#1libro#1disco#1film#1viaggio: Claudia Contin Arlecchino

La prima donna ad interpretare la celebre maschera il 16 marzo a Ponteranica

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Claudia Contin Arlecchino sarà sabato 16 marzo alle 21 all’Auditorium di Ponteranica per la rassegna teatrale organizzata da Erbamil con il suo spettacolo “Né serva né padrona”, arricchito dalle musiche di Luca Fantinutti e con consulenza artistica di Ferruccio Merisi (intero 10 euro, ridotto 8 euro). Autrice, attrice, regista e artista figurativo, Claudia è conosciuta in tutto il mondo come prima donna ad interpretare il carattere maschile di Arlecchino sin dal 1987.

Importate esponente teatrale a livello internazionale, non solo per la commedia d’arte, Contin è anche un esempio per tutte le donne: “Essere Arlecchino e interpretarlo in modo professionale da trent’anni come donna è un valore aggiunto – spiega – Interpretare personaggi maschili o femminili fa parte dello stesso sistema di ampiezza di interpretazioni della commedia dell’arte. Ho dimostrato che anche le donne possono fare ruoli diversi dal loro genere, esattamente come da secoli lo fanno gli uomini”.

Ha pubblicato numerosi testi teatrali, saggi e ricerche di antropologia teatrale tradotti in varie lingue. Ha fondato nel 1990 e tuttora dirige, assieme al regista Ferruccio Merisi, la “Scuola Sperimentale dell’Attore” a Pordenone e dal 1997 è co-direttore artistico del festival annuale internazionale “L’Arlecchino Errante”. Nel 2007 ha fondato il laboratorio d’arte e artigianato “Porto Arlecchino”, in collaborazione col grafico, fotografo e musicista Luca Fantinutti.

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

“Né serva né padrona” (arricchito dalle musiche di Luca Fantinutti e con consulenza artistica di Ferruccio Merisi) è uno spettacolo dedicato alla forza e alla meraviglia del mondo femminile, rivolto a tutti e ad ogni generazione, e alle figure femminili della Commedia dell’Arte e alla loro emancipazione “iniziata nel Cinquecento, nel Seicento, in piena Controriforma, quando non c’erano i diritti che abbiamo adesso e che ancora oggi ispira le attrici contemporanee. Mi auguro che il pubblico vada a casa con una botta di orgoglio, di auto-emancipazione con sé stessi e con la voglia di prendersi per mano tra generi”.

Contin si muove all’interno della Commedia dell’arte e sul palco presenta tutti gli archetipi di femminilità che venivano proposti nelle Fraternal Compagnie dell’epoca, come la servetta, l’innamorata, la cortigiana. Oltre a tutti questi tipi di donna messi in scena tra Cinque e Seicento, l’attrice cita anche una serie di figure che a cavallo di quel periodo hanno avuto un enorme successo come Isabella Andreini, grande attrice comica anche poetessa ed intellettuale e la polistrumentista e cantante Adriana Basile, sorella dello scrittore Gianbattista. Quest’ultima ospitata da tutte le corti italiane e europee, donna di umilissimi origini talmente brava nella musica da ricevere il titolo di baronessa per meriti d’arte.

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Con questi due esempi cerco di incoraggiare le donne che hanno aspirazioni di ogni tipo a non lasciarsi mettere in fila, in coda da alcune pseudo regole di comportamento femminile che purtroppo agiscono ancora oggi, soprattutto in quelle artistiche. Per fare questo in modo buffo, nello spettacolo utilizzo una pseudo-autobiografia autoironica in cui racconto che avendo fatto per tanti anni la parte maschile di Arlecchino, in questi ultimi anni ho dovuto reimparare da capo a fare la donna in scena. Ovviamente non è così, ma in questo finto ribaltamento imparo a camminare, sorridere, svenire. Faccio una lezione a me stessa, così tutta la parte buffa, grottesca e ridicola della femminilità ricade solo ed esclusivamente su di me, ma in questo modo le donne possono ridere di questi piccoli cliché”.

È così che “Né serva né padrona” mira ad essere “una carica di fiducia nella capacità di autodeterminazione di noi donne e questo implica che possiamo fare tanti mestieri, non solo quelli che la tradizione ci attribuisce come donne. Possiamo diventare astronaute, guidare camion ed anche attrici che interpretano ruoli maschili. Per me è molto naturale, è diventato uno stile di vita”.

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

Ma Claudia non è solo Arlecchino: Oltre ad Arlecchino interpreto altri ruoli maschili molto densi come Ungaretti e Schiele, ma anche ruoli femminili. Arlecchino va al di là dell’essere maschio o femmina: è come Amleto, è quasi un archetipo. Se guardiamo agli altri esempi presenti nella storia, io faccio parte di una tradizione di donne emancipate che riescono anche a mettersi nelle teste maschili, oltre che in quelle femminili dei propri personaggi”. Una questione di identità, orgoglio, bravura: Mi sento orgogliosa e insieme a me vorrei che fossero orgogliose tutte le donne, che mi sento di appoggiare e difendere, perché hanno il diritto di fare, di ampliare il loro sistema di conoscenze di espressioni artistiche, di tutto lo scibile umano. Proprio come gli uomini”.

Un approccio simile non è più solo un fatto artistico ma si porta dietro un’intenzione politica, di incisività sulla polis:Spero che in questi 35 anni con Arlecchino di sia stata un esempio del fatto che è possibile, anzi è bellissimo, quasi naturale. Sempre facendo divertire, spero con il mio lavoro di ampliare l’apertura mentale anche del pubblico”.

Infine abbiamo chiesto a Claudia Contin di sottoporsi alla nostra rubrica #1libro#1disco#1film#1viaggio e lei ha indicato i titoli e gli avvenimenti che sono stati fondamentali per la propria formazione. Con un bonus.

#1libro
“Premesse a Cassandra” di Christa Wolf
Magnifico. Sono le lezioni riguardo il suo romanzo Cassandra, che ha tenuto nel 1981-83 all’università. Quando l’ho letto è stata una rivelazione davvero formativa per tutta la drammaturgia dei miei testi.

#1disco
Quelli di Alberto Camerini
Ci sono dischi per me fondamentali. Claudia risponderebbe: molti di Leonard Cohen, perché definiscono davvero la musicalità e il rapporto musica-testo che cerco di realizzare. Arlecchino, invece, risponderebbe: i dischi di Alberto Camerini dedicati ad Arlecchino e alla commedia dell’arte negli anni ’80. Quando ho sentito i suoi dischi, mi hanno incoraggiato a sedici anni ad affrontare la commedia dell’arte in maniera contemporanea e nei miei tempi.

#1film
L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi
Tra i tanti che mi hanno aiutato e aiutano, quello che condivido anche con Bergamo è lo splendido e intramontabile “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi. Andrebbe fatto vedere nelle scuole, tutti i giovani di oggi dovrebbero guardarlo prima di poter capire qualche cosa anche solo della commedia dell’arte o del teatro popolare.

#1viaggio
India
Il primo viaggio in India nel 1991. Ci sono tornata molte volte, ma quel primo viaggio mi ha davvero aperto in due e da allora non ho più avuto paura dei localismi e provincialismi perché penso con una testa intercontinentale. Mi ha fatto capire che l’homo sapiens riempie il pianeta e siamo tutti fratelli, anche a livello genetico.

#1spettacolo
Paolo Poli
Il primo spettacolo che ho visto di Paolo Poli. Erano gli anni ’80: il suo trasformismo, la sua enorme grazia, la sua autoironia e la sua incommensurabile bellezza anche quando faceva personaggi grotteschi mi ha fatto innamorare del teatro.

Wolfy e Ulisse a Monte Adone nell'inverno 2017 (foto di Elisa Berti)

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