Daje, Bergamo!

Tutte le cose importanti da sapere su “Bergomum”, la mostra sulla Bergamo romana

Se pensate che il primo insediamento urbano di Bergamo sia quello cinquecentesco e che le prime Mura le abbiano costruite i veneziani allora vi conviene fare un giro a “Bergomum”. La mostra sulla Bergamo provincia dell’Impero che al Palazzo della Ragione dal 16 febbraio al 19 maggio riporterà indietro di qualche millennio il colle di Città Alta.

Oggi il bergamasco dice pota. Ma un tempo Bergamo era tutto un daje!. Scherzi a parte, Bergomum era una città romana di tutto rispetto. Di colli ne aveva solo uno e non sette come Roma, ma era un importante centro di scambi commerciali, con una vita sociale molto attiva e tutte le costruzioni tipiche di una (piccola) urbs (sost. femm. III decl.): l’arena, le tabernae (sost. femm. I declinazione), le terme etc.

Ecco tutto quello che dovete sapere sulla mostra. Ma per prima cosa rispolverate il vostro latino così non farete la figura dei barbări (sost. masch. II decl.).

Info
Palazzo della Ragione, Piazza Vecchia
16 febbraio – 19 maggio 2019
martedì – venerdì 9.30 – 13.00 / 14.30 – 18.00
sabato, domenica e festivi 10.30 – 18.30
sabato 16 febbraio apertura dalle 13.30

Bergamasco antico romano

Con oltre 450 reperti, videoproiezioni, paesaggi sonori, beacon che dialogano con i dispositivi mobili e installazioni interattive “Bergomum” testimonia la romanitas di Bergamo e lo fa lasciando che il visitatore si cali nei panni di un antico romano che percorre il tragitto verso il cuore di Bergomum. Il risultato è un cambiamento radicale dell’idea che tutti abbiamo di Bergamo. Grazie a quattro decenni di scavi archeologici che hanno fatto riemergete i segni di una presenza sul colle di Città Alta risalente a parecchi millenni fa, fin dall’età del Bronzo.

Un tempo qua era tutto Foro

“Bergomum” riepiloga le posizioni del cardo e del decumano, del foro monumentale tra il Palazzo del Podestà e il Teatro Sociale, del teatro per la rappresentazione di tragedie e commedie nella zona più settentrionale di piazza Mascheroni, dell’anfiteatro per i ludi gladiatorii nel giardino della Crotta (dove oggi c’è via Arena, da cui il nome) e le botteghe (tabernae) dove ora c’è la Piazza Mercato del Fieno. In quella zona era possibile anche giocare a palla, curare il corpo, mangiare e bere, leggere in biblioteca grazie alla presenza delle terme.

Balsamari e ostriche

I romani bergamaschi mangiavano le ostriche, che giungevano dalle coste pugliesi. Il marmo invece proveniva dall’isola greca di Taso e dalle zone siro-palestrinesi i balsamari in vetro. Ma Bergomum aveva anche acquedotti, fontane, cisterne, luoghi di culto e necropoli. Senza scordare le domus con affreschi e pavimenti a mosaici. Nell’arena si sfidavano i gladiatori, proprio come nelle pellicole peplum egli anni ’60 e ’70 che Lab80 propone nella Cinearena della mostra.

Carta d’identità, prego

Il cavaliere Publius Marius Lupercianus, il commerciante Caius Statius Faustus, il paedagogus Rubrius Teophilus con la moglie Septumia Prima e gli schiavi Martia e Primula. Ma anche le familiae degli Antonii, dei Valerii e il liberto Marcus Betutius. Di queste persone “Bergomum” espone le “carte d’identità”, così da raccontare alcuni abitanti reali di diverse categorie sociali, le cui vite sono state ricostruite grazie ai ritrovamenti e dalle lapidi. Fra questi anche una signora di Via degli Orti sepolta in una tomba contenete alcuni oggetti di vita quotidiana, fra cui il prezioso balsamario per contenere unguenti esotici.

Fuori dal Palazzo

“Bergomum” è però anche una mostra diffusa. Prosegue infatti sul territorio urbano (poiché saranno visitabili i siti archeologici affiorati), nel Museo e Tesoro della Cattedrale (dove sono state ritrovate alcune domus romane), fino all’area archeologica di vicolo Aquila Nera, solitamente chiusa al pubblico.

Diamanti

Non sono pietre preziose ma reperti, quelli che l’organizzazione di “Bergomum” ha definito Diamanti. Due maniglie di bronzo con teste di delfino e chele di crostaceo, dotate di una placca con la testa del dio Oceano (probabilmente appartenenti a un recipiente). Una moneta d’oro dell’età di Cesare battuta dal magistrato monetario Hirtius ritrovata in Vicolo Aquila Nera. Il raro balsamario di vetro blu a forma di grappolo d’uva proveniente dalle zone fra la Siria e la Palestina, ancora del tutto integro. Un calice di vetro trasparente con un’incisione raffigurante una persona seduta con in mano il tirso, il bastone di Dioniso, e le scritte in greco SOS (Dionisos) e EIMEROS, cioè il desiderio amoroso. E infine il piccolo gladiatore in terracotta trovato in una tomba a Casazza (BG), che conferma la popolarità dei gladiatori a quel tempo.

Mura

Veneziane? No romane. Prima delle mura fatte costruire dalla Repubblica di Venezia furono i romani a murare Bergomum. La cinta aveva un percorso differenze e leggermente più ristretto ma confermava l’importanza della cittadina all’interno dell’Impero.

Golasecchiani

E prima dei romani? Risale al V millennio una rara frequentazione del colle di Bergamo, ma è con l’età del Bronzo (II millennio) che la presenza di un nucleo abitato fra la Cattedrale, Palazzo del Podestà e Piazza Vecchia, diventa stabile e significativo. Risale però al VI secolo a.C. una seconda fondazione da parte dei Celti golasecchiani, già stabili nei territori della Lombardia centro-occidentale e del Piemonte orientale.
I golasecchiani controllavano i passi alpini, avevano un legame privilegiato con i Celti francesi e facevano da mediatori fra i principi del Nord e i popoli dell’Italia centrale. Un dominio che si interrompe nel 388 a.C. con l’invasione dei Celti transalpini, che fa decadere il centro protourbano di Bergamo. L’espansione verso Nord di Roma comporta l’annessione della Gallia Transpadana e risale al 49 a.C. il Municipio romano di Bergomum.

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