Silvia Barbieri, la regista delle Donne

È lei che sta preparando lo spettacolo “Festa delle donne in Teatro”. L’abbiamo intervistata

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Silvia Barbieri è attrice, regista, drammaturga e formatrice. Sta curando per il secondo anno l’ideazione e la regia della “Festa della donna in Teatro”, uno spettacolo che rientra in pieno nella sua poetica. Ovvero quella di un teatro con al centro la persona, la gente, anche non professionista, in drammaturgie costruite su parole, gesto e canto.
Con lei abbiamo parlato dell’evento dell’8 marzo, di come è nato e di quali obiettivi vuole conseguire, ma pure di cosa significa essere donna nel teatro di oggi.
Silvia, oltre che molto simpatica, è decisamente una testa pensante.

Come è nata l’idea della “Festa delle donne in Teatro”?
Nasce da un mix di aspetti che riguardano la mia professione e la mia vita. Innanzitutto il sodalizio con Daniela Taiocchi, un’amicizia che è diventata poi una collaborazione professionale . Poi l’amore per il teatro, che non manca mai, e l’idea di una Festa che coinvolga la gente, a partire dalle donne. Nel mio percorso ho sempre coltivato la possibilità di mettere in scena le persone comuni e le loro storie. Il teatro non deve essere fatto necessariamente da attori professionisti. Ad esempio io mi sono inventata un format, che si chiama “Paesi in scena”, per raccontare la biografia di un paese, che è sempre composta da un territorio e dalle persone che lo abitano.

Mercoledì scorso c’è stato il primo cast, domani ci sarà il secondo. Come le hai viste le donne che hanno partecipato ai provini?
Molto appassionate ed è naturale che lo siano. Ma anche con un grande desiderio di essere protagoniste nel modo più bello. Perché la “Festa delle donne in Teatro” non è uno spettacolo con una prima attrice. Ad essere prima attrice sono tutte le donne e la loro essenza femminile. Ai provini c’era una bella energia femminile e tutti l’abbiamo respirata, maschi compresi.

Ulisse a un mese (foto di Alberto Tovoli)

Perché la scelta di due libri come “Storie della buonanotte per bambine ribelli vol. 2” e “Storie del medioevo”?
È una scelta in continuità con la prima edizione della Festa, dove leggemmo il volume uno delle bambine ribelli. L’anno scorso scegliemmo questo libro perché parla alle ragazzine, racconta loro le storie di donne che si sono ribellate alla morale dominante. Quindi è un libro che sa comunicare con l’infanzia, e chi parla all’infanzia sono convinta che sappia parlare con tutti. In più sono storie scritte in forma di racconto breve, è una sorta di riassunto delle biografie di queste donne. Sono piccole storie immediate e leggere, che seguono quanto dice Calvino nelle “Lezioni americane”.

Quest’anno però si va anche nel Medioevo…
“Storie di donne nel Medioevo” nasce da una ricerca fatta da una storica bergamasca, Maria Teresa Brolis. Il libro racconta le vicende di donne conosciute che con la loro vita hanno segnato quei tempi, come ad esempio Giovanna d’Arco. Accanto a queste figure ci sono quelle di donne comuni, anche bergamasche, che hanno permesso agli storici di indagare la cultura del tempo. Nei due libri c’è un temperamento comune, una specularità. A tutto questo poi abbiamo aggiunto anche le biografie di donne contemporanee bergamasche.

Giuseppe Festa (foto di Sara Romoli)

Cosa significa essere una donna di teatro oggi?
È un incrocio di responsabilità, libertà e incanto. Fare teatro significa avere una relazione forte con le persone. In una parola, che rubo dal filosofo James Hillman, fare teatro significa “fare anima”.

C’è una disparità fra uomini e donne nel mondo del teatro, come accade in altri ambiti?
Non frequento tanto il mondo del teatro. Però nella mia piccola esperienza posso dire sì. Anche se il movimento delle donne e la loro voce crescono. Le compagnie femminili sono sempre più numerose. Mi auguro che un giorno avremo un orizzonte in cui non ci siano rivendicazioni ma relazioni. E che il teatro sia sempre di più il luogo del coraggio.

Coraggio credo sia una parola chiave della “Festa delle donne in Teatro”…
Sì, ci vuole coraggio a salire su un palco quando non lo fai di mestiere e magari è la prima volta. Coraggio, ma anche incoscienza e un pizzico di narcisismo, Del resto questa è la Festa delle donne in cui le donna si devono sentire protagoniste, applaudite e apprezzate.

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(l’ingresso è gratuito)

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