe si può ammirare tutto l’anno, nella grande e profonda nicchia che si apre sopra l’altare voluto dalla Confraternita del S. Rosario. Il Presepio di Romano è composto da sette statue in legno intagliato e dipinto che rappresentano il Bambino nella mangiatoia, Maria, Giuseppe, due pastori, l’asino e il bue, cui si aggiunge un angelo in gloria.

Ma anche quest’anno, a Romano, il presepe allestito in piazza Roma è la sperimentazione di un percorso tutto contemporaneo. La sfida è di far parlare al presepe il linguaggio del presente, nella consapevolezza che non tutti potrebbero essere pronti a uno sguardo nuovo. “In te è la sorgente della vita; quando ci illumini, viviamo nella luce” (Salmo 35 .10): da questo versetto nasce l’installazione dell’artista romanese Mirko Rossi. “Una costruzione grezza: un alveo che accoglie come la terra il seme ( il Bambino) ,  si apre  e mostra la Luce che genera altra luce. – spiega la storica dell’arte Orietta Pinessi – Nel linguaggio dei Salmi, vedere la luce del volto di Dio significa concretamente incontrarlo come noi qui incontriamo il Bambino”.

A Credaro, la Notte magica di Lorenzo Lotto

È ancora una volta Lorenzo Lotto a regalarci un brano di rara poesia nell’ultimo lavoro che realizzò prima di lasciare Bergamo. Nella chiesa di San Giorgio a Credaro, il grande affresco della Natività è una narrazione intrisa di umanità e semplicità, con lo straordinario guizzo di invenzione del soffitto della capanna che si apre su uno spettacolare cielo notturno, sul quale si stagliano le figure in controluce dei pastori che si avvicinano cauti per sbirciare all’interno.

Un monumento permanente al presepe

L’arte contemporanea e l’immaginario del presepe sembrano due mondi lontani. È quasi impossibile scovare oggi artisti che abbiano accettato la difficile sfida di misurarsi con questo tema. Ecco perché è davvero sorprendente l’iniziativa degli Amici del presepio di Almenno San Bartolomeo che nel 2009 hanno commissionato a Giancarlo Defendi, uno dei nostri scultori più interessanti, un vero e proprio monumento al presepio. Per tutto l’anno, sul sagrato della chiesa parrocchiale, le grandi sculture in bronzo della Sacra Famiglia e dei Re Magi, a grandezza naturale, dimostrano come sia possibile caricare la Natività delle speranze e delle inquietudini dell’umanità del presente.

Mille altri modi di fare il presepio

Da quasi cinquant’anni, la sezione di Ponte San Pietro dell’Associazione Italiana Amici del Presepio, a Natale ci propone presepi nati da Paesi di grande tradizione presepistica. Dopo i presepi tirolesi, i diorami catalani, i presepi di carta, i napoletani e i tedeschi, quest’anno gli Amici presentano, nei sempre suggestivi spazi della Chiesa Vecchia di Ponte San Pietro, una serie di diorami realizzati da alcuni tra i migliori presepisti italiani. Appartengono tutti al gruppo “Cammino ad Oriente”, attivo ormai da dieci anni, che ha la caratteristica di avere tra i suoi soci presepisti provenienti da diverse regioni italiane. Periodicamente i soci si incontrano per progettare mostre e accordarsi sulla realizzazioni di diorami. In mostra, si passa così da un borgo medievale veneto ad una contrada della bassa lodigiana,  per finire tra i monti dell’Appennino tosco-emiliano.

 www.presepipontesanpietro.it

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