11 anni di Druso: lunga vita alla musica live

Sabato la festa per il concerto (dei Columbia, tributo agli Oasis) numero 2.136 del locale guidato dalla famiglia Drusin che si conferma la scatola magica della musica dal vivo a Bergamo

Oltre duemila concerti in undici anni: 11 anni di musica dal vivo, 11 anni di concerti di ogni tipo nonostante le difficoltà di coniugare le esigenze economiche – di un locale – con le ambizioni artistiche – del pubblico. Sabato 24 novembre il Druso di Ranica festeggia il suo undicesimo compleanno con una serata in compagnia dei Columbia, i «nostrani» fratelli Gallagher: sarà una vera e propria festa in stile anni Novanta, con tanto di estrazione di un buono di 200 euro per un viaggio a Manchester, la città degli Oasis, e che durerà fino a tardi (il Druso chiude sempre alle 4) in mezzo al silenzio della notte e delle industrie e dei campi tra Ranica e Gorle. Qui, in via Locatelli, da tre anni ormai il Druso ha trovato una nuova casa, sempre più grande come le ambizioni di David Drusin, ex giocatore di basket e titolare insieme alla moglie Marilena Avogadri e dalla figlia di lei Stefania Tiburzi del locale che già da quando era un piccolo bar in via Carnovali, poi club a Redona, si conferma essere la scatola magica della musica dal vivo a Bergamo.

«Siamo arrivati a 2.130 concerti – sorride David – e abbiamo ospitato artisti di ogni genere, da Sergio Caputo a Ian Paice, da Tommy Emannuel a Peter Hook. Il top l’abbiamo raggiunto nel 2014 quando abbiamo ospitato Paul Kantner, fondatore dei Jefferson Airplane, nella sua ultima esibizione in Italia. La stagione scorsa abbiamo avuto artisti come Steve Gadd, Blixa Bargeld, Dodi Battaglia, gli Skid Row ed Ermal Meta, mentre quest’anno Glenn Hughes dei Deep Purple, Carl Palmer, arriveranno Al di Meola, i Goblin e molti altri che non possiamo ancora annunciare». Futuro a parte, il presente parla chiaro e insieme a David abbiamo voluto ripercorrere i cinque concerti che, a vario titolo, ne hanno segnato la storia (senza contare le tante serate di musica indie e quelle con «made in Bergamo»).

I cinque concerti che hanno fatto la storia del Druso

1) Tommy Emmanuel, aprile 2010

Si aspettava di suonare al Blue Note e invece capitò al Druso di Redona, non senza incorrere nei disagi aerei di quel periodo causati dall’eruzione del vulcano islandese che portarono il volo del chitarrista australiano ad arrivare con quattro ore di ritardo. Poco importa. Ispirato dagli inequivocabili segnali di orientamento beatlesiano sparsi lungo le pareti del locale, ai tempi in quel di Redona, Emmanuel ha raccolto l’assist inserendo in scaletta alcuni brani dei Fab Four, come «Here comes the sun», «Michelle» e il medley «Day tripper/Lady Madonna».

L’apertura è stata affidata a due chitarristi elettrici, che per la prima volta e abbastanza casualmente si sono ritrovati insieme sul palco: Guthrie Govan e Dave Kilminster, due session men inglesi che negli anni hanno suonato insieme ad artisti del calibro di David Gilmour, Keith Emerson e Carl Palmer. I due, in Italia proprio per vedere dal vivo Tommy Emmanuel, dall’iniziale ruolo di spettatori sono passati a quello di annunciato duo spalla del maestro il giorno precedente l’esibizione a Bergamo, dopo che era saltato il gruppo di apertura. Tra l’imbarazzato e il divertito, i due hanno dato vita ad un’improvvisazione molto più vicina alla fusion e al jazz che al rock, pur non risparmiando citazioni di Extreme, Led Zeppelin o Stevie Wonder. Unica pecca il bis negato dal manager di Emmanuel, mostratosi poco rispettoso nei confronti del locale e, soprattutto, del pubblico.

