Abbiamo chiesto a Claudio Angeleri se il jazz è davvero una musica snob

In questi giorni a Bergamo l’International Jazz Day con 185 musicisti coinvolti. Età media 26 anni

Il 30 aprile è l’International Jazz Day, la giornata indetta da l’Unesco per celebrare in tutto il mondo il jazz quale “patrimonio immateriale dell’umanità”. Al CDpM e a Claudio Angeleri il compito di celebrare al meglio l’evento. 17 gli appuntamenti in programma, 185 i musicisti coinvolti nei concerti. E poi seminari e mostre fotografiche.
Fin dalla prima edizione Angeleri e il suo gruppo di lavoro hanno deciso due cose: la prima è di rendere l’IJD a Bergamo un momento di condivisione con le diverse realtà che in città e in provincia si dedicano alla promozione e alla didattica del jazz. La seconda è di estendere il 30 aprile ad altri giorni e altrettanti appuntamenti musicali nel mese di aprile, per ampliare il discorso sul jazz e renderlo il più ampio e partecipato possibile.

Il jazz, ancora oggi, soprattutto in Europa, è visto come qualcosa di “difficile”, “snob” e molto spesso i giovani non riescono nemmeno ad avvicinarsi all’ascolto. In realtà il jazz è ovunque: nelle colonne sonore dei film, nelle influenze con i generi musicali più popolari e nessuno lo sa o lo nota.
Abbiamo parlato con Claudio Angeleri di quanto questo (apparente?) fenomeno sia un problema vero o meno. Lui da trentadue anni suona jazz e dirige una scuola di musica a impronta jazzistica, mentre da sei organizza l’International Jazz Day Bergamo. In cui crede fortemente.

(Carolina Pasinetti)

Claudio il jazz è musica da élite?
Io credo sia sicuramente una musica colta, ma non è una musica da élite, proprio per i suoi valori etici di inclusività e di apertura alle provincie del mondo. È africana e americana nella sua origine ma ha saputo aprirsi diventando un fenomeno globale e multiforme. Se penso alle stesse indicazioni date dall’Unesco per celebrare questa giornata, il jazz è il genere più suonato e ascoltato al mondo.

Però sembra un genere di nicchia…
Il problema è che oggi la musica si sente e non si ascolta. Il fenomeno culturale, creato dalle televisioni generaliste e atterrato ora si social fino a Instagram, porta a una fruizione rapida e immediata senza contenuti. Alcune espressioni artistiche, invece, necessitano di tempo. Bisogna dedicare del tempo alla cultura e alla musica, non accontentarsi di sentirla mentre passa alla radio o ti attraversa fra un video e l’altro.

È vero che è un vizio tutto europeo quello di vivere il jazz come una musica “snob”?
Sì, e dirò di più, è un vizio tipicamente italiano e molto provinciale. Negli Stati Uniti questo approccio parcellizzato non esiste, c’è in Italia e anche in un certo pubblico bergamasco.

(Dudù Kouate e Marco Gamba)

Qual è la cura?
Credo che tutto stia nella capacità di fare rete. Penso all’esperienza della neonata Federazione italiana del jazz, presieduta da Paolo Fresu, che unisce a livello nazionale associazioni di musicisti, festival, jazz club, scuole e fotografi. Attraverso questa federazione tutti insieme ci siamo trovati con la stessa passione e voglia di lavorare e solo questa unione riuscirà a salvarci dalla deriva culturale e impegnarci nel rinnovamento del pubblico.

Anche l’IJD Bergamo ospiterà un appuntamento in questo senso…
Sì e sarà uno degli appuntamenti più importanti. Sabato 27 aprile ci sarà il “Convegno nazionale di didattica del jazz” alle 15 presso l’auditorium Ermanno Olmi di Bergamo con operatori del settore da tutta Italia che si troveranno a parlare insieme di jazz, di musica, di pubblico e di didattica.

Questa edizione dell’IJD Bergamo chiama a raccolta ancora una volta tanti ragazzi. Come si fa a insegnare loro ad ascoltare?
Se ripenso alla bellissima esperienza fatta con le classi di quinta elementare durante il Bergamo Jazz festival è facile rispondere. Occorre far entrare i ragazzi nel meccanismo della musica, mostrare loro le caratteristiche audio-tattili del jazz e sviluppare una cultura laboratoriale del fare e del provare che va oltre quella scritta. Quell’esperienza, unita agli incontri con oltre due mila ragazzi in quattro giorni, ha dato la possibilità a tantissimi di ascoltare qualcosa di diverso, di conoscere un altro tipo di musica.

(Elisa Roncalli e Peppe D’Avino)

Sono numeri importanti.
Sì, ma se la televisione per prima propone musica brutta, i ragazzi sanno che esiste solo quella. Poi diciamolo, anche il jazz non è tutto rose e fiori, ma la sua naturale natura creativa, di dialogo, e interplay fra musicisti, la rende così coinvolgente che quando qualcuno l’ascolta per la prima volta ne rimane fulminato.

Parliamo un po’ di questa sesta edizione, come sta andando?
Benissimo. I primi appuntamenti sono stati il 6 e 7 aprile. Si tratta di un programma gratuito, di una festa sparsa nel tempo e nello spazio con diversi giorni a disposizione e tanti luoghi diversi. L’altra sera il Tagliere di Nese ospitava la serata “Nuove generazioni jazz” ed era stracolmo, soprattutto di ragazzi giovani.

Mercoledì 24 aprile ci sarà una serata al Blue Note di Milano.
È la sesta volta che l’Europe Big Band del Cdpm si esibisce lì. Resta un luogo incredibile dove esibirsi, dove la musica è sinonimo di qualità e dove, devo dire, abbiamo avuto sempre un buon successo di pubblico.

(Leggio 4et)

Domenica 28 aprile, invece ci sarà un flash mob di percussionisti.
Qui torniamo a un altro giovane. La Millenium Drum Line è un’associazione di Verdello condotta da un ragazzo di 21 anni, si chiama Nicola Regonesi ed è stato l’unico italiano invitato a suonare in una “marching band” californiana. Al centro Piacentiniano ci sarà, a partire dalle 18 un gruppo di dodici percussionisti “mimetizzati” che realizzeranno una performance spettacolare.

E poi, il gran finale, martedì 30 aprile all’Auditorium di Piazza Libertà.
Ci saranno 27 proposte musicali e purtroppo abbiamo dovuto dire di no a qualcuno per questioni di tempo e spazio. Iniziamo alle 20 e a un certo punto dobbiamo finire (ride, ndr). Saranno tanti gruppi nuovi e tanti musicisti giovani, insieme a qualche ospite. Ognuno suonerà un pezzo e alcuni parteciperanno anche in contemporanea al Concorso di Composizione Paolo Arzano che premia, con una seduta di registrazione e mixaggio in uno studio professionale, il gruppo con la migliore composizione originale.

(Nuts Trio)

Il programma completo dell’International Jazz Day: http://www.cdpm.it/page.asp?cat=232&desc=bergamo-international-jazz-day-2019

(le fotografie sono di Vincenzo Magni per la mostra “Bergamo fa jazz” che inaugura giovedì 18 aprile presso il Cinema San Marco alle ore 20)

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