Credimi, sono un artista… in crisi

All’Auditorium p.zza Libertà quattro video di Adrian Paci sull’arte alla prova del presente

Che cosa succede quando lo status di artista è messo in discussione? Martedì 29 gennaio, all’Auditorium di Piazza Libertà, “Believe me I am an Artist…” di Adrian Paci, racconterà in quattro video altrettanti artisti in crisi di identità, quattro spaccati dell’arte messa alla prova dalle dinamiche geopolitiche culturali, sociali ed economiche. Adrian Paci sarà presente in sala.

La proiezione rientra in Art Movie, a cura di Contemporary Locus e Lab 80 film, un nuovo progetto internazionale che esplora il rapporto tra arte contemporanea e cinema. Attraverso proiezioni e appuntamenti dedicati l’obiettivo è quello di diffondere e valorizzare la produzione di artisti e cineasti internazionali, favorire la circolazione di opere altrimenti poco accessibili, offrire confronti diretti con artisti e autori.

Un artista di fronte a un poliziotto, un artista che si trasforma in falsario, un artista che sogna di fare un film e finisce per fare video di guerra, un gruppo di artisti-artigiani cinesi in viaggio sull’Oceano. Sono i protagonisti dei lavori video di Paci (1969, Shkoder, Albania), che indaga la condizione dell’artista con quel senso forte di umanità che caratterizza tutta la sua ricerca.

Abbiamo chiesto ad Adrian di presentarci una per una queste storie, tutte incredibilmente vere. 

“Believe me I am an artist” (2000, 7’)

“É la storia vera, ripresa dal punto di vista di una telecamera di sorveglianza, di un interrogatorio di polizia dove io sono stato convocato per dare spiegazioni su alcune fotografie realizzate per un progetto artistico. In ufficio che tratta abusi sui minori, come può un artista confermare il suo status a una persona che lo guarda come qualcuno che ha commesso un crimine? Mi interessava indagare la figura artista al di fuori del contesto che lo riconosce e accetta come tale, per vedere se questa figura resiste o meno in un confronto estremo e completamente fuori luogo”.

Piktori (2002, 3’ 30’’)

“Il lavoro riprende il monologo di un pittore che per sopravvivere fa copie e falsi, non solo di opere d’arte ma anche di documenti tra i quali anche i certificati di nascita e di morte. Dunque, un falsario che lavora su commissione ma in qualche modo capace di farti nascere e morire, oltre che di darti un visto per un paese straniero, copiare Leonardo e Tiziano e scrivere slogan per manifestazioni politiche. Come sopravvive un pittore in questo contesto in cui tutti i punti di riferimento – politici, economici, culturali e linguistici – sono messi in discussione? Produce falsi, ma in un certo senso diventa attore della vita reale delle persone”.

The Column (2013, 24’)

“É la storia di un grande blocco marmo che lascia una cava cinese e su una grande nave comincia il suo viaggio verso l’Europa. È durante questo viaggio sull’Oceano che un gruppo di artisti-artigiani cinesi lo trasformano in una colonna di stile antico. Il video è il racconto di questa trasformazione che rappresenta sia la nascita di un’opera d’arte sia la condizione di sfruttamento del lavoro e di sfasamento di tempo e spazio in cui questi operai si trovano a lavorare: stanno realizzando un modello antico preso dall’Occidente ma portato in Oriente, e infine nuovamente rispedito verso l’Occidente.

Electric Blue (2010, 15’)

“É la storia di un artista che sogna di fare un film e, pur trovandosi in condizioni precarie, si compra una telecamera, un oggetto che nell’Albania di inizio anni ‘90 non è ancora alla portata di tutti.  In una fase di cambiamento politico, sociale ed economico, perde il posto di lavoro e gli resta solo la videocamera per tentare di guadagnare due soldi. Lo chiamano per realizzare video di matrimoni e funerali, poi qualcuno gli  suggerisce di fare video hard e, dopo qualche esitazione, comincia a copiare e noleggiare vhs per tentare il business. Finché una notte scopre suo figlio, che credeva ignaro, a guardare le sue cassette e decide di distruggerle. Siamo all’inizio della guerra in Kosovo e la Nato sta bombardando la Serbia, così prende a sovrascrivere ossessivamente i vhs con le registrazioni di tutte le notizie di guerra che in quel momento dominano i telegiornali. Per capire solo qualche anno dopo, che tra una notizia di guerra e l’altra sopravvivevano frammenti di scene erotiche…”

Info
www.contemporarylocus.it
www.lab80.it

Ingresso
Intero: 6 € / Ridotto: 5 € / Soci Lab 80: 4 €
Con la newsletter di Contemporary Locus puoi usufruire della riduzione

Courtesy immagini Galleria Kaufmanrepetto

Questo sito utilizza cookies tecnici e di analisi statistica, propri e di terze parti. Per maggiori informazioni sui cookie, conoscere i cookie utilizzati dal sito ed eventualmente disabilitarli, consulta la nostra pagina . maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi