Folkstone con il baghèt contro l’odio gratuito

Il nuovo disco “Diario di un Ultimo” e il tour al via il 30 marzo da Trezzo d’Adda. Intervista

Lo scorso 8 marzo è uscito “Dario di un Ultimo”, il disco più recente dei Folkstone. Il 30 marzo la band di origini bergamasche lo presenterà al Live Club di Trezzo d’Adda (MI), prima data del tour e prima occasione per sentire in concerto le canzoni nuove.

I Folkstone, come molti sapranno, mescolano sonorità folk-rock – anche con strumenti tradizionali – al medieval metal, sottogenere del folk-metal che unisce l’heavy alla musica folk di origine e immaginario medievale. Sono stati loro i primi a inserire in formazione il baghèt bergamasco e in un certo senso, quantomeno in Italia, hanno fatto scuola.

“Diario di un Ultimo” è un album che doveva essere “solista”ma invece si è trovato ad essere un lavoro corale, in cui ogni elemento della band aggiunge un tassello alla composizione di testi e musiche. Ne risultano quattordici tracce che riscoprono l’energia travolgente degli esordi e la tipica botta del gruppo. Insomma è la formula Folkstone, che ai ritmi forsennati sostenuti da basso e batteria aggiunge le chitarre a dettare i reef e gli strumenti delle varie tradizioni folk europee, come il già citato baghèt, i flauti di legno, la cetra, il bouzouki e la ghironda. Strumenti identitari che vengono mescolati in un sound all’insegna dell’apertura verso le altre culture.

Quest’anno la band bergamasca avrà tanti motivi per festeggiare quindici anni di carriera su e giù dal palco alzando calici di birra a ripetizione. Tuttavia non manca una piccola nota malinconica, che vi sveliamo alla fine della chiacchierata fatta con il cantante Lorenzo Marchesi.

È vero che questo doveva essere il tuo disco solista?
Sì. Era tanto tempo che non scrivevo più, partecipavo alla stesura di qualche pezzo, ma mi sembrava che il mio modo di scrivere fosse ormai un po’ obsoleto per i Folkstone. Così avevo pensato a un album solista, l’ho iniziato e poi mi sono accorto che stavo facendo un Folkstone 2.0.

E poi cosa è successo?
La cosa più semplice di tutte. Sono andato dagli altri e ho detto: “Ragazzi ho qua sei, sette brani… cosa ne facciamo?”. E lì è nato “Diario di un Ultimo”.

Come scrivono un disco i Folkstone?
Non abbiamo mai una sola persona che scrive i pezzi, assecondiamo l’urgenza di scrivere di ognuno. In questo caso gli autori siamo prevalentemente io, Roberta e Angelo Berlendis, il primo chitarrista dei Folkstone con cui ci siamo ritrovati così, quasi per gioco e alla fine abbiamo scritto un album. Poi la band entra sulla definizione musicale e, infine, Maurizio Cardullo ha registrato, mixato e prodotto il tutto.

Le tue sette tracce iniziali si sono raddoppiate…
Gli altri hanno aggiunto man mano dei pezzi loro. A dirla tutta siamo anche partiti da un’edizione più pesante, sia musicalmente che nei testi.

Diario di un Ultimo” parla di odio, amaro in bocca e inquietudine. Ce lo racconti?
Questo disco è una reazione a tutto l’odio gratuito che si respira in giro, ogni giorno. È la reazione di pancia che nasce attorno a tutti i discorsi sugli immigrati, sulla questione dell’autodifesa, le armi, la violenza e l’indifferenza. È in quel momento che il pensiero si ribalta e viene da dire: “Provate voi a essere odiati da tutti” e vediamo come vi sentite.

Veniamo alla nota dolente. Sul Palco sabato 30 a Trezzo ci sarà una nuova formazione, giusto?
Giusto. Teo e Andrea, storici membri della band che hanno condiviso il viaggio della carovana Folkstone sin dagli albori hanno deciso di proseguire per altre vie. Per questo motivo questo album è più complicato. Perdere due membri della band non è piacevole.

Quindi oggi siete in sette.
Si è aggiunto il polistrumentista Marco Legnani. Per cui siamo io, l’altra bergamasca Roberta Rota, Maurizio Cardullo che ha anche prodotto l’album, Federico Maffei al basso, Luca Bonometti alle chitarre, Edoardo Sala alla batteria e ovviamente Marco che suona ghironda, cetra e bouzouki.

Però nell’edizione deluxe dell’album c’è una sorpresa…
Esatto. L’edizione deluxe contiene un dvd live, registrato alla Latteria Molloy di Brescia nell’ottobre 2018. Si riferisce al nostro album precedente, “Ossidiana”, che era molto diverso da questo, ma è anche l’ultimo concerto della formazione storica.

Appuntamento per una birretta post concerto allora?
Volentieri! Questa è una cosa che abbiamo sempre fatto e che continueremo a fare, con chiunque voglia parlare con noi o salutarci. Ci vediamo dopo il live!

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