“A me i comici di Zelig fanno schifo”

A colloquio con Gianfranco Bergamini per la 31esima stagione di Experimenta a Urgnano

Gianfranco Bergamini è il direttore artistico del Festival internazionale del Teatro di Gruppo “Segnali Experimenta – Circuiti Lombardia Spettacolo dal Vivo”, storica manifestazione organizzata dal Laboratorio Teatro Officina a Urgnano. È anche il protagonista del secondo spettacolo in rassegna, “Ninna Nanna”(sabato 6 aprile). Una vita dedicata al teatro e all’insegnamento, popolare ma sempre controcorrente.

I numeri e gli aneddoti non mancano: trentuno anni di festival internazionale, quarantacinque di Teatro Officina, trecento spettacoli. I complimenti di Ermanno Olmi, i grandi artisti ospitati, la soddisfazione di proporre qualcosa che nessun altro fa. E niente Zelig.

Come si fa a realizzare un festival teatrale che dura più di trent’anni?
Bisogna fare scelte drastiche. Noi abbiamo sempre fatto un teatro di ricerca, sperimentale, cercando esperienze al limite, nel circuito nazionale e internazionale. Un impegno che ci è stato riconosciuto: nel 1994 siamo entrati nel circuito lombardo “Altri percorsi”, oggi chiamato “Circuiti Lombardia spettacoli dal vivo” e noi siamo i capofila per la provincia di Bergamo.

La manifestazione esiste dall’88, ma voi come gruppo teatrale anche da prima. Come avete iniziato?
Il Teatro Officina è nato nel 1974, facciamo 45 anni di vita. Con il Tascabile di Città Alta siamo i più vecchi della provincia. Abbiamo iniziato come operai e studenti, un gruppo di paese con personaggi di vario genere, autodidatti. Io facevo le magistrali – ho poi fatto il maestro per tutta la vita – e avevo fatto un po’ di scuola di teatro, ma gli altri erano tutti dilettanti.

Com’erano le vostre prime produzioni?
Facevamo spettacoli molto pretenziosi sui temi scottanti della società: la droga, gli hippie… Siamo durati qualche anno, poi nel 1977 abbiamo riformato il gruppo con formula nuova e siamo diventati “Laboratorio Teatro Officina”. Abbiamo cominciato a lavorare con dei maestri veri, Renzo Vescovi del Teatro Tascabile e Eugenio Barba di Odin Teatret, che ospitiamo anche quest’anno, con “Ave Maria” (sabato 1 giugno, ndr). Ora siamo a tutti gli effetti dei professionisti.

Qual è lo spettacolo più estremo che avete proposto?
Ne avremo fatti trecento, tantissimi importanti. Ricordo “Colón”, la storia di Cristoforo Colombo raccontata dai boliviani del Teatro de Los Andes. Poi “La lettera” di Paolo Nani, le produzioni di Odin Teatret, Moni Ovadia quando ancora non era un personaggio televisivo, “Vajont” di Marco Paolini, Danio Manfredini… Tutti piccoli capolavori che non si erano mai visti. Abbiamo gente anche dalla Svizzera per il nostro festival.

Cosa vuol dire fare teatro sperimentale?
Non assoggettarsi alla regola del mercato, non fare per forza le cose che piacciono alla gente e la fanno ridere. Cerchiamo i gruppi giovani e talentuosi da proporre al pubblico, infatti a ottobre torna la terza edizione del nostro premio “Experimenta”. Studiamo come rendere l’attore più realistico possibile. In un panorama che va verso la pubblicità, la qualità è sempre meno importante, ma noi siamo sempre stati coerenti con la nostra scelta stilistica.. Anche il nostro comico è di alto livello, si può ridere stando alti.

Niente Zelig, insomma.
A me i comici di Zelig fanno schifo, noi vogliamo tenere il tiro alto. Quest’anno abbiamo Leo Bassi, uno dei più grandi clown al mondo (sabato 18 maggio, ndr). I teatri che hanno tanti soldi facciano venire Pintus, noi non ci pensiamo neppure.

Bisogna studiare prima di venire a teatro da voi? O anche una persona impreparata può godersi lo spettacolo?
Il nostro non è un teatro di élite, abbiamo gente di tutti i tipi che viene a vederci. È un teatro di massa, popolare. Popolare non vuol dire facile, ma non vuol dire nemmeno che quando esci ti chiedi “Ma che cosa ho visto?”. Da noi finito lo spettacolo capisci di avere visto qualcosa di importante. La gente da noi torna dopo trent’anni perché c’è qualità e perché ci diversifichiamo da tutti gli altri.

Qual è il complimento più bello mai ricevuto?
Vent’anni fa Ermanno Olmi venne a vedere “Squàsc – Stòrie dé pura”, il mio spettacolo sulle storie di paura della cascina bergamasca (recita che apre la rassegna di quest’anno, domenica 24 marzo, ndr). Tra le tante storie della tradizione popolare citate, c’è anche quella della “morte ingioiellata”, la stessa che Olmi racconta nella stalla de “L’albero degli zoccoli”. Lui se ne accorse e mi disse, scherzosamente, che lo avevo tradito: “Ma mi hai tradito bene!”. Ecco, aver tradito bene un maestro come Olmi è una grande soddisfazione.

Segnali Experimenta – l’edizione di quest’anno

DOVE
Gli spettacoli si tengono presso l’Auditorium Comunale di Urgnano (Scuola Media) in via dei Bersaglieri, 68. I posti disponibili sono 99 per cui si consiglia la prenotazione.
Info: tel. 035 891878, cell. 340 4994795, email: laboratorioteatrofficina@gmail.com sito web: www.laboratorioteatrofficina.it.

BIGLIETTI
L’ingresso agli spettacoli è di euro 15,00 per César Brie, Leo Bassi e Odin Teatret, di euro 10,00 per Bergamini Gianfranco e Qui ed Ora Residenza Teatrale. Ingresso di euro 6,00 e 5,00 per il Laboratorio Teatro Officina in domenicale per “Teatro in Famiglia”.

CALENDARIO
Squàsc – Stòrie dé pura” – domenica 24 marzo alle 16.30. La rassegna si apre con la sezione “Teatro in Famiglia” e lo spettacolo del Laboratorio Teatro Officina. “È una ricerca filologica sul dialetto, che ha già fatto duecentosessanta repliche”, spiega Gianfranco Bergamini. Le streghe e gli spiriti che popolano le credenze tradizionali sono i protagonisti di queste storie della cascina bergamasca: il folletto (lo squàsc) dagli scherzi impertinenti e dalle trasformazioni imprevedibili, l’orco (ol magnàt) con la sua figura smisurata e minacciosa, il diavolo (ol diàol) con i piedi di capra e le corna, la donna del gioco (a dòna del zöhc), una fata-strega accompagnata da un branco di animali e la caccia morta (la cassa mórta) una grossa cagna nera con gli occhi di brace. Storie di vera paura adatte a un pubblico adulto e a ragazzi coraggiosi.

Ninna nanna” – sabato 6 aprile, alle 21.30. Una storia di formazione di e con Gianfranco Bergamini. Riunisce tre precedenti versioni teatrali, per la prima volta, nella sua interezza di “racconto esperienziale”. Una “confessione teatrale” che passa in rassegna i luoghi dell’infanzia e della crescita di tutti: la campagna, la famiglia, vasta e patriarcale, l’educazione tradizionale, le prime scoperte, i primi timidi approcci con le ragazze e i goffi tentativi di seduzione, i viaggi e la sperimentazione dei miti degli anni Sessanta: il fumo, il rock, la beat generation.

120 chili di jazz” – venerdì 12 aprile, alle 21.30. il grande attore-regista argentino César Brie racconta la storia di Ciccio Méndez, uomo innamorato che vuole partecipare alla festa della donna che gli ha rubato il cuore. La potenza evocativa in scena è straordinaria e l’attenzione è totalmente rapita dalle capacità attoriali di questo straordinario interprete e dalla precisione di un testo bellissimo.

L’Ultimo Buffone”, sabato 18 maggio, alle 21.30. Leo Bassi, uno dei più grandi clown al mondo, propone uno spettacolo che nasce da una scoperta fatta da Joanna, la sorella di Leo, nell’archivio della fondazione Lumiere a Lyon in Francia. Nel maggio del 1896, i Fratelli Lumiere avevano filmato il bisnonno di Leo Bassi, Giuseppe, con il fratello Giorgio, quando lavoravano nel Circo Rancy della città francese. A partire da questi filmati, Leo Bassi sviluppa uno spettacolo intenso e molto divertente dove si analizza il paradiso perduto del mondo dei clown.

Ave Maria”, sabato 1 giugno alle 21.30. Lo spettacolo cult del celebrato Odin Teatret di Eugenio Barba è il momento più importante di questa trentunesima edizione del Festival, interprete è Julia Varley. La pièce, dedicata all’attrice cilena María Cànepa, morta nel 2006, ha la forma di una messa e danza funebre in suo onore. All’interno di questo sentimento arcaico si innesta, secondo un procedimento tipico dell’Odin Teatret, l’incontro fra Julia Varley e María Cànepa, che viene rievocato anche attraverso l’intrecciarsi delle loro voci, con l’attrice italo-danese che insegue la voce registrata dell’amica, restituendole presenza e vita. Un’esperienza scenica imperdibile.

My place – Il corpo e la casa” , sabato 8 giugno alle 21,30. A chiusura di “Segnali Experimenta 2019”, arriva l’originalissimo “My place – Il corpo e la casa” dei milanesi Qui ed Ora Residenza Teatrale con Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli per la regia di Silvia Gribaudi. In scena tre corpi nudi – o meglio in biancheria intima – di donne non censurate, vere, oneste e ben diverse da quelle che oggi siamo abituati a vedere in mostra sui giornali, su internet, in televisione. In uno show surreale, si offrono al pubblico per quello che sono, corpi senza casa né spazio, sfrattate dal proprio io, lanciate a inseguire, divorare e moltiplicare le proprie ombre. Poche parole, quadri visivi, corpi in movimento.

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