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Bergamo Jazz Festival porta sul palco grandi artisti internazionali. 

 

Di origine californiana, David Murray è una delle principali figure emerse nel florido panorama jazzistico degli anni Settanta. Ispirato inizialmente da illustri colleghi come Coltrane, soprattutto quello più spirituale, e Albert Ayler (il suo primo album, del 1976, si intitolava Flowers For Albert), Murray ha via via sviluppato una forte personalità musicale, affermandosi come una delle più autorevoli voci del sax tenore contemporaneo (è anche specialista del clarinetto basso). Profondo conoscitore della tradizione del jazz, l’ha quindi inglobata in uno stile personale, equilibrata sintesi fra urgenze espressive diverse. Sul finire dei Settanta ha fondato, insieme a Julius Hemphill, Oliver Lake e Hamiet Bluiett, il World Saxophone Quartet, una delle prime formazioni esclusivamente sassofonistiche. Nelle vesti di leader ha ideato numerosi gruppi e progetti, da trii e quartetti ad ampi organici orchestrali. Nel corso della sua carriera ha anche collaborato con pianisti quali Randy Weston, Dave Burrell e Geri Allen, con il poeta Amiri Baraka, con le cantanti Cassandra Wilson e Macy Gray, con il chitarrista dei Grateful Dead Jerry Garcia e molti altri ancora. Ultimamente ha stretto un fecondo sodalizio con il poeta/rapper Saul Williams. A Bergamo Jazz torna esattamente a vent’anni di distanza dalla sua prima partecipazione, con il progetto “Speaking in Tongues”. Al suo fianco, fra gli altri, c’è nell’occasione il batterista Eric McPherson, la cui immagine campeggia sulla copertina del libro fotografico pubblicato da Bergamo Jazz nel 2018.

DAVID MURRAY sax tenore // DAVID BRYANT pianoforte // DEZRON DOUGLAS contrabbasso // ERIC MCPHERSON batteria

 

Cantante, danzatrice e percussionista, originaria della Costa d’Avorio, Dobet Gnahoré è una delle nuove voci d’Africa: ha esordito nel 2004 e da quel momento il suo nome ha iniziato a fare il giro del mondo. Forte della profonda conoscenza della tradizione béte, appresa dal padre, maestro percussionista di Abidjan che talvolta si unisce a lei in palcoscenico, Dobet Gnahoré ha inglobato nella sua musica anche elementi della rumba congolese, del bikoutsi camerunense, dell’high-life ghanese, del ziglibiti ivoriano ed altro ancora, giungendo ad una sintesi ritmica e sonora di grande impatto e fascino. Oltre che in inglese e francese, canta in differenti lingue africane – Betè, Fon, Baoulè, Lingala, Wolof, Malinkè, Mina e Bambara –, cosi che i messaggi delle sue canzoni siano ovunque comprensibili. Dobet possiede una voce calda e potente alla quale si associa una presenza scenica magnetica, nutrita da anni di lavoro teatrale e coreografico. Le sue performance catturano l’attenzione fin dal primo istante unendo alla forza espressiva del canto, movimenti di danza e le sonorità di  strumenti a percussione (calebasse, sanza, balafon), della chitarra acustica e di tutti gli altri piccoli strumenti che nell’insieme costituiscono una suggestiva e vitale tavolozza di colori. Dobet Gnahoré canta l’amore e la disfatta, la gioia e la festa, usando una grande varietà di ritmi e stili per un approccio transafricano originale, unico. 

DOBET GNAHORÉ voce, percussioni // JULIEN PESTRE chitarra, voce // PIERRE CHAMOT tastiere, laptop // MIKE DIBO batteria, percussioni

 

Dettagli

Data:
23 Mar
Ora:
21:00 - 23:59

Organizzatore

Rastelli Festival

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