Scherza coi santi e mettili all’asta

“L’Asta del Santo”, uno spettacolo ironico per raccontare la santità. L’11 luglio ad Azzano

I santi li puoi pregare per chiedere una grazia. Oppure puoi organizzare un’asta ironica e scherzosa per farci sopra una risata. Perché se c’è una cosa che insegna “L’Asta del Santo” della compagnia Gli Ominigiovedì 11 luglio alla Scuola Primaria di Azzano San Paolo per A levar l’ombra da terra – è che le vite dei santi sono così straordinarie che spesso possono essere anche comiche.
“L’Asta del Santo” non è solo uno spettacolo teatrale: è un gioco, un rito collettivo per certi versi catartico, ma soprattutto è un modo differente per raccontare le vite dei santi. Spesso avventurose, fantastiche, se non proprio incredibili. Cariche di peripezie sovrannaturali, morti che non diresti mai e “superpoteri”, cioè capacità che solo la fede in Dio può concedere.

Gli Omini fanno una cosa tanto semplice quanto arguta. Spostano la lente della loro narrazione sugli aspetti più rocamboleschi delle agiografie dei santi, ottenendo un effetto buffonesco che non dissacra ma evidenzia l’umanità superlativa di queste figure. In cui fede, teologia e credenze popolari si mescolano con risultati narrativi appassionanti.
Sul palco un mazzo di 52 carte, raffigurante ognuna un santo, cioè una vita da narrare. Alle persone sedute in platea dei soldi finti con cui accaparrarsi questa o quella carta. A condurre il tutto Luca Zacchini, con cui abbiamo fatto due chiacchiere sullo spettacolo, a partire dall’origine dell’idea.

Era un periodo in cui mi incuriosiva disegnare su Paint (il programma vintage di disegno su pc, ndr) dei pesci. Con gli altri de Gli Omini ci siamo accorti che quei pesci con pochi accorgimenti diventavano altro. A quel punto si è inserita una sorta di deriva quasi mistica e i pesci si sono trasformati in immagini di santi”. Ma non è tutto: “Sempre in questo periodo conservavo due carte nella retro della mia agenda: una del ‘Mercante in fiera’ e un santino di san Viviano. Un po’ per gioco e un po’ per azzardo ci è venuta l’idea di unire il Mercante in fiera con le agiografie dei santi, utilizzando le immagini disegnate da me”.

A quel punto “L’Asta del Santo” è nato e dal 2011 gira l’Italia con riscontri di pubblico spesso entusiasmanti. “Gli spettacoli sono due. Uno sopra il palco e uno sotto”. All’inizio la platea è basita perché deve capire il meccanismo dell’Asta e dei soldi, “che vengono distribuiti da Francesco, l’altra persona che fa lo spettacolo insieme a me”. Al termine del primo racconto, quando scatta l’Asta per accaparrarsi la carta “il pubblico dà letteralmente i numeri, gareggia con un certo agonismo a chi offre di più, proprio come nelle aste classiche”. Sono tanti i motivi per cui le persone vogliono questo o quel santo: “alcuni desiderano prendere il santo che porta il loro nome, o quello a cui sono devoti. Altri il patrono della loro professione”.

I racconti delle vite dei santi nascono da un lavoro di ricerca su diverse fonti ed è questo aspetto, insieme all’ironia, ad avvicinare “L’Asta del Santo” a “Lu santo jullare Francesco” di Dario Fo. “I racconti delle vite dei santi sono frutto di una ricerca. Mia sorella Giulia, che ha scritto il testo, ha solo accentuato gli aspetti paradossali, burleschi e a volte crudeli di queste biografie”. Insomma tutte le vite dei santi sono vere o verosimili, tranne due: “Non sappiamo se davvero sia esistito San Remo, però abbiamo voluto inserirlo comunque, come pretesto per omaggiare due martiri della nostra musica: Luigi Tenco e Mia Martini, di cui cantiamo una canzone ciascuno per spezzare il ritmo dello spettacolo. Anche san Mammolino non si capisce bene da dove venga”.

