Perché all’IFF dovrebbero venirci i parlamentari italiani

Il programma e una riflessione sull’Integrazione Film Festival, 10-14 aprile a Bergamo e Sarnico

In pieno dibattito sullo Ius soli un evento come l’IFF – Integrazione Film Festival (tredicesima edizione, dal 10-14 aprile, a Bergamo e Sarnico, Eppen) cade a puntino. Perché molto semplicemente racconta la realtà per quella che è. La realtà, specifichiamo, dei migranti di seconda generazione, ovvero i discendenti di coloro che sono arrivati in Italia e hanno avuto dei figli nati su territorio italiano.
È su di loro che si dibatte in questi giorni (e in passato) dopo l’incendio al bus carico di bambini nel milanese. E sono in prevalenza loro i protagonisti dei film di questa edizione dell’IFF (di cui Eppen è media-partnership).

Preveggenza? No, semplice e meritoria capacità da parte degli organizzatori della Cooperativa Ruah (in collaborazione con Lab 80 film) di trasferire sullo schermo il lavoro quotidiano. Cioè l’accoglienza e l’integrazione dei migranti in arrivo nel Belpaese.
Quindici i film in concorso, divisi fra cinque nella sezione Concorso internazionale per documentari e dieci nella sezione Concorso internazionale per cortometraggi di finzione. A monte una scelta tanto coraggiosa quanto esemplificativa. Quella di cambiare il nome del festival da C’è un tempo per… l’integrazione a Integrazione Film Festival, con la i di integrazione contrassegnata da tre puntini di diverso colore che significano inclusione, identità, intercultura. Come a dire che non c’è più tempo per l’integrazione perché l’integrazione è qui e ora, e conviene farci i conti, anche attraverso il racconto filmico.

Per questo forse l’IFF, oltre al pubblico di normali cittadini, sarebbe utile a tutti i parlamentari italiani – meno salotti televisivi, più cinema. Il dibattito sullo Ius soli è stato ampiamente politicizzato e ideologicizzato (anche da chi è a favore), così come la parola integrazione, che ognuno svuota e riempie secondo il proprio comodo. Tutto questo proprio mentre ci sarebbe bisogno di ripartire dalla realtà. Da quelle frasi pronunciate spontaneamente dai bambini (“Ma noi siamo italiani!”) nel trailer di presentazione del Festival (vedi sopra). Sfruttando quella capacità, che solo il cinema e la letteratura possiedono, di scovare una verità umana nelle questioni civili e sociali oltre il battage politico-mediatico.

Scorrendo il programma sono tante le pellicole ambientate in Italia, con qualche passaggio in Irlanda del Nord, Belgio e Stati Uniti. Ogni storia dice di un’esperienza d’integrazione magari inizialmente difficoltosa ma alla fine positiva. Laddove la società sempre più complessa e la multiculturalità dove le sfumature aumentano sono un punto di forza e un limite.

(foto da “My Tyson” di Claudio Casale)

Documentari

Indovina chi ti porto a cena” di Amin Nour, vincitore del bando MigrArti 2018 e fuori concorso, aprirà il Festival mercoledì 10 aprile. È la vicenda di un giovane somalo cresciuto a Roma che si prepara a incontrare i genitori della sua ragazza, di origine russa. Fra gli attori anche Yoon C. Joyce, bergamasco-coreano volto di questa edizione della kermesse, già al lavoro con Scorsese e Di Caprio.

Tanti poi i documentari interessanti in concorso, ne citiamo alcuni. “My Tyson” di Claudio Casale, vicenda del campione italiano di boxe dei pesi Youth raccontata attraverso il dialogo del ragazzo con la madre, sarta della comunità nigeriana di Tor Bella Monaca a Roma.

Flying Roots” di Micaela Zurita Poma, autonarrazione evocativa sul tema delle seconde generazioni in Italia. Un gruppo di adolescenti cerca di rispondere alle domane “Chi sono” e “Qual è il mio futuro” girando un film di cui sono protagonisti.

Si esce invece fuori dall’Italia per andare in Irlanda del Nord con “Tides – A history of Lives and Dreams Lost and Found” di Alessandro Negrin. Autobiografia del fiume Foyle – realizzata con parecchio materiale d’archivio – che attraversa la città di Derry e fa da confine liquido tra cattolici e protestanti.

