Bergamo cemetery route: 5 cimiteri da vedere a Bergamo e provincia

Per chi ama forme di turismo fuori dagli schemi e ha un occhio puntato sulla tradizione, il “mese dei morti” può essere lo spunto per scoprire luoghi che uniscono storia e sacralità.

Abbiamo familiarità con il turismo enogastronomico, artistico, culturale, religioso, il cicloturismo e perfino il cineturismo. Tuttavia, con l’arrivo di Ognissanti e del Giorno dei Morti, una nuova branca delle attività turistiche si è affacciata su un luogo troppo spesso relegato al di fuori delle rotte abituali, che invece rappresenta un vero e proprio museo a cielo aperto dove arte, architettura, scultura e storia convivono fianco a fianco (il tutto con ingresso gratuito).

Se non avete mai pensato che la meta dell’ultimo viaggio dei morti in terra potesse diventare itinerario terreno dei vivi, abbiamo un consiglio per voi: tirate fuori il vostro dizionario personale e aggiungete la voce “necroturismo” alla lista. Ma cos’è il necroturismo? In parole povere, un’idea alternativa di turismo, dedicato alla scoperta di cimiteri, catacombe e sepolcri, tant’è che in alcuni casi si può parlare di vere e proprie “Cemetery Route”. Niente di malinconico o macabro: le estati milanesi, per esempio, sono da qualche anno animate da “Museo a cielo aperto” (neanche a dirlo) una rassegna di concerti, teatro, musica, cinema, workshop, laboratori e visite ambientate nella cornice esclusiva del Cimitero Monumentale di Milano.

Ma ci sono anche molte esperienze e luoghi vicino a noi che meritano di essere posti sotto la luce dei riflettori. Vi abbiamo incuriositi? Allora, ecco le mete imperdibili per sperimentare appieno lo spirito di questa filosofia.

Cimitero Monumentale di Bergamo

Partiamo dalla capitale orobica, dove sorge una meta perfetta per godere del fresco clima autunnale ammirando bellezze artistiche. Immerso in una quiete inusuale per la realtà cittadina, l’arrivo al cimitero di Bergamo è contrassegnato dall’abbraccio scenografico dell’ingresso, che con il suo stile eclettico assume le sembianze di un monumentale tempio. A sovrastarlo c’è il Famedio, custode delle spoglie di bergamaschi illustri, dove fino al 18 novembre potrete trovare anche l’esposizione dedicata ai progetti originali del Cimitero Unico di Bergamo. Dopo l’accoglienza a dir poco spettacolare, non possiamo che lanciarci nell’esplorazione dei 177.000 metri quadrati di superficie di questo camposanto, nato sul progetto di Ernesto Pirovano. Un enorme parco costellato di sculture, cappelle e tempietti, dove è possibile approfittare anche di appositi tour guidati gratuiti. Non è tutto: volete far visita alla tomba di un parente, ma la giungla di lapidi vi disorienta? Il Monumentale è al passo con i tempi: scaricata l’apposita app, inseriti nome e cognome del defunto, il servizio di localizzazione vi condurrà a destinazione.

Il villaggio di Crespi d’Adda

Prato all’inglese, croci allineate come in un set statunitense e un monumento piramidale degno di un tempio esotico o di uno ziggurat: sogno o realtà? Certamente il cimitero del primo patrimonio Unesco della bergamasca conserva un fascino visionario che possono vantare in pochi. Vuoi che sia per la storia del suo villaggio operaio o semplicemente per la quiete di questo luogo, un’atmosfera di totale sospensione aleggia tutt’intorno, come una nota lasciata a mezz’aria. Eppure, perfino in quel pacifico delta disegnato dall’unione del Brembo e dell’Adda, le tombe sembrano farci l’occhiolino per suggerirci che, se agli occhi della morte siamo tutti uguali, alcuni uomini sono più uguali degli altri. Ironia della sorte, la piramide, emblema di ascensione per antonomasia, diventa anche il simbolo della scala sociale: una gradinata che possiamo risalire partendo dalle umili tombe degli operai e gli abitanti del villaggio al centro del perimetro, passando per dirigenti e amministratori in zona più periferica, per arrivare infine al maestoso mausoleo della famiglia Crespi. Anche in questo caso, non mancano le visite guidate: da marzo a novembre il sabato e la domenica (per piccoli gruppi fino a 10 persone) e tutto l’anno su prenotazione per gruppi oltre le 10 persone.

