Al Mat di Clusone “Gino Bartali, eroe silenzioso”

Le medaglie sportive te le attaccano sulle maglie e poi splenderanno in qualche museo. Quelle guadagnate nel fare il bene si attaccano sull’anima e splenderanno altrove (Gino Bartali)

I tempi eroici del ciclismo e quelli della Resistenza. Sabato 22 dicembre Luna e Gnac Teatro porta al Mat di Clusone “Gino Bartali, eroe silenzioso” (ore 20.45, ingresso libero). Uno spettacolo di Federica Molteni che ha debuttato a gennaio 2016 e ha già fatto 120 repliche. Un recital di grande successo, indicato dagli 11 anni in sui,  dove è l’attrice  Federica Molteni – sola sul palco – a interpretare Ginettaccio, prima da ragazzino, con una bici arrugginita pesante come un cancello, poi corridore, ambasciatore sportivo dell’Italia fascista ma, in realtà (come si scoprì solo dopo la sua morte) staffetta alla rete clandestina organizzata dall’arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa.

La storia

“Il fatto che a interpretare Bartali ci sia io, una donna e per di più lontanissima dal physique du rôle del ciclista, rende lo spettacolo più universale”, racconta Federica Molteni, che si è innamorata della storia di Bartali, trasformando la lettura con musica del libro per ragazzi di Antonio Ferrara “La corsa giusta”  (Coccole Books, 122 pagine) in una vera e propria narrazione, con l’aiuto della regista Carmen Pellegrinelli. Il libro, edito nel 2014, racconta di come Gino Bartali nel 2013 (13 anni dopo la morte) sia stato dichiarato Giusto tra le Nazioni, il più alto riconoscimento dello stato di Israele per i non ebrei, per aver salvato centinaia di ebrei durante la Seconda Guerra mondiale. Una storia che Bartali  ha sempre tenuto nascosta, perché “il bene lo si deve fare ma non lo si deve dire, che se lo dici si sciupa”.

Lo spettacolo

“Gino Bartali, eroe silenzioso” è stato rappresentato in tanti contesti diversi, dalle scuole medie e superiori, ai festival, a contesti sportivi o storici, in tutta Italia. “L’ho fatto anche davanti alla nipote di Bartali, Gioia, in un piccolo paesino delle Marche dove hanno intitolato il belvedere del centro storico a Bartali e Coppi“, ricorda Federica Molteni. La scenografia di Michele Eynard si basa su luci e ombre. La bici è sempre evocata, ma mai presente. Sul palco solo due sedie di ferro e l’accompagnamento delle musiche di scena. “È uno spettacolo che piace molto e aggancia un pubblico di uomini di una certa età che non vanno a teatro, tanti che hanno conosciuto di persona Bartali e ci tengono a raccontarmi gli aneddoti”, racconta l’attrice.

Il luogo

“Gino Bartali, eroe silenzioso” sarà rappresentato presso la Sala Legrenzi del Mat, il Museo arte tempo di Clusone (Via Clara Maffei, 3). A portare il teatro dentro al seicentesco Palazzo Marinoni Barca è il Mat Club, cioè l’associazione degli amici del Museo arte tempo, che sostiene e promuove questo importante polo culturale. L’ingresso a  “Gino Bartali, eroe silenzioso” è libero fino a esaurimento dei posti e la sala (che non è molto capiente) aprirà alle 20,30.

Il Mat espone  le opere pittoriche di artisti clusonesi provenienti da alcuni lasciti oltre a rarissimi esemplari di meccanismi di orologi da torre di ogni epoca (appartenenti alla Collezione Gorla affidata a Clusone dalla Provincia di Bergamo), oltre a mostre e laboratori. L’ingresso libero, è aperto venerdì: dalle 15.30 alle 18.30 e il sabato e la domenica (10-12 e  15.30-18.30).

Il ciclismo rosa

Quello dedicato a Bartali non è l’unico spettacolo a tema ciclistico affrontato da Luna e Gnac. In repertorio la compagnia bergamasca ha anche “Ruote rosa –  Alfonsina Morini strada, ciclista” (sarà rappresentato a Scanzo l’8 marzo). Due le versioni, una con la narrazione di Federica Molteni e una da palco, con la presenza scenica di Michele Eynard, Laura Mola e Federica Molteni.

“Ruote rosa” si ispira alla biografia di Alfonsina Morini Strada, che agli inizi del ‘900, sfidando ogni convenzione, decide di diventare una ciclista. Anche in questo caso, raccontare la storia di Alfonsina è l’occasione per narrare un pezzo di storia d’Italia, in particolare la condizione femminile delle italiane di un secolo fa. Contro ogni avversità,  Alfonsina vince molte gare e riesce nel 1924 a partecipare, prima e unica donna nella storia, al Giro d’Italia. “Una rivoluzione partita dal suo corpo, senza prerequisiti culturali, una storia di emancipazione fatta di entusiasmo, di fatica e di una grande spinta ideale”, la descrive Federica Molteni.

La locandina dell'evento
La locandina dell'evento

Questo sito utilizza cookies tecnici e di analisi statistica, propri e di terze parti. Per maggiori informazioni sui cookie, conoscere i cookie utilizzati dal sito ed eventualmente disabilitarli, consulta la nostra pagina . maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi