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Dal 4 ottobre al 6 gennaio la GAMeC presenta «Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile», a cura di Lorenzo Giusti e Sara Fumagalli.

 

Primo appuntamento di un ambizioso ciclo triennale dedicato al tema della materia, la mostra presenta un dialogo inedito tra materia, arte e scienza attraverso un percorso espositivo scandito in tre sezioni che vede protagonisti autori di generazioni diverse che hanno dedicato la propria ricerca alla sua interpretazione.

La sezione «Informe» annovera artisti che utilizzano i materiali non come elementi da plasmare con l’intento di creare nuove forme, ma in virtù della loro valenza intrinseca: capolavori di Fautrier, Fontana, Manzoni e Tàpies sono posti in dialogo con le «Combustioni» e i «Cretti» di Burri, le sculture di Urs Fischer, le statue «colanti» di Cameron Jamie e le eteree astrazioni screpolate di Ryan Sullivan, per citarne alcuni. 

La sezione «Uomo-Materia» mette invece a confronto opere contraddistinte da una forte componente materica e dalla presenza dell’elemento antropomorfo. Tra questi, le sintesi plastiche di Rodin e Medardo Rosso; le figure «intrappolate» di Giacometti; le teste monolitiche di Josephsohn; i dipinti informali di Baj; i lavori di Appel e Jorn, catterizzati da colori brillanti, violente pennellate e figure umane distorte, accanto a opere di artisti contemporanei quali Florence Peake e William Tucker.

Infine, la sezione «Invisibile» accoglie un nucleo di lavori che guarda agli aspetti più nascosti della materia, in dialogo con la dimensione atomistica e subatomica. Dalle celebri «Tessiturologie» di Dubuffet – visioni microscopiche di un elemento materiale – alle esplosioni di materia-luce di Tancredi; dalle composizioni degli artisti del Movimento Arte Nucleare – Baj, Dangelo e Colombo – che rielaborano le suggestioni provocate dall’esplosione della bomba atomica, alle ricerche di Jol Thomson, Hicham Berrada e Thomas Ruff, che vedono la nozione classica di «materia» sfumare a livelli subatomici, abbracciando il concetto di energia. 

Il percorso si chiude con il lavoro di Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand, artisti selezionati per la prima edizione di Meru Art*Science Research Program, il nuovo progetto di ricerca ideato in collaborazione con la Fondazione Meru e BergamoScienza finalizzato alla realizzazione di interventi «site specific» dedicati al rapporto arte-scienza. L’installazione ambientale appositamente ideata per lo Spazio Zero del museo declina sul piano visivo l’interazione di due buchi neri attraverso un cunicolo spazio-temporale.

 

Dettagli

Inizio:
4 Ott 2018 h.09:00
Fine:
6 Gen

Organizzatore

GAMeC – Bergamo

Tags Evento

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