(foto da “Il mondiale in piazza” di Vito Palmieri)

Cortometraggi

Per i cortometraggi di finzione, fra i tanti, segnaliamo Vito Palmieri e il suo “Il mondiale in piazza” che ritrae la reazione di un gruppo di tifosi all’esclusione dai mondiali della squadra italiana. Un mondiale parallelo è il tentativo di avere una rivincita contro squadre formate da migranti. Fra questi però ci sono anche i figli di cittadini stranieri nati in Italia, che si sentono italiani e non sanno in che squadra giocare.

Yousef” dell’italo-egiziano Mohamed Hossameldin fotografa il crollo delle certe di un cuoco di successo (nato in Italia da genitori stranieri e in procinto di ottenere la cittadinanza) dopo l’attentato di Macerata e le polemiche conseguenti.

C’è poi “American Marriage” di Giorgio Arcelli Fontana, con ambientazione statunitense. Leonardo, italiani migrato a nella Grande Mela, sposa una donna latina con cittadinanza Usa per ottenere la green card. Un po’ è amore e un po’ è convenienza, chissà se ce la farà a vincere la burocrazia americana.

Infine il surreale “Krenk” di Tommaso Santi. Gianni, uno studente di origine cinese, viene istruito dall’insegnante a prepararsi ad accogliere un nuovo ragazzo straniero per aiutarlo a integrarsi. Ma lui, orgoglioso e preoccupato, immagina sia un alieno che gli ruberà la stima dell’insegnante, la fidanzata e il post da titolare nella squadra di calcio.

Eventi collaterali

Prima, durante e dopo il festival IFF vivrà anche di eventi collaterali. #Jihadisti2.0 – Uno sforzo per l’integrazione prevede incontri su migrazioni, multiculturalità, tolleranza, prevenzione del pregiudizio e della discriminazione. Il pubblico sarà formato dagli studenti del Progetto “Fami – Lab Impact” dell’Ambito Territoriale 1 di Bergamo (8-16 aprile).

A Sarnico, venerdì 12 aprile, alle 20.45 all’Auditorium Comunale, il reading della Compagnia teatrale Il Capannone dal romanzo “E tu splendi” di Giuseppe Catozzella (Premio Strega Giovani 2014), storia di integrazione in un paesino sulle montagne della Lucania.

Sabato 13 aprile l’Association Wafae Agadir pour le Théatre mette in scena uno spettacolo teatrale sui temi del Festival al CineTeatro L’Isola di Villongo (ore 14).

Domenica 14 aprile alle 16, al Cine Junior di Sarnico, un saggio di ninne nanne dal mondo per famiglie. Per concludere un concorso fotografico intitolato a Ulisse Belometti, fotografo storico del Basso Sebino scomparso nel 2013, dal titolo “Zoom sulla realtà che cambia”(la scadenza per la consegna dei lavori è il 31 marzo 2019 – ulisse@cooperativaruah.it).

Negli ultimi anni l’esposizione mediatica della realtà delle migrazioni – ci spiega Giancarlo Domenghini, Direttore artistico di IFF e anima del Festival dal 2007 – è stata accompagnata da toni sempre più esasperati”. Da qui l’idea di alzare il tiro e proporre “una sfida sia per noi che per chi fa cinema: ai registi e agli attori chiediamo di anticiparci quanto accadrà, mostrarci la prospettiva positiva dell’integrazione. E le opere in concorso per questa tredicesima edizione dimostrano che la sfida è stata colta e vinta, nei vari modi in cui i diversi autori si esprimono: chi con l’ironia, chi con la poesia, chi con la provocazione”.

Differenze culturali, religiose esistenziali che diventano pregiudizi e didascalie capaci di insinuarsi fin dentro il cinema stesso. È così che necessariamente “si arriva ad interrogare lo stesso mondo del cinema per come rappresenta queste diverse appartenenze in modo stereotipato”. Un programma fitto, nutrito da visioni che si incuneano nella realtà. Eccolo lo spirito di IFF – Integrazione Film Festival. Ciak, si gira il cambiamento.

http://www.untempoper.com/

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