2) Maratona «Salva Druso», luglio 2013

Dieci mila euro per salvare il Druso. Un bel gruzzolo e così la maratona «Salva Druso» andata in scena per una settimana intera agli inizi di luglio del 2013 raggiungeva un traguardo importante: grazie al contributo di mille sottoscrittori, il locale, ai tempi a Redona, poteva riaprire i battenti, per una nuova stagione di musica nell’attuale location di Ranica. Altissima l’adesione tra i musicisti che avevano transitato negli anni precedenti sul palco del Druso e che si sono esibiti per sposarne la causa.

Dalle tribute band di Lucio Battisti, Alanis  Morrisette e Abba al concerto dei Rusties, dal jazz di Tino Tracanna e Roger Rota all’indie rock degli Aderenza Migliorata, fino al bluesman Roby Zonca e ai Midnight Breakfast. Ad aprire la maratona c’erano anche i Diaframma, band di Firenze che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta ha incarnato la fase pionieristica della dark-wave italiana. Una band molto vicina al Druso tant’è che Federico Fiumani, cantante, chitarrista e autore, l’unico rimasto della formazione originaria dei Diaframma, ha deciso di esibirsi senza compenso. 

3) Jefferson Starship, ottobre 2014

Al Druso sono transitati anche i Jefferson Starship del leggendario Paul Kantner. Era ottobre del 2014 e il gruppo californiano sbarcava a Bergamo per la prima volta con il suo bagaglio di rock psichedelico, esibendo con orgoglio la bandiera dell’estate d’amore, quella «Summer of Love» che nel ’65-’66 connotò la generazione dei figli dei fiori. Kanter è stato, infatti, tra i maggiori protagonisti della psichedelia rock degli anni ’60, espressione musicale del lisergismo della Beat Generation nella San Francisco che era il fulcro del movimento letterario. Leggendaria l’esibizione al mattino presto sul palco del festival del 1969. Da Woostock al Druso il passo è stato breve: un concerto memorabile e non solo perché sul palco del locale, allora ancora a Redona, si esibiva un pezzo della storia del rock, con la memoria che risale la china sino agli anni Sessanta e Settanta, ai Jefferson Airplane, a un certo rock psichedelico americano che ha collocato Paul Kantner tra i miti inossidabili del secolo scorso. Quella del Druso, infatti, fu la sua ultima data italiana prima di morire, pochi mesi dopo, nella sua città, San Francisco, per i postumi di un attacco cardiaco. 

4) Billy Cobham, maggio 2015

Che le quotazioni della fusion music, quel crossover energetico e bulimico che sembrava destinato a diventare il verbo dominante del jazz di fine secolo, erano in calo non era dato saperlo quel giorno. E così quello che doveva essere Il concerto della stagione, con la I maiuscola, si è rivelato un mezzo flop. Solo 80 paganti. Correva l’anno 2015 e a Redona il Druso ospitava il batterista panamense Billy Cobham, uno dei padri indiscussi del jazz fusion. Classe 1944, l’energia di Cobham abbinata a un’originale intonazione dei tom e all’immancabile gioco della doppia cassa hanno reso il suo «caribbean jazz fusion» una scuola di pensiero per molti batteristi. Se l’attesa, quindi, era tanta, non è mancata la delusione per un’affluenza ben inferiore alle aspettative. «Mi ha salutato ricordandomi che da 50 anni non si esibiva davanti a così poca gente – ricorda Drusin -. Per fortuna ha deciso di farmi lo sconto sul cachet». 

5) The Giornalisti, febbraio 2015

«Signore e signori è con immenso piacere che vi presentiamo i TheGiornalisti!»: l’invito dell’evento Facebook dedicato al concerto della band romana guidata da Tommaso Paradiso suona davvero ironico se si pensa che da due anni a questa parte i The Giornalisti sono diventati il nuovo fenomeno di massa del pop italiano, capaci di riempire anche gli stadi. Fa sorridere ancora di più il fatto che i partecipanti all’evento (che costava solo 5 euro) erano 95 e che, di fatto, il giorno del concerto non si è andati  oltre i 60 paganti.

«Ricordo che sono arrivati con un Ducato con la scritta “The Furgone” e prima del soundcheck si sono messi a giocare a pallone nel cortile – racconta David – Quando poi hanno esordito con una canzone di Venditti mi sono chiesto: ma questi qui dove vogliono arrivare?». 

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