16.000 giovani dicono che la pace resiste

Da oggi a Bergamo il 6º Appuntamento Internazionale dei Giovani della Pace. Intervista a una delle organizzatrici, Chiara Vitali

Ma la pace come sta? Abbiamo chiesto ai giovani del 6º Appuntamento Internazionale dei Giovani della Pace che si svolgerà a Bergamo da oggi a domenica. Violata in tante nazioni del mondo, oggi come nei secoli dei secoli. Negli ultimi anni bistrattata, fraintesa, tirata per la giacchetta da questa o quella fazione politica. Si potrebbe dire che la pace non sta troppo bene. Eppure c’è, esiste e resiste.
Lo testimoniano i 16 mila giovani, secondo gli organizzatori, che sabato pomeriggio dalle 14 sfileranno per il centro di Bergamo. Ribadendo il loro no alla guerra e il loro sì a una pace che significa “no alle armi” ma anche prendersi cura dell’umanità e del mondo che ci sta intorno. Oltre alla marcia, una veglia di preghiera (venerdì sera in Santa Maria Maggiore) e una serie di incontri-testimonianze con chi la guerra l’ha vissuta davvero o la combatte: Franco Leoni Lautizi, sopravvissuto alla strage di Marzabotto; Jeanette Chiapello, scampata al massacro rwandese; la danzatrice senza braccia Simona Atzori, il parroco di Aleppo Ibrahim Alsabagh e molti altri (il programma sul sito).

(Chiara Vitali)

Di tutto questo abbiamo parlato con Chiara Vitali, 22 anni, fra gli organizzatori dell’Appuntamento, nonché componente del Sermig di Bonate Sopra. Il Servizio Missionario Giovanile nato dall’Arsenale della Pace di Ernesto Olivero.
Nel 1964 Olivero, insieme ad alcuni giovani cattolici, fondò l’Arsenale con lo scopo di combattere la fame nel mondo tramite opere di giustizia, promuovendo lo sviluppo e mettendo in pratica la solidarietà verso i più poveri. Non fu un gesto utopico se domani la nostra città verrà invasa da così tanti ragazzi e ragazze che alla pace ci credono ancora e non hanno alcuna intenzione di fermarsi. Fra questi, appunto, Chiara, che per la sua età dimostra una lucidità straordinaria e uno spirito tanto pacifico quanto combattivo.

Ciao Chiara, cosa spinge oggi una ragazza di 22 anni ad occuparsi della pace e a farlo in un modo così impegnativo?
Qualche mese fa mi sono laureata in Scienze politiche. Da lì ho cominciato a lavorare a questo Appuntamento a Bergamo. Mi spinge la voglia di rendermi utile facendo cose concrete. Più mi rendo utile e più solo felice, agire per la pace mi dà molta pienezza. Il mio desiderio per questa giornata dell’11 maggio è che chi partecipa possa ascoltare delle testimonianze che lo inducano a interrogarsi, per poi muoversi e fare qualcosa.

Hai studiato Scienze Politiche, quindi anche le dinamiche che purtroppo portano alle guerre.
Occuparsi di pace significa anche continuare ad alimentare il desiderio di approfondire queste dinamiche. Non rimanere solo sui libri ma toccare con mano ciò che ho studiato. Ci vuole concretezza, non solo teoria.

(l’edizione 2017 a Padova)

Basta guerre! Facciamo la pace” è il titolo di questa edizione. Cinicamente qualcuno potrebbe dire che una frase simile e una marcia per la pace sono troppo naïf. Come rispondi?
In due modi. Il primo è che il titolo di questo Appuntamento a Bergamo può sembrare uno slogan un po’ urlato, ma in realtà nasce da un percorso di riflessione durato mesi. In Italia oggi la guerra non c’è, ma c’è stata settant’anni fa e se vogliamo conservarla è bene che siamo consapevoli di cosa significhi costruire la pace. La guerra oggi è altrove, ma è necessario occuparsene.

Il secondo?
Non andremo a manifestare contro qualcuno, ma contro la guerra. E ascolteremo testimonianze di persone che la guerra l’hanno vissuta davvero. Inoltre raccoglieremo fondi per progetti in Italia, qui a Bergamo, e anche in Etiopia, Eritrea e Siria. Poi quando tutto sarà finito, puliremo la piazza. Sarà un momento di condivisione forte, ma anche un tentativo di parlare a chi non la pensa come noi e magari giudica male la cosa.

Cinismo a parte, mi sembra che negli ultimi anni si sia tentato di svuotare il significato della parola pace, sino all’ambigua definizione di “missioni di pace”.
Anche noi abbiamo avuto questa percezione. Soprattutto incontrando i giovani nelle scuole. La pace sembra una cosa che non interessa a nessuno. Non è un tema di moda ma non può essere superato. Perché le guerre ci sono e uccidono le persone. Ma anche perché ognuno di noi ha bisogno di realizzare la pace nella sua quotidianità. Non si può pensare alla pace a livello globale se nel nostro metro quadrato non creiamo armonia e solidarietà. È faticoso e ci vuole costanza, ma non possiamo evitarlo.

(i ragazzi di Felicizia)

Alla Marcia parteciperanno anche i ragazzi di Felicizia.
Felicizia è un’esperienza dell’Arsenale della Pace. Ospita in un edificio in zona Porta Palazzo a Torino più di duecento bambini che hanno bisogno di accoglienza. Bambini di molte nazionalità che vivono insieme e imparano fin da piccoli la convivenza fra culture differenti. Con la speranza che crescendo mantengano questa idea di mondo. Un’idea necessaria visto quanto sta accadendo.

Anche Mattarella è andato a visitare Felicizia più volte…
Sì, e gli abbiamo chiesto di rispettarne le regole. Ad esempio l’impegno a sorridere se la persona accanto ti sorride.

Per voi pace, insomma, è un concetto esteso. Tanto che avete invitato a portare la loro testimonianza anche Anna Magri e Maria Caccioppoli che lottano nella Terra dei Fuochi.
La pace non ha a che fare solo con le armi, anche se l’attenzione di questa edizione sarà per questo tipo di guerra. Ma la pace manca anche là dove ci sono dei problemi gravi, come quelli per l’ambiente. O la corruzione: a parlare abbiamo chiamato Andrea Franzoso (ex funzionario delle Ferrovie Nord, ha denunciato il presidente della società per truffa e peculato dopo aver scoperto un giro di spese pazze, ndr). Vogliamo dare ai giovani degli spunti su cui riflettere, dando alla parola pace un significato più ampio.

(il Sermig di Bonate Sopra)

Prima dicevi che al termine della Marcia pulirete tutto. È un’altra testimonianza di come ai giovani stia a cuore la tematica ambientale…
Penso che rientri sempre nella responsabilità di prendersi cura di chi e cosa abbiamo intorno. È un problema se non lo facciamo. Poi ci sono fenomeni come i cambiamenti climatici che generano le migrazioni climatiche e anche le guerre, per l’acqua ad esempio. Non bisogna essere supereroi per portare la pace, bastano piccoli gesti che magari come tutte le cose belle non fanno notizia. Anche due anni fa a Padova pulimmo tutto, ma nessuno ne parlò. Ora la sensibilità forse sta cambiando. Posso dire una cosa per finire?

Certo.
Abbiamo lavorato molto, come Sermig di Bonate, per portare l’Appuntamento a Bergamo. Ce l’abbiamo fatta e ne siamo molto felici.

https://www.giovanipace.org/

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