Mausolei liberty sul Lago d’Iseo

A Sarnico non c’è Liberty senza Sommaruga. L’architetto celebre per le sue architetture Art Nouveau vanta la paternità non solo di meravigliose ville private e edifici civili, ma anche di splendidi esemplari di arte funeraria. E non è strano a dirsi, se si pensa ai sepolcri come una serie di villette a schiera disposte l’una accanto all’altra, con tanto di accoglienti praticelli, aiuole e sculture decorative. Autentico gioiello è il Mausoleo dei Faccanoni del 1907, custodito nel cimitero di Sarnico e rappresentativo esempio della sapiente arte dell’architetto. Anche in questo caso, il colpo d’occhio è un elemento fondamentale, ma la mole della tomba monumentale a metà strada tra la scenografia teatrale e il tempio maya è ingentilita da una fusione armonica con l’ambiente circostante. Sia nei materiali utilizzati (tra i quali risuonano i nomi familiari della Pietra di Sarnico, del Ceppo di Brembate e simili) sia per il profilo della struttura che si sposa col profilo della collina retrostante, il Mausoleo Faccanoni costituisce un elemento che fonde in sé la sfera naturale a quella umana, risentendo altresì di un parziale annullamento dell’elemento tipico della religiosità, per avvicinarsi quasi a un altare dall’aspetto pagano.

L’incompiuta di Bonate Sotto

Una basilica senza soffitto e senza pareti: non è l’ambientazione di un libro di favole o di una leggenda, ma la realtà. In località Lesina a Bonate Sotto sorge infatti una ex basilica che dell’incompiutezza ha fatto la propria bellezza:  stiamo parlando della Basilica di Santa Giulia, oggi cappella cimiteriale. Dell’originale struttura a cinque campate e tre navate sono sopravvissute solo le tre absidi e la prima campata, affacciata sul cimitero antico. Nonostante l’incuria, l’abbandono e i saccheggi di materiale edilizio che ne fecero sparire buona parte della gloriosa struttura romanica, Santa Giulia si erge comunque fiera e bellissima in un’area bucolica caratterizzata da una pace assoluta. Una curiosità: sotto una piramide candida sulla sinistra della facciata è ubicata un’urna misteriosa, che secondo alcune leggende custodirebbe i resti della figlia adolescente della regina longobarda Teodolinda. Pura suggestione? Chi può dirlo, certo è che il luogo è talmente intriso di fascino da averlo portato ad essere uno dei siti lombardi più votati all’interno della classifica de «I Luoghi del Cuore» del FAI.

La Chiesa dei Morti ad Almenno San Salvatore

Per concludere, vi proponiamo una struggente storia di abbandoni e ritorni, di rivalsa e decadimento: siamo ad Almenno San Salvatore, presso la Chiesa di San Giorgio in Lemine e al suo cimitero. L’appellativo di Chiesa dei Morti attribuito all’edificio risale alla peste del 1630, quando dopo un periodo di abbandono, la posizione appartata e facilmente raggiungibile del luogo lo rese idoneo ad ospitare le salme degli appestati. Questo ebbe due effetti positivi: con l’accesso interdetto alle persone sane, gli affreschi si salvarono dalla consueta opera di disinfezione attraverso la copertura in calce e inoltre si favorì una nuova devozione verso i defunti e San Giorgio, anche se il cimitero restò pressoché inutilizzato. La svolta fu l’editto di Saint Cloud nell’Ottocento, che proibì la sepoltura nelle chiese per ragioni igieniche. Sbaragliata la concorrenza, anche il camposanto riaprì i battenti, ma l’idillio durò poco: dopo l’edificazione di un nuovo cimitero, San Giorgio venne accantonato e un alone di mistero (alimentato da racconti popolari sinistri) cadde sull’edificio e i suoi sepolcri. Per fortuna, oggi possiamo ammirare il complesso nel suo splendore. Dopo un giretto nel pittoresco e semplice cimitero affacciato sui campi e abbracciato da muretti in pietre, è d’obbligo una tappa all’interno della chiesa.

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