Africa, pop, donne: i concerti imperdibili di Bergamo Jazz

Un’edizione densa e magnifica con proposte di tutti i tipi. Dal 17 al 24 marzo

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Dinanzi ad un programma di ventitré concerti serve una guida. Questo è infatti il numero dei live di Bergamo Jazz Festival 2019 (17-24 marzo in vari luoghi della città). Senza contare le iniziative parallele legate al cinema, alle scuole, gli aperitivi e il food. Tantissime cose insomma, che significano soprattutto qualità, ma anche frenesia nello spostarsi da una location all’altra.

Bergamo Jazz 2019 sarà il Festival dell’intramontabile Archie Shepp (uno dei cardini del free-jazz dei Sessanta, 22 marzo Creberg), di un trombettista di primo livello nel jazz contemporaneo come Terence Blanchard (22 marzo Creberg) e del saxofonista David Murray (che torna a Bergamo con il progetto “Speaking in Tongues” vent’anni dopo la sua prima partecipazione, 23 marzo Creberg). Ma è anche l’occasione di un doppio concerto di Gianluigi Trovesi per festeggiare i suoi settantacinque anni (ne abbiamo parlato qui, 21 marzo Teatro Sociale) e del festival nel festival “Scintille di jazz” tutto dedicato al jazz bergamasco (le info a questo link).

Siccome non è il caso che vi ritroviate lunedì 25 marzo a rimpiangere di esservi perso questo o quell’artista, ecco ciò a cui non dovete mancare raccontato attraverso tre parole chiave: Africa, pop e donne.

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Africa

Sabato 23 marzo al Creberg Teatro (ore 21) il secondo concerto in programma è quello di Dobet Gnahoré. Insieme a lei Julien Pestre (chitarra, voce), Pierre Chamot (tastiere, laptop) e Mike Dibo (batteria, percussioni). Gnahoré  è una cantante, danzatrice e percussionista originaria della Costa d’Avorio: sarà praticamente impossibile restare seduti sulla sedia.

Da suo padre, il percussionista Boni Gnahoré, ha appreso il ritmo della tradizione béte, popolazione autoctona della Costa d’Avorio. Ma i suoi concerti si arricchiscono anche di elementi della rumba congolese, del bikoutsi camerunense, dell’high-life ghanese, del ziglibiti ivoriano oltre che del pop.

Canta in inglese, francese e con alcuni idiomi tipici della parte dell’Africa in cui si è formata ed è cresciuta. Ha un capacità straordinaria di entrare in un rapporto empatico con il pubblico, anche grazie alle sue doti da ballerina.

Domenica 24 marzo al Creberg Teatro (ore 21) arriva invece Manu Dibango, uno dei simboli della musica africana, originario del Camerun e cresciuto in Francia. Manu oggi ha ottantacinque anni (quest’anno festeggia i sessanta di carriera) e con “Soul Makossa”, brano che è diventato un manifesto di fusione fra tradizione e modernità, ha venduto milioni di copie.

La sua musica è un travolgente mix di jazz, funky, soul e tradizione. Suona il sax con uno straordinario mood ritmico-melodico e canta con una voce da autentico “Leone d’Africa”, come da tempo è stato soprannominato. Ha inciso più di settanta dischi, qualche anno fa ha ricevuto la nomina di “artista della pace” da parte dell’Unesco e ha collaborato con decine di artisti internazionali. Da Fela Kuti ai Fania All Stars, da Don Cherry a Peter Gabriel, da King Sunny Ade a Angelique Kidjo, da Youssou N’Dour ai sudafricani Ladysmith Black Mambazo fino a Jovanotti: tutti si sono lasciati contagiare dalla forza del suo sound nero e cosmopolita, multietnico e vibrante.

Con lui sul palco Julien Agazar (tastiere), Raymond Doumbe (basso), Guy Nwogang (batteria), Patrick Marie-Magdelaine (chitarra), Isabel Gonzalez e Valérie Belinga (voci).