Il mazzo di carte – tutte disegnate da Luca – si divide in quattro categorie: “santi martiri, ovvero coloro che sono stati martirizzati; santi di strada, cioè preti, eremiti e predicatori; santi d’acqua come san Giovanni Battista e le sante donne, che sono la parte femminile del nostro repertorio di santi”. Ma nel gioco chi vince? “I soldi vengono distribuiti in modo casuale, quindi non tutti hanno la stessa cifra. Dopo un po’ di racconti viene chiamata sul palco una bambina, che estrae tre carte fra le cinquantadue e chi ha queste tre carte vince dei premi”.

In altre parole il meccanismo de “L’Asta del Santo” sta “nel credere forte in uno o più Santi, comprarli, puntare su quelli per arrivare in finale e vincere uno dei premi in palio”.
A questo punto non potevamo evitare di chiedere a Luca i suoi santi preferiti, eccoli di seguito.

San Viviano: “è uno dei santi a cui sono più affezionato. Qualche anno fa feci una camminata sulle Alpi Apuane. Il percorso non è semplice e arrivai all’eremo di san Viviano con dei problemi ai piedi. Lui è il patrono degli arrabbiati, costruì e si rifugiò in un eremo perché era adiratissimo con la moglie. È un santo un po’ strano perché non si capisce bene dove iniziano i miracoli e dove prende il sopravvento una certa crudeltà anche di cattivo gusto. San Viviano infatti odiava profondamente chi nominava il nome di Dio invano e a questi infliggeva pene molto pesanti, fino alla morte. Per questo è diventato il patrono degli arrabbiati”.

San Tranquillino: “il nome dice tutto, era un uomo molto calmo ma fece una brutta fine. A noi piace perché ha una raffigurazione divertente alla quale siamo molto affezionati. Morì da martire durante le persecuzioni di Diocleziano. Venne lapidato e il suo corpo finì nel Tevere, per questo è un santo d’acqua”.

Sant’Agata: “è la protettrice dei seni e dei campanelli. Di solito viene raffigurata con i seni su un piatto, perché le vennero strappati come forma di tortura e siccome il seno è simile ad una campanellino è diventata la protettrice di entrambi. Subì molte angherie ed è quantomai una santa donna. In più è anche il patrono di Catania, una città che amo molto”.

San Foca l’Ortolano: “protettore degli ortolani e degli umili perché era una persona molto umile, probabilmente il più umile tra i santi. Fu tanto buono verso il prossimo da ospitare i suoi uccisori, a cui diede da mangiare. Prima venne gettato in una buca piena di serpenti ma non morì e per questo è un santo da pregare per la guarigione dai morsi delle serpi. Poi si scavò da solo la fossa nel suo orto, venne ucciso e gettato lì”.

San Lorenzo: “santo martire arrostito vivo sulla graticola, disse ai suoi carnefici durante la cottura che voleva essere girato perché da una parte era cotto e dall’altra no. Per questo è il patrono dei rosticceri, dei grigliatori e dei cuochi. Forse questo è l’esempio più chiaro dell’ironia crudele che c’è dietro queste storie, in cui non manca una dose di leggende e tradizioni popolari. Noi riportiamo i fatti trovati nelle fonti e gli esempi di questa crudeltà ironica e paradossale sono tanti: san Simone è patrono dei marmisti perché venne diviso in due, sant’Adriano protegge i fabbri in quanto ammazzato a martellate su un incudine, san Bartolomeo morì spellato vivo e diventò il patrono dei conciatori di pelli”.

Una simile raccolta di storie merita un’opera di divulgazione che va oltre lo spettacolo. “Abbiamo realizzato quattro libretti con le vicende che raccontiamo, le carte dei santi e anche diversi santini. Di solito alla fine degli spettacoli sono molto richiesti, anche da sacerdoti che colgono lo spirito di tutta l’operazione”. E così il detto “scherza coi fanti…” per una volta viene ribaltato: coi santi si può scherzare, eccome. Del resto esiste anche un santo patrono dei comici e dei buffoni. Si chiama san Maturino di Langres.

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