Per Bastardilla i muri sono luoghi d’incontro

Su una facciata del Natta l’opera della street artist colombiana grazie a Pigmenti e Tantemani

Bastardilla è quello che c’è nella strada… le sue immagini, nient’altro”. Come la figura di un ragazzo che legge un libro di foglie tra i piani di una facciata cieca dell’Istituto Natta in via Gavazzeni a Bergamo e si ritrova su un muro di Bogotà in Colombia. Ritorna a Cochabamba in Bolivia e ancora a Modena, dove l’artista è molto attiva. E poi a Napoli, Buenos Aires e su una facciata di mattoni marroni a Ghent, in Belgio.
Parlano le immagini e parlano i luoghi nel lavoro dell’artista colombiana nota a livello internazionale, che ha realizzato una straordinaria opera permanente di street art (foto sopra) su commissione di Pigmenti e Tantemani. Tuttavia lei rimane nell’ombra.

Mi piace l’idea di restare anonima in un mondo in cui tutti promuovono la loro immagine. Quello che mi interessa è dipingere in strada e mostrare e condividere il mio lavoro con gli altri”. Poche parole, dette dando le spalle alla telecamera nel mini-documentario “Bastardilla/Bogotà”, firmato da Lionel Rossini, rarissimo ritratto dell’artista sul web.

Online e attraverso i media sono solo le facciate a dire, ma il dialogo con le persone e i territori in cui Bastardilla lavora è vivissimo: “I muri sono opportunità di fare bellissimi incontri” dice ancora nel video, parte di una serie di interviste dedicate a ciò che la street art racconta del mondo.
Poetico e intenso nei colori e nei tratti, il racconto della realtà di Bastardilla è “qualcosa di molto intimo che emerge dalle immagini” e allo stesso tempo capace di restituire anche quello che accade attorno al muro.

Bastardilla in Malpensata. Un libro verde in mezzo al cemento

Attorno all’opera del Natta ad esempio c’è un quartiere, quello della Malpensata, cuore di un progetto di rigenerazione urbana portato avanti da Pigmenti negli ultimi anni, a cui hanno partecipato street artist come Ericailcane, Bosoletti, Zesar Bahamonte e Samina.

Anche Bastardilla è parte di questo lavoro realizzato con la rete sociale della zona già dallo scorso anno – spiega Davide Pansera di Pigmenti – L’artista ha vissuto il quartiere e le sue strade, ne ha respirato l’atmosfera. Prima di cominciare a dipingere ha incontrato la preside del Natta e alcuni studenti, che hanno condiviso con lei come vivono questa zona, dove ogni giorno arrivano oltre 4000 ragazzi da tutta la provincia per frequentare le professionali. Un luogo che si trasforma in un deserto quando non ci sono le scuole, un’area isolata, che però conserva una fascia di verde tra gli edifici e il traffico della superstrada”.

Le parole dei ragazzi nel lavoro di Bastardilla si sono trasformate in una figura che legge un libro vegetale, dove i temi ambientali e la natura incontrano la cultura: “Le scuole dell’area sono tutte professionali – continua Pansera – qui l’obiettivo però non è solo insegnare ai ragazzi un lavoro, è fondamentale formarli anche in senso umano e sociale”.

Dipingere muri per ricostruire l’immaginazione

Penso che dipingere sia un modo di avvicinarsi alle persone e costruire altre forme di pensiero. Puoi creare un intero mondo, un’illusione, un modo di mostrare cose che ti permettono di inventare un mondo differente” spiega ancora Bastardilla nel mini-documentario a lei dedicato. Rendere visibile questa possibilità di una realtà diversa è uno primo passo, uno strumento per poterla cominciare a immaginare, soprattutto in contesti territoriali o culturali complessi.

Il lavoro di Bastardilla è fortemente connotato da ragioni sociali o politiche, non è mai solo decorativo – racconta Andrea Losavio della galleria D406 di Modena, che ha collaborato con l’artista in numerosi progetti sul territorio nazionale – In ogni suo intervento questo elemento è sempre presente: dai lavori parte del progetto Icone 5.9, realizzati in solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia nel 2012, a quelli che si possono vedere in zone periferiche abbandonate a loro stesse o in luoghi particolarmente significativi a livello di inclusione, come la sede di un’associazione che si occupa di disagio mentale realizzato a quattro mani con Ericailcane”.

Una scelta che caratterizza l’intera attività di Bastardilla a livello internazionale, con una particolare attenzione a tematiche della violenza, dell’abuso di potere e delle disuguaglianze di genere: “In Colombia la violenza è ancora presente, è una malattia che continua a diffondersi come la rabbia – spiega ancora nel mini-documentario – Non posso essere indifferente davanti a quello che accade nel mondo ancora oggi verso le donne”.

L’attenzione dell’artista al contesto in cui opera e la sua sensibilità alle istanze sociali, si traducono in immagini rese ancora più intense dalla sua eredità culturale: “La contaminazione e l’apertura che caratterizzano l’arte nello spazio pubblico – continua Losavio – nel lavoro di Bastardilla incontrano la potenza espressiva della tradizione del muralismo dell’America Latina: le sue figure umane fortemente ingigantite, mai grottesche sono rese ancora più forti e dinamiche dalla vivacità cromatica sudamericana di quest’artista che non è e non vuole essere rappresentata da nessuno. Un’artista che conserva più che gelosamente la sua identità, lasciando parlare i muri di quello che le sta a cuore”.

Insomma una scelta ben precisa in un contesto in cui spesso il discorso sull’artista sovrasta la riflessione sul contenuto. Il “ritirarsi” di Bastardilla riporta l’attenzione totale sull’opera e sulla sua capacità di riflettere il mondo circostante, i suoi limiti, le sue contraddizioni e le sue possibilità.

http://www.bastardilla.org
http://www.balenofestival.it

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