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Pop

Direttamente dalla Gran Bretagna, sabato 23 marzo (ore 17) al Teatro Sociale arrivano i Dinosaur, formazione guidata dalla trombettista Laura Jurd. Hanno esordito due anni fa, ma nel giro di poco tempo il successo di critica li ha travolti. Per loro è stato coniato il termine “synth-pop meets jazz band”, insomma siamo dalle parti di un approccio fortemente votato alla contaminazione che è tipico di certe branche del jazz.
Il loro più che un genere è una casa di generi, un ambiente che permette a folk, rock, elettronica di incontrarsi e mescolarsi, creando qualcosa di personale e lasciando libero spazio all’improvvisazione. Oltre a Laura Jurd (tromba e sintetizzatore) i Dinosaur sono Elliot Galvin (pianoforte, sintetizzatori), Conor Chaplin (basso elettrico) e Corrie Dick (batteria).

Domenica 24 marzo (ore 17) sul palco del Teatro Sociale saliranno i Quintorigo, band romagnola che non ha bisogno di tante presentazioni. In Italia si sono esibiti su tutti i palchi più importanti, da quello di Sanremo (dove si erano presentati con “Rospo”, cantata allora dalla splendida voce di John De Leo), al Concerto del Primo Maggio in piazza San Giovanni a Roma. Hanno anche vinto un Premio Tenco, ma a Bergamo presentano la loro doppia anima divisa fra jazz e rock.

Andrea Costa al violino, Gionata Costa al violoncello, Valentino Bianchi al sax e Stefano Ricci al contrabbasso si ritrovano allineati in una sperimentazione di generi che negli anni ha omaggiato Hendrix, Zappa e Mingus. L’ultimo lavoro si intitola “Opposites” e offre uno spaccato significativo degli orientamenti stilistici del gruppo: dal jazz alla musica classico-contemporanea, dal rock al progressive, fino ad indecifrabili esplorazioni sonore che hanno costruito la fama del quartetto, soprattutto live. Accanto a loro due ospiti: Alessio Velliscig alla voce e Gianluca Nanni alla batteria.

Donne

Sabato 23 marzo all’Ex Oratorio di San Lupo (ore 15) arriva la tedesca Anja Lechner per un concerto di cello solo a metà strada fra esecuzione e improvvisazione. Di casa in ECM, con cui ha pubblicato più di venti dischi, la musicista di Kassel vanta collaborazioni con il bandoneonista argentino Dino Saluzzi, il pianista francese Francois Couturier, quello greco Vassilis Tsabropoulos e con il chitarrista argentino Pablo Marquez. È la fondatrice del Rosamunde Quartett e nel corso della sua carriera ha eseguito brani di Tigran Mansurian, Valentin Silvestrov, Gurdjieff, Komitas e Mompou. Lechner ha un background classico, ma si muove agilmente fra i generi, dalla contemporanea alla musica popolare, forte di un’estetica raffinata ma anche fortemente evocativa

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

(foto Marco Caselli / ECM Records)

Sempre l’Ex Oratorio di San Lupo, domenica 24 marzo (ore 17), ospita la voce di Sara Serpa. Portoghese, ma newyorkese d’adozione, appartiene a quel filone di cantanti fra jazz e sperimentazione che mescolano il suono della tradizione d’origine (nel suo caso il fado) con le istanze sonore più creative della scena della Grande Mela. Nel suo curriculum collaborazioni con John Zorn, Ran Blake, Mark Turner, la flautista Nicole Mitchell e l’arpista Zeena Parkins. All About Jazz ha definito il duo con André Matos (che verrà presentato a Bergamo) come “il punto in cui minimalismo e melodia si fondono, dando vita a un suono ultraterreno che è assolutamente avvincente e completamente unico”.

E per finire un piccolo post scriptum. Fate come me e seguite il consiglio del direttore artistico Dave Douglas che pochi giorni fa, in un’intervista che trovate qui, ha spiegato: “Un festival jazz è come una grande mostra… Prima di andarci mi informo un po’ sull’artista, sul contesto, mi faccio un’idea e me la gusto meglio… Non è necessario farlo per forza, ma quel minimo di ricerca in più, anche solo su Youtube sarà uno spunto che aprirà le porte a un’esperienza sicuramente più profonda”.

Per avere informazioni dettagliate sul programma e per acquistare i biglietti vai qui. 

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