Cosa e come i Coma Cose

Una chiacchiera con il duo rap, fra i più rimarchevoli degli ultimi mesi. Il 31 luglio a Filagosto

I Coma Cose – il prossimo 31 luglio a Filagosto Festival di Filago, ingresso gratuito (in apertura Pippo Sowlo) – sono tra le cose più interessanti e furbamente provvidenziali capitate alla musica pop italiana ultimamente.
Interessanti perché nel loro fondere piglio hip hop e sfoglie indie, tradizione cantautorale e freschezza urban sono riusciti a coprire una nicchia del nostro panorama musicale che ancora restava abbastanza inesplorata. E provvidenziali perché, con un pizzico di scafatezza, riescono a racchiudere nella loro proposta un esauriente parterre di tutte le principali tendenze più in voga al momento.

In occasione della data bergamasca, abbiamo raggiunto al telefono California, metà femminile del duo, per ripercorrere i primi passi di Coma Cose. Approdo naturale di un’amicizia tra lei e Fausto (già attivo musicalmente con il progetto Edipo): “Ci siamo conosciuti circa 4 anni fa, perché lavoravamo nello stesso negozio. Abbiamo iniziato a parlare di musica, anche se io non lo conoscevo come artista nei suoi progetti precedenti. Da un po’ aveva in mente questo progetto composto da un duo maschio e femmina. Aveva da parte già alcune prove e me le ha fatte sentire, era alla ricerca di una ragazza e io gli proponevo le mie amiche”.
E invece: “Non avevo mai pensato di fare musica in vita mia. Poi quasi per caso ho cominciato a registrare qualche provino io, e così confrontandoci sulle canzoni a un certo punto ci siamo guardati negli occhi e abbiamo detto «facciamolo insieme». Abbiamo fatto sentire le prove a un po’ di amici, e tutti ci dicevano «guardate che spacca». Così ci siamo buttati”.

Il primo pezzo di Coma Cose a vedere la luce è “Golgota”, base distorta con sinistri echi witch-house e strofe rap abbastanza serrate. L’amore per l’hip hop, infatti, nei due è ben consolidato: “Io nasco come appassionata di rap. L’ho scoperto alle medie ed è stato amore a primo ascolto. Da lì poi ho assistito a tante jam, concerti, eccetera. Da Eminem sono passata a Fabri Fibra, e poi da lì a ritroso Sangue Misto, Colle Der Fomento, eccetera”.
Quello che più emerge da questo primo pezzo, in realtà tutt’altro che acerbo, è però una profondità di background che affonda le sue radici fino alla tradizione di cantautorato in italiano, e da lì traccia un ponte affascinante. Versi come “Il mio artista rap preferito è De Gregori” (“Deserto”), piuttosto che il bacino mandato a Battisti intitolando un pezzo “Anima Latina”, sono già una dichiarazione di stile e di intenti.

In una scena musicale contemporanea divisa – almeno nel pubblico più giovane – tra i due schieramenti di hip hop e indie, una proposta così ibrida è una scelta sicuramente azzeccata, pure fin troppo. Senza togliere nulla alle sue qualità, Coma Cose è anzitutto un progetto furbetto e capace di arrivare un po’ dappertutto, di piacere tanto agli appassionati di rap meno scafati quanto agli amanti delle chitarre. Stando a California però, si tratta più che altro di una vera e propria urgenza espressiva anziché di una scelta studiata a tavolino: “Fare musica è una necessità, e noi siamo mossi dalla volontà di fare qualcosa di nuovo. Quindi cerchiamo di non attaccarci a uno stile già esistente, ma di creare qualcosa di diverso. Quindi il fatto di mischiare varie cose è proprio una necessità. Ci annoia tutto, in maniera abbastanza veloce. Passiamo dal cantautorato americano al rock, abbiamo varie componenti che entrano in Coma Cose. Fausto poi aveva un progetto di cantautorato indie, se vogliamo chiamarlo così, e in Edipo faceva già in parte questa cosa qua, mischiando il rap all’indie e al cantautorato con la chitarra. Quindi è proprio una conseguenza naturale del nostro percorso, in primis suo e poi anche con il mio apporto, che ho portato nuovi colori all’interno di quello che già era il suo background”.

Foto di Nazasca

Un altro elemento distintivo, marchio di fabbrica riconoscibilissimo che potrebbe però facilmente diventare stanco cliché, è l’(ab)uso di giochi di parole, citazioni, rimandi, costruzione dei testi per associazione libera di idee e di suoni, sinestesie e saltelli no-sense. “Ho fame chimi-capisce?” (“Post concerto”), “Oggi tutto bene, sì? Ma domani-comio” (“Granata”), oltre a tutta una serie di richiami a Milano (“Mai una gioia tranne la fermata prima di Centrale”, “24 maggio calamari freschi”, ancora “Granata” e “Deserto”).
Anche qui, la scelta è consapevole ma non opportunista: “Sicuramente è molto più difficile fare delle canzoni fatte in questo modo, piuttosto che scegliere un argomento e approfondirlo. Ora come ora ci diverte molto di più dare dei messaggi in codice, diciamo criptati, che richiedono magari uno sforzo maggiore per essere colti. Se un giorno sentiremo l’esigenza di approfondire un solo concetto e scrivere una canzone più canonica, magari verrà fuori. Però credo sia proprio insito in noi comunicare in questo modo qua: svelarci ma in modo più difficile”.

Prima diversi singoli e un EP (“Inverno Ticinese”) in cui tutti queste firme stilistiche si sono via via consolidate, senza disdegnare un’esplorazione musicale quantomai variegata – da ballate come “Anima Latina” a irresistibili tormentoni come “Post Concerto”, passando per episodi più inaspettati come la coda di “French Fries”, che sembra presa di peso da “Yeezus” di Kanye West. Poi a marzo 2019 è arrivato l’album d’esordio “Hype Aura” (rieccoci con i giochini di parole), in cui ogni eventuale traccia più “dark” è stata limata. In generale i pezzi si sono fatti più solari, pur senza dimenticare qualche ombra di dolce malinconia, con ritornelli al crocevia tra Calcutta e il Coez più recente: “Per noi questo disco è un concept album, e quella che emerge è un po’ la nostra storia. Quindi ci sembrava giusto legarla a sonorità meno buie e a melodie più aperte”.

È evidente che, per quanto riguarda i Coma Cose, dal dialogo con la tendenza principale di questi anni Dieci non si scappa. Lo dice il target principalmente under 30 del progetto e il suo taglio abbastanza urban e modaiolo.

Il rapporto tra il duo e la trap avviene però a debita distanza, obbligato appunto più da contingenze anagrafiche che da affinità stilistiche (risulta piuttosto improbabile immaginarsi Fausto e California a parlare di buste e panette): “Quando è uscita la trap ci siamo gasati molto anche noi, anche solo per il semplice fatto che si trattava di una cosa nuova. Quando arriva una cosa nuova, se sei un minimo curioso e hai voglia di novità la approfondisci. Quindi ci piace, o per lo meno ci piacciono determinate cose magari più legate a una trap americana, forse semplicemente perché non capisci a fondo quello che dicono. Perché i temi alla fine son quelli e quindi che palle. Sono cose trite e ritrite, sentite e risentite, che ci arrivano fino a un certo punto”.

Ma non è tutto: “In Italia sono state fatte cose molto fighe, ma si parla quasi sempre di stile. È un discorso diverso dal nostro. Se si parla di stile, è una figata. Legare un contenuto a quel tipo di flow invece è più difficile. Poi c’è chi lo fa e ci riesce pure bene, però la specificità della musica trap è da stereotipo un po’ più leggera. Quindi ci piace? Sì e no, ecco”.

Ora, una volta smaltito il tour estivo, ci sarà tempo per mettere a fuoco qualche nuova idea e pensare a eventuali collaborazioni con altri artisti (ad oggi una strada mai percorsa dai due): “Ci stiamo pensando, stiamo valutando la cosa. In realtà sono due o tre settimane che siamo un pochino più liberi, e infatti abbiamo ricominciato a scrivere qualcosa e a valutare cosa fare nel futuro prossimo. E siamo aperti anche a questa cosa, collaborare con altri artisti. Dobbiamo solo capire in che formula. Sono arrivate diverse proposte di featuring già in passato, ma stavamo lavorando al disco e noi siamo abbastanza mono-tasking, quindi abbiamo detto «finiamo prima il disco, e poi vediamo»”. Noi non facciamo altro che attenderli, prima di tutto a Filago.

Filagosto Festival sarà dal 30 luglio al 4 agosto a Filago (via Delle Industrie 1). In programma tanti nomi importanti dell’indie italiano e la serata Metal for Emergency Festival con un nome storico del metal come gli Anthrax. Il programma:

Martedì 30.07 Fast Animals and Slow Kids + Endrigo

Mercoledì 31.07 Coma Cose + Pippo Sowlo

Giovedì 01.08 Busy Signal + Mahout

Venerdì 02.08 Ministri + Alosi + Cara Calma

Sabato 03.08 Giorgio Poi + Francesco De Leo + Calabi

Domenica 04.08 MFE Anthrax + Skanners + Methedras + Killin’ Baudelaire + Klogr

https://www.facebook.com/filagosto

(foto Melania Andronic)

Questo sito utilizza cookies tecnici e di analisi statistica, propri e di terze parti. Per maggiori informazioni sui cookie, conoscere i cookie utilizzati dal sito ed eventualmente disabilitarli, consulta la nostra pagina . maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi