Abbiamo chiesto a Giancane, Lucio Leoni e Clavdio cosa è la “scena romana”

Al Bonate Band Circus tre cantautori provenienti dalla Capitale dei grandi numeri su Spotify

Giancane, Lucio Leoni e Clavdio. Tutti al Bonate Band Circus nei prossimi giorni (20 – 23 giugno, campo sportivo di Bonate Sotto). Tre artisti della cosiddetta “scena romana”. Cioè quell’area geografica (Roma e dintorni) che da qualche anno a questa parte sta partorendo tutta la musica che fa i numeri. Esempi sono i fenomeni Coez e Ultimo, ma anche I Cani e i Thegiornalisti, passando dall’ultimissimo eletto nelle lodi delle classifiche radiofoniche, ovvero Clavdio con “Cuore”.

Nel cartellone del Bonate Band Circus non c’è solo tanta romanità. Ad aprire le danze, infatti, arriva Frankie hi-nrg, rapper della vecchia scuola, che proprio il 20 giugno è il primo degli headliner a esibirsi. In apertura Lucio Leoni, cantautore romano poetico e intenso. Venerdì 21 è invece la volta dello straordinario batterista-percussionista Dario Rossi preceduto dai Suvari, mentre sabato 22 la serata abbassa decisamente l’età media del pubblico con l’approdo in terra bergamasca di Chadia Rodriguez – prima trapper donna sulla copertina di una playlist rap di Spotify Italia. In apertura Scsc e Giovo Dust & Twenti. L’ultimo giorno, domenica 23, si ripiomba nella caput mundi musicale con Clavdio e Giancane.

A Giancane, Lucio Leoni e Clavdio – ovvero l’artista, l’intellettuale e il metalmeccanico – abbiamo chiesto di raccontare della loro musica e appunto della “scena romana”. Per tutti un paio di domande su quello che fanno e una per capire da dove vengono.

GIANCANE

Giancane è lo pseudonimo di Giancarlo Barbati, cantautore classe 1980 ed ex chitarrista del Muro del Canto. Ha da poco pubblicato “Non dormo più” singolo che dà il nome al suo tour estivo e che contiene un feat. con Max Pezzali di cui parla entusiasta: “Max mi ha fatto uno dei regali più belli della vita cantando una frase. Io ero un ragazzino quando è uscito ‘Hanno ucciso l’uomo ragno’, vengo da quella generazione lì, per me è un mito”.

Singolo e tour arrivano dopo un album apprezzato da pubblico e critica come “Ansia e Disagio”. Nel disco c’è anche un brano come “Ipocondria”, in cui Giancane duetta con Rancore, e il videoclip è il primo disegnato interamente dal fumettista Zerocalcare. Sempre dall’album è stato estratto il singolo “Limone”, video prodotto da Chef Rubio. Un altro nome che descrive una certa scena underground romana, brulicante e attiva, in cui Giancane vive e si muove.

Non dormo più” sembra la naturale prosecuzione di “Ipocondria” e tu ti riconfermi il cantante delle ansie e delle paure. Ne siamo tutti pieni?
Sì, è vero. “Non dormo più” è una costola di “Ansia e disagio”. Semplicemente non era pronto per quando è uscito il disco e l’ho fatto uscire adesso. Per quanto riguarda i temi dei miei brani scelgo appositamente di non scrivere d’amore perché è un tema troppo affrontato e sviscerato. Non che l’amore non mi appartenga, ma il modo in cui ne parlerei non mi piace. Piuttosto Giancane è una cura che sta funzionando, è il modo con cui affronto e mi libero di ciò che mi ossessiona. È qualcosa che ho bisogno di fare, non so se appartenga anche ad altri, io lo faccio per me. Funziona talmente bene che il prossimo disco sarà sui mali profondi della società, su ciò che stiamo vivendo, perché penso anche che la musica sia un fondamentale veicolo di tematiche e mi sento di dover prendere posizione.

Tu vivi una certa scena underground romana. Chi la frequenta e cosa la caratterizza?
Veniamo tutti dagli stessi luoghi e la stessa età ci ha fatto vivere esperienze comuni. Con Gabry ci siamo conosciuti prima che lui diventasse Chef Rubio e io Giancane. Con Michele (Zerocalcare, ndr) ci frequentiamo da ancora prima, perché lavoravo in un locale in cui facevano solo hardcore e lui ci andava spessissimo. Oltre a questo credo che a muoverci sia un mix fatto di voglia di sperimentare insieme a una filosofia e un linguaggio comune, ma anche un fine specifico. Credo di parlare a nome anche loro nel dire che si tratta di un mattoncino, un tassello da fissare in un mare gigante, che non sposta nulla. Ma potrebbe essere il punto di partenza per qualcun altro che prosegue la strada.

Quindi secondo te esiste.
Sì, la scena romana c’è ed è anche storica. Questa è la terza ondata, la prima è stata quella dei cantautori degli anni Settanta, da De Gregori a Venditti, fino a Stefano Rosso. Negli anni Novanta c’è stato il periodo di Daniele Silvestri, Max Gazzé, Niccolò Fabi, i Tiromancino e Sinigallia. Ora noi siamo i loro nipoti dopo anni di buio. Penso che i capostipiti di questa nuova ondata siano stati I Cani e Niccolò Contessa, per me è una sorta di genietto che da Calcutta in poi ha mosso tutto. Poi certo, la sto surfando pure io, di rimando. È un risveglio che ha aiutato tutti.

LUCIO LEONI

Nel frattempo a Roma Giancane sta lavorando a un nuovo brano con Lucio Leoni, figura decisamente poliedrica di quell’ambiente. Leoni infatti è un songwriter, ma pure un produttore e speaker radiofonico che ama mescolare la musica con la letteratura e le discipline delle arti e dello spettacolo. Giocando fra cambi di tonalità e monologhi, viaggia su un filone cantautorale che attinge dalla poesia e cerca nella parola il suo significato più profondo.

Serve una certa dose di coraggio per recitare la musica come fai tu…
Sì, se per rischiare intendiamo una vittoria commerciale. Ma a me interessa soprattutto che all’interno del percorso artistico che seguo la gratificazione sia proprio nella possibilità di comunicare. La ricerca della fama e del successo sono passaggi relativamente interessanti, preferisco il riscontro della realtà. Poi a pensarci bene tutta l’arte è un rischio.

Il lupo cattivo” è il tuo ultimo album, dove giochi tanto con la voce, quasi ci fossero diverse personalità che entrano di volta in volta nel brano. Mi spieghi il tuo rapporto con la voce a cui hai dedicato anche una tesi di laurea?
Io interpreto la musica in maniera non solo musicale. Per me è una ricerca e ciò che mi interessa è approfondire l’aspetto linguistico. Più che pormi l’obiettivo di trovare qualcosa, mi permetto di sperimentare strade diverse, non per forza giuste, ma in grado di incuriosire e fare pensare. Cerco di creare e a volte nasce qualcosa che può essere realmente nuovo o differente.

Una delle tue canzoni più note è “Domenica”, in cui ripeti una frase evocativa: “Anche oggi non si fa la rivoluzione”. Che senso gli dai?
Ovviamente ha un significato molteplice. Più in generale è il riferimento a ‘darsi una mossa’, a liberarsi di una frustrazione. Da un’altra parte è proprio la rivoluzione, intesa come politica e sociale. Per i cantautori della mia generazione l’idea di esporsi è sempre fin troppo celata, ma la musica, in quanto arte, ha necessariamente un legame con la politica. Su questo i rapper sono più bravi. Lo sguardo sul sociale è parte del loro bagaglio e l’evoluzione sta anche nel fatto che loro si prendano carico di questo impegno.

Ripeto la domanda anche a te. Parliamo della cosiddetta scena romana. Secondo te esiste? E cos’è?
Il fatto stesso che tu sappia chi sono, pur essendo musicalmente così “ostico”, è la dimostrazione che esiste. A Roma, dopo una lunga morte culturale si percepisce un rinnovato interesse, esploso direi dal 2012 in poi, soprattutto con le serate di musica dal vivo. Ma se la scena romana è intesa come comune e condivisa da fuori, per chi la vive da dentro è tutto molto più sparpagliato e confuso di quello che sembra.

CLAVDIO

In sei mesi “Cuore” di Clavdio ha registrato poco meno di 4 milioni di ascolti su Spotify e più di 3 milioni di visualizzazioni su youtube. Quando il brano ha iniziato a passare regolarmente su Radio Deejay lavorava come metalmeccanico, impiego che ha lasciato solo da poco, come conferma lui stesso: “Da fine maggio mi sono licenziato”.

Tu cantavi già da qualche tempo, ti facevi chiamare “Il rondine”, cos’è successo poi?
Ho registrato “Cuore” e l’ho mandata a Davide Caucci di Bomba Dischi su Facebook. Non è che puntavo a chissà cosa, ai passaggi su Deejay o Rtl. Ci credevo, certo, come a tutto quello che avevo fatto prima. Mi ha risposto subito dicendomi che era interessato e io ho pensato semplicemente che sarebbe stato un ulteriore salto di qualità rispetto al disco precedente, che già mi aveva dato delle belle soddisfazioni. Invece è cambiato tutto.

Cuore” ricorda tante cose senza essere uguale a nessuno. È quello il suo segreto?
In molti mi hanno detto che a tratti sembro Gazzè, per altri De André, ma credo dipenda dal fatto che io ho sempre ascoltato di tutto. Tra gli italiani il mio preferito è Battiato, ma mi piace Branduardi, il rock progressive e anche la musica medievale. Ogni volta prima dei concerti faccio ascoltare un brano di Thomas Tallis, compositore inglese del 1500.

Eri nel posto giusto, al momento giusto? Ovvero, sei il prodotto più recente della “scena romana”?
Non lo so, magari la cosa avrebbe funzionato anche da un’altra parte. La scena romana c’è, ma non è l’unica. Vedi i Coma Cose, loro non sono di Roma, ma se una cosa funziona, funziona a prescindere. Poi Roma oggi non è che come la Genova di Paoli o De André, non vivi una scena comune in cui tutti si incontrano, credo sia più un “qualcosa che fa notizia”.

https://www.facebook.com/BonateBandCircus/

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