Maria Teresa Brolis, autrice di “Storie di donne nel Medioevo”

Il libro, che raccoglie ritratti di donne famose e comuni, verrà letto durante la Festa della donna in Teatro

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Oltre a “Storie della buonanotte per bambine ribelli vol. 2” l’altro libro protagonista della Festa delle donne a Teatro sarà “Storie di donne nel Medioevo” (Il Mulino), scritto dalla storica e ricercatrice bergamasca Maria Teresa Brolis. Una raccolta di narrazioni che ritraggono donne entrate nella Storia per le loro gesta (Ildegarda di Bingen, Eloisa, Chiara d’Assisi, Giovanna d’Arco) a fianco di donne “normali” e sconosciute, ma capaci di stagliarsi per intelligenza, coraggio o per un percorso esistenziale tutt’altro che comune.
“Storie di donne nel Medioevo” è un libro di storia che gode della passione e della scrittura accattivante di un romanzo. Ne abbiamo brevemente parlato con l’autrice.

Come nasce questo libro?
L’idea è nata nel 2010, mentre combattevo contro due gravi tumori. Avevo tempo per riflettere tra una chemioterapia e l’altra. Ripensavo a mia madre e al suo amore per me. Rivedevo la grandezza di tante donne vissute senza clamore. In una settimana di digiuno prima dell’autotrapianto di midollo, ho compreso come il cibo – che mi mancava – fosse anche il frutto dell’amore e nascesse da una tradizione, storica, d’amore. Tradizione per lo più femminile (ovviamente attraverso l’immagine del cibo intendo riassumere molto altro). Poi ci ho messo cinque anni a scrivere questo libro, dopo circa un quarantennio di studi sul medioevo. Dovevo cambiare stile, renderlo più vivace, pur mantenendo la serietà del testo. Il genere biografico mi ha aiutato in questo senso.

In generale dalla sua ricerca, come appare la situazione delle donne nel Medioevo?
Più variegata e ricca di quanto si possa pensare. I documenti d’archivio mostrano una straordinaria vivacità, anche fuori dalle mura domestiche. Basti pensare che la maggior parte dei miei studi sulle cosiddette ‘donne comuni’ si basa sui loro testamenti, dettati nei secoli XIII e XIV. Non ieri. A quei tempi anche molte donne facevano testamento.

Nelle vulgata comune il Medioevo è considerato “un’età oscura”. Molti storici negli ultimi anni stanno provando a sfatare questo mito negativo. In questo senso come si inseriscono le storie delle sue donne?
Ci vorrà tempo per sfatare il mito negativo, che è iniziato circa cinque secoli orsono. Io non voglio affrontare la “Leggenda nera” né con pennellate di rosa, né con le polemiche. Offro per lo più vicende positive perché esse attendono di tornare alla luce rispetto a quelle più truci. Vorrei colmare un vuoto storiografico, perché allora come oggi la notizia brutta fa audience. Dobbiamo invertire la tendenza, altrimenti alimentiamo la paura e la noia (anche fra gli studenti di storia).

Donne famose come Giovanna d’Arco e Chiara d’Assisi accanto a donne comuni e “sconosciute”. Cosa le accomuna?
Risposta telegrafica: la bellezza, la ricerca della pace, l’ardore di amori eroici o quotidiani, la curiosità intelligente, il bisogno di affetto.

Ulisse a un mese (foto di Alberto Tovoli)

A quale fra le donne che ha raccontato si sente più vicina?
Difficile scegliere. Ci provo: nella prima parte, Ildegarda di Bingen e Christine de Pizan; nella seconda, Flora, l’usuraia pentita, e Margerita, che ha curato il marito malato. Non voglio però dimenticare la più divertente: Bettina da Gandino che inventa maldestre pozioni per guarire vari malanni.

Negli ultimi tempi, partendo da tematiche che riguardano le donne (l’aborto, il femminicidio, la parità sul posto di lavoro e nella società) si sente spesso ventilare un “ritorno al Medioevo”. Lei cosa ne pensa?
Fa parte della ‘Leggenda nera’ di cui si parlava prima. Mi fa piacere che il mio libro stia andando bene in Italia e che ora sia stato tradotto in inglese per la McGill Queen’s University Press. Chi legge queste storie non fa affermazioni così banali.

E per finire, cosa c’è ancora da fare affinché le donne raggiungano un’effettiva uguaglianza rispetto agli uomini?
Guardare la realtà. Le leggi si uniformano a una visione della realtà. Non bisogna partire dalla conseguenza ma dalla causa. Occorre riscoprire una certa visione della realtà (e dell’amore) che è, fra l’altro, fiorita in alcuni periodi della grande tradizione culturale europea. Il XII secolo, ad esempio, è stata un sorta di ‘primavera’ per l’Europa. Attenzione perché la violenza spesso parte dall’ignoranza. Non bisogna sottrarre soprattutto ai giovani tesori di bellezza, perché la legge morale non nasce dalla paura ma dall’attrattiva.

ISCRIVI ALLA FESTA DELLA DONNA IN TEATRO su EVENTBRITE!

Questo sito utilizza cookies tecnici e di analisi statistica, propri e di terze parti. Per maggiori informazioni sui cookie, conoscere i cookie utilizzati dal sito ed eventualmente disabilitarli, consulta la nostra pagina . maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi