Human Safari

27 anni, di Fara Gera d’Adda, Nicolò Balini è uno dei travel blogger più seguiti in Italia. Venerdì 28  presenta il suo libro all’Accademia Carrara, ma da Kiev già consiglia a noi aspiranti viaggiatori qualche meta alternativa di viaggio per il 2019.

Si chiama Nicolò Balini ma tutti lo conosciamo come Human Safari. Ventisette anni, di Fara Gera D’Adda, terminati gli studi in ambito turistico ha lavorato come agente di viaggio, ma nel 2012 la svolta. La passione per i viaggi e per la fotografia diventano una professione: apre il canale Human Safari con il semplice scopo di caricare e condividere sul web le sue avventure nel mondo con tutti gli appassionati di viaggi, cibo e fotografia. In pochi anni diventa il principale punto di riferimento per la categoria travel su YouTube e oggi Nicolò è tra i più famosi vlogger italiani: 700.00 iscritti e più di 70 milioni di visualizzazioni, senza contare gli oltre 100.000 follower su Facebook e i 300.000 di Instagram. Con lui abbiamo virtualmente viaggiato in oltre 60 Paesi del mondo e poi, finalmente, sono nati i viaggi di gruppo cui tutti abbiamo fisicamente la possibilità di partecipare. Se riusciamo nell’impresa di iscriverci, perché registrano il tutto esaurito nel giro di un paio d’ore.

E ora Human Safari è anche un libro, “Istantanee intorno al mondo” (Mondadori Electa), che Nicolò presenta in prima persona in museo. Un diario di viaggio documentato esclusivamente da fotografie istantanee e analogiche, scattate con attrezzatura fuori dall’ordinario ma alla portata di tutti.

Nicolò presenta il suo libro venerdì 28 dicembre, alle ore 20.30, all’Accademia Carrara, ospite d’eccezione della serata di apertura serale straordinaria del museo e della mostra “Le Storie di Botticelli” (dalle 17.30 alle 22, con biglietto speciale a 5 euro, gratuito under 18).

Con un’incursione (telefonica) abbiamo raggiunto Nicolò a Kiev il giorno di Santo Stefano per sapere qualcosa di più del suo lavoro e per strappargli qualche consiglio.

Non ti chiediamo come tutto è cominciato, perché te lo chiedono tutti. Ma ci piacerebbe sapere, quale è il “segreto del tuo successo”?

Non penso di aver raggiunto il successo. E’ semplicemente la soddisfazione di fare un lavoro che mi piace, che mi sono scelto, e che mi impegno sempre per fare al meglio. I miei risultati pensano siano dovuti al fatto che continuo a fare quello che mi piace indipendentemente da ciò che pensano e dicono gli altri. Faccio le cose perché mi vanno, e se nel tempo mi accorgo che smetto di appassionarmi, cambio e prendo una rotta diversa.

Quale è il viaggio che ti ha sorpreso di più e quello che ti ha messo a dura prova?

Ogni viaggio è un’esperienza che mi serve per continuare il mio percorso. Ci sono tantissimi Paesi dove ho voglia di tornare. Quello che mi ha messo più alla prova a livello di sicurezza è stato il viaggio a Cape Town, dove ho dovuto soggiornare in centro, in una zona molto interessata dalla criminalità. Lì non tornerei volentieri, ma in Sudafrica sicuramente.

Da YouTube alle pagina di carta di un libro, per di più con foto analogiche. Non è bizzarro?

Non si tratta del passaggio a un vecchio media, a qualcosa di obsoleto. Io ho sempre scattato in analogico. Voglio restituire le mie idee fotografiche istantanee e analogiche in un album dei ricordi cartaceo, che contiene fotografie che sono fisiche e non digitali e per questo non ho voluto proporle in maniera diversa da questa.

Quali sono le mete alternative che consiglieresti a noi aspiranti viaggiatori per il 2019?

In questo momento mi trovo in Ucraina. Ho trascorso qualche giorno a Kiev, con un bel po’ di neve, ed è un Paese che mi sta incuriosendo. E’ facile da raggiungere, ha un costo contenuto ed è una realtà molto diversa dalla nostra. Così come la Bosnia, che io consiglio sempre. Uno in realtà non ci pensa mai, ma quando io sono arrivato in macchina a Sarajevo sono rimasto molto colpito dalla città e dai paesaggi della Bosnia. Sul medio raggio, il Marocco, altro luogo spesso sottovalutato ma che riserva  perle incredibili. Per andare più lontano, sono abbastanza gasato per il fatto che l’anno prossimo andrò alle Hawaii, ma se dovessi consigliare qualcosa di più fattibile penserei a qualche stato americano meno turistico. Di solito gli italiani vanno sempre a New York, Miami, Los Angeles, San Francisco, ma il luogo che più mi ha colpito è stato il Montana. Mi piace cercare anche un po’ di avventura e prediligo posti dove c’è meno città, meno caos e molta più natura.

Bombardati da immagini globalizzate, crediamo di conoscere da casa anche i luoghi del mondo in cui non siamo mai stati. Cosa significa davvero viaggiare “fisicamente” oggi?

Occorre guardare con i propri occhi. Vedo tanta gente, anche persone che vogliono fare mio lavoro, che guardano le cose con gli occhi dei social. Io preferisco viaggiare perché amo viaggiare e non perché devo farlo vedere su Instagram. Condividere le cose con gli altri è meraviglioso e io ne ho fatto un lavoro, ma questo non deve condizionare troppo la scelta e l’esperienza di un viaggio. E’ importante anche valutare bene le persone. Viaggiare da soli fa crescere molto, ma condividere fisicamente un viaggio con altre persone è molto bello. Infine, è molto importante non aver pregiudizi: così si viaggia molto più leggeri, più tranquilli e arrivano le esperienze più belle.

E il prossimo viaggio di gruppo a cui possiamo partecipare?

Prossima meta è la Lapponia, dove tornerò per la decima volta per andare a caccia di aurora boreale con i miei iscritti. Poi il Giappone ad aprile, per vedere i fiori di ciliegio, e le Hawaii a settembre. Tutti i prossimi viaggi di gruppo sono sold out ma ne organizzerò altri, che mi premurerò di comunicare con un certo preavviso sui social, soprattutto Facebook, Instagram e Twitter.

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