Libertà e dispotismo, com’è moderno Euripide (all’iraniana)

A colloquio con il regista Farzad Amini. “Hippolytus” ad Arcate d’Arte domani e sabato

Prometheus Theatre porterà in scena Hippolytus al festival Arcate d’arte nella città italiana di Bergamo”. Si legge questo in testa all’articolo pubblicato domenica scorsa sul quotidiano internazionale iraniano Tehran Times, dove viene raccontato lo spettacolo diretto da Farzad Amini. La prima nazionale di questo classico del teatro greco, riletto in chiave contemporanea dal regista iraniano andrà in scena al Chiostro del Carmine domani sera, venerdì 26 luglio alle 21.30, e in replica sabato 27 luglio. Il tutto per Arcate d’Arte di TTB – Teatro Tascabile.
Le note di scena della tragedia in cui Fedra, madre adottiva di Ippolito, si innamora follemente del figlio descrivono lo spettacolo come “Una lucida immagine della depravazione e delle sue conseguenze sociali”. E annunciamo la mancanza di un lieto fine per quest’opera classica, nella quale ognuno cerca di raggiungere la sua soddisfazione personale. Là dove il dispotismo e l’individualismo della società aprono squarci di dolore in una vicenda dall’attualità ficcante.

Il regista e gli attori del suo Prometheus Theatre sono già in città da qualche giorno. Le prove proseguono tra le arcate del Chiostro del Carmine, dove Farzad Amini parla lentamente seduto a un tavolino. Ogni parola è pensata, misurata e pronunciata con una dolcezza estrema. Tanta quanta la sofferenza racchiusa nella vicenda di Ippolito, protagonista di un’opera antichissima scritta da Euripide quasi 2500 anni fa – il debutto fu infatti nel 428 a.C.

Quando ho portato questa tragedia in scena a Tehran o ad Atene ho visto molte persone in platea piangere – ricorda il regista (foto sopra)Hippolytus sul palcoscenico porta grandi contrasti, rappresentando da un lato l’individualità come libertà e valore guida per un essere umano nel viaggio alla ricerca di sé” e dall’altro lato il suo opposto, “l’individualismo inteso come narcisismo e dispotismo, quello del padre Teseo, simbolo del governo”, che condannerà ingiustamente il figlio, forte delle sue scelte di vita e incurante di cosa ne pensa la società. Fedele a un giuramento che lo porterà alla morte.

A distanza di quasi due millenni, “questa tragedia è capace di parlarci ancora – spiega Amini – mostrandoci come il rischio di dispotismi e di guerre ci siano sempre, come sempre esisteranno il tradimento e il dolore. Tutto il male che vediamo oggi nel mondo moderno proviene da esseri umani altrettanto moderni, ma quello che ci mostra Euripide vale in ogni tempo ed essere esposti a tutti questi temi in scena ci permette di guardare noi stessi con distacco e purificare la nostra umanità. La riflessione che genera la visione di una tragedia dà forma al nostro spirito”.

La forma che più ama il regista iraniano è costituita da “libertà, individualità e modernità. Questi sono tre concetti della storia della filosofia che mi interessano moltissimo. Tre caratteristiche che appartengono anche a Prometeo”, colui che nel mito greco ebbe il coraggio di rubare il fuoco agli Dei e portarlo sulla terra. È lui il personaggio mitico che dà il nome alla compagnia.

Teatro e filosofia sono i due assi portanti degli studi del regista classe 1977, laureato in letteratura teatrale, specializzato in filosofia occidentale, che è anche oggetto del suo dottorato di ricerca all’università di Qom in Iran. Una passione, la seconda, che si riflette anche nel suo “Hippolytus”, rilettura del testo di Euripide, che nell’originale scrive: “Anche le persone sagge e virtuose, non per loro volere, ma amano il male”.

Un tema, quello della compresenza del bene e del male, che per la prima volta nella storia della filosofia viene affrontato proprio in questa tragedia greca, in modo davvero onesto. Poi per secoli non se ne parlerà più. Bisognerà arrivare al Rinascimento per ritrovarlo nelle parole di Machiavelli e del suo Principe, in Thomas Hobbes e poi da Immanuel Kant in avanti. Ecco perché la tragedia sarà riscoperta e diventerà fonte di grande riflessione anche nei secoli a venire: il male e il bene stanno insieme, non sono comparti separati, l’Oriente già lo sapeva, in Occidente ce ne siamo accorti guardando indietro proprio alla cultura greca”.

Ma il testo euripideo, come molti altri del genere, trafigge anche per il suo messaggio etico: “Nonostante il senso di tutto ciò che vediamo in scena sia molto amaro, la tragedia in realtà ci sta anche dando un messaggio importantissimo: ci sta dicendo che per avere una società giusta ci vogliono regole e umanità”.

Tra le righe, nella rilettura di Amini della tragedia, trovano spazio anche riflessioni e riferimenti sul paese di origine del regista: “L’Iran è molto cambiato rispetto a 40 anni fa. Oggi la gente è più cosciente della propria libertà e dell’importanza della propria individualità. Vorrei immaginare lo spirito della modernità come un bocciolo, sono molto contento e ottimista sul futuro dell’Iran: è un fiore che sta per sbocciare”.

Oltre la scena. Il corpo, la tragedia e il cinema
La mattina dopo la prima, sabato 27 luglio alle 11 nel Chiostro del Carmine, Farzad Amini terrà la conferenza “Tragedia e corpo tragico”, un’occasione per scoprire qualcosa di più sulla poetica e le tematiche utilizzate dal regista e dal suo gruppo: “mi interessa molto vedere come un corpo di un attore contemporaneo sappia rappresentare tristezza, rabbia e amore. Allora il corpo quotidiano dell’attore, come ha detto Eugenio Barba, dobbiamo dimenticarlo, solo allora possiamo avvicinarci alle sue potenzialità di canale per comunicare quei valori eterni presenti anche nella tragedia classica” (ingresso gratuito, prenotazione consigliata: info@teatrotascabile.org).

Cinema iraniano
Spazio invece alla proiezione di “Iran. Tre volti” del regista Jafar Panahi domenica 28 luglio (foto sopra). La pellicola aprirà Cine-tascabile, una rassegna cinematografica realizzata ad hoc da Lab 80 film, che anche quest’anno proporrà dieci titoli, in un viaggio in cui il cinema incontra musica, danza, teatro e arte.
In programma anche: “Dancing dreams – Sui passi di Pina Bausch” di Anne Linsel e Rainer Hoffmann (2 agosto), “Una storia banale” di Wojciech Has (3 agosto), “Fedra” di Jules Dassin (13 agosto), “Vanja sulla 42° strada” di Louis Malle (20 agosto), “Medea” di Lars Von Trier (23 agosto), “La strada” di Federico Fellini (24 agosto), “Il circo di Tati Parade” di Jacques Tati (27 agosto), “East is east” di Damien O’Donnell (30 agosto) e “Il treno per Darjeeling” di Wes Anderson (31 agosto). L’inizio degli spettacoli è previsto per le ore 21. Ingresso intero 6 euro, ridotto 5 euro, soci Lab 80 film 4 euro. In caso di pioggia le proiezioni avverranno al coperto.

https://www.teatrotascabile.org/

Questo sito utilizza cookies tecnici e di analisi statistica, propri e di terze parti. Per maggiori informazioni sui cookie, conoscere i cookie utilizzati dal sito ed eventualmente disabilitarli, consulta la nostra pagina